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martedì, 5 maggio, 2015

Le bugie sui migranti spacciate per verità

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Una famiglia di migranti salvata al largo delle coste siciliane

Ad eccezione degli schiavi imbarcati sulle negriere, deportati comunque contro la loro volontà, non ho ricordo di intere popolazioni africane emigrate negli ultimi secoli dalla loro terra natia? Ma perché ora, tutto ad un tratto, dei barconi, progettati e costruiti per pescare o per commerciare al di là delle nostre coste, vengono usati per far scappare interi gruppi di persone? Ma cosa è successo in questi anni? Perché i mezzi di informazione danno solo un orientamento “pietista” alla gente senza approfondire il problema?
Piano piano si sta confezionando una gigantesca balla, propinata a mo’ di ritornello dal politico o dall’opinionista di turno, per far accettare la presenza dei poveri migranti costretti ad arrivare in Europa dal loro paese ormai privo di risorse. La storia sembra superare nella misura quella della creazione del mondo in sette giorni, quella dell’uomo a immagine e somiglianza di Dio, quella del Paradiso dopo la morte, quella del mare che si è aperto per raggiungere la terra promessa, quella dei soldi di proprietà del Popolo, quella dei sei milioni di morti nelle camere a gas e quella degli UFO avvistati in America. Per caso, ma sempre per caso, …  si scopre che la cucina di confezionamento della storiella, assurda come tutte le altre se analizzata con logica scientifico ragionieristica, ma estremamente suggestiva e condizionante per come è impostata e per il ritmo martellante con cui viene propinata, è sempre la stessa. Tutto parte dai soliti potentati internazionali che anche questa volta appaiono gli unici veri responsabili occulti, e quei migranti sono il risultato dei loro spudorati interessi nelle zone “povere” del pianeta.
Ma la prova del nove per sbugiardare i soliti ignoti esiste. Basta applicare ad ogni questione apparentemente incomprensibile la massima in dialetto insubre che recita “Par i daneè .. anca l’aqua dal Tisin la và indreè!” … e tutto comincerà ad avere un senso. Ossia … se per convenienza anche l’acqua del Ticino sarebbe disposta ad andare in salita … figuriamoci se per lo stesso motivo chi ha fatto dell’interesse finanziario l’unica ragione di vita non sarebbe disposto a sbattere sulle coste di una zona continentale già in crisi milioni di disperati, evitando di dare soluzione al problema, scaricando il prezzo da pagare alle popolazioni coinvolte e senza la preoccupazione di aver arrecato solo tensione e conseguente miseria. Pur ammettendo per ipotesi che sia cosa buona e giusta dare asilo alle migliaia di migranti che sbarcano (e che annegano) sulle nostre coste, cosa sarà servito tutto ciò alla risoluzione della povertà nel mondo, coinvolgente miliardi di persone, se non per ostentare una bella lavata di faccia e di coscienza? Certo, per la legge di Murphy conta più un grammo d’immagine che un chilo di fatti, ma perseverando solo con quella prima o poi qualcuno di quelli in alto farà la fine del Prina, perché i Popoli Europei stanno raggiungendo il livello di esasperazione. Spiacerebbe che tale fine toccasse solo all’ultimo coglione di turno, sicuramente ignaro dell’inghippo e dello scaricabarile ordito alle sue spalle.
Prima di affrontare l’analisi delle statistiche abilmente diffuse separatamente, partiamo dalle posizioni iniziali.
Tutti sanno che in Italia i primi emigranti africani sono stati i marocchini, quelli che facevano i vu cumprà vendendo vestiario a basso costo casa per casa, arrivati in tutte e due le etnie e provenienti da due posti ben distinti. I berberi delle montagne erano parenti dei goumiers che sotto i francesi hanno conquistato Montecassino nel 1944, sfondando il fronte in Italia, e gli arabi provenivano quasi tutti da Kouribga, la più grande zona estrattiva di fosfati del mondo, gestita sempre da multinazionali francesi. Ma come tutti sanno i berberi non hanno in genere problemi finanziari, dato che sono abili commercianti che hanno mediamente un tenore di vita abbastanza alto, mentre, caso ancora più strano, gli arabi sono originari di un posto che fa lavorare mezza Africa. Un attivista politico marocchino, di idee nazionaliste e terzomondiste, il matematico Ben Barka, ha affontato decisamente il problema di Kouribga, arrivando a pretendere negli anni cinquanta e sessanta la piena occupazione dei residenti nelle miniere a cui dovevano andare le royalties. Il risultato fu, per la questione di Kouribga e per altre idee non troppo collimanti all’espansione neocolonialista francese e di altri gruppi di potere mondiale, che Ben Barka venne esiliato, condannato a morte in contumacia ed eliminato atrocemente nel 1965 (sciolto nell’acido) dai servizi segreti francesi e marocchini. Chi lo fece uccidere rivestì, prima e dopo, alte cariche in Francia e in Marocco.
Solo il quaranta per cento delle famiglie di Kouribga ha un suo componente assunto nelle miniere, che in genere viene sostituito, ma solo alla sua pensione, da un altro membro di famiglia. Kouribga è un centro di conferenze interafricane e di organizzazioni internazionali per il problema dell’emigrazione, ma è piena di lavoranti stranieri ed i suoi abitanti vanno a fare umili lavori all’estero perché faticano a trovare un posto di lavoro in città. Assurdo!
A mio parere Kouribga è stato uno dei progetti pilota per l’applicazione su vasta scala della politica di sfruttamento delle risorse del continente nero: 1) Si acquistano con la complicità dei politici locali interi territori al fine di creare giganteschi impianti estrattivi o latifondi agricoli vietati in altre parti del mondo. 2) Si creano attorno agli insediamenti un reticolo di organizzazioni internazionali “finte assistenziali” con l’unico scopo di dare conforto allo “sfratto umanitario”. 3) Si buttano fuori da questi insediamenti con le buone, con false promesse, … o con le cattive assoldando gruppi di mercenari … le popolazioni che da millenni abitavano in quei luoghi. 4) Si assumono negli insediamenti solo lavoranti stranieri, facilmente sostituibili e che non contestano il progetto di sfruttamento o l’inquinamento di quelle terre. 5) Con il misero ricavato degli espropri si pagano gli scafisti per portare i disperati in altri continenti sotto l’ala protettrice delle stesse organizzazioni finte umanitarie che, a scanso di inconvenienti, hanno provveduto ad infiltrare i loro adepti in molti posti di potere nelle Nazioni di destinazione.
Fantapolitica! Nossignore, basti guardare il mestiere della Boldrini e della Bonino, ambedue finte comuniste di famiglia ultrabenestante, Presidente della Camera una, eletta in una lista non rappresentata in gruppo autonomo, ex Ministro degli Esteri per due anni l’altra con lo 0,2 per cento dei voti! Sia quella col nonno direttore generale dell’Eni, sia quell’altra, unica donna conferenziera negli stessi gruppi massonici in cui erano emeriti iscritti Monti e Letta (Bildemberg, Trilateral, Aspen Inst.), han fatto per decenni le fancazziste a spese del contribuente nelle stesse organizzazioni umanitarie che ora proteggono i barconi dei migranti. Guardiamo anche chi è la Kyenge, l’ex Ministro con cittadinanza italiana acquisita ma di origine congolese, laureata all’estero assieme ai suoi 38 fratelli, tutti occupati in posizioni di rilievo: è figlia di un minatore o di un latifondista e potentissimo politico in Congo?
Notiamo finalmente i poco pubblicizzati luoghi di origine dei migranti africani, che come per i marocchini di kouribga, non arrivano da zone povere, ma da territori a povertà costruita al fine dello sfruttamento, alimentando anche interventi militari atti a far sloggiare i locali. Ad esempio: Algeria (gas, petrolio), Congo e Zambia (oro, coltan, cobalto, diamanti), Marocco (fosfati), Nigeria (petrolio), Egitto e Libia (petrolio), Sierra Leone (titanio).
Paesi di una bellezza naturale immensa che potrebbero vivere tranquillamente solo con l’apporto del turismo.

Altra cosa: vero che le leggi del mare obbligano a dare aiuto ai naufraghi, a salvarli ed a rifocillarli. Ma un migrante che parte su una bagnarola irregolare e mal galleggiante è un naufrago? Oppure è un clandestino al pari di quello che cerca di scavalcare una rete di frontiera terrestre senza permesso? Una Nazione ha il diritto di difendere le sue frontiere, indipendentemente dalle chiacchiere dell’ONU o di qualcun altro.
Il migrante che arriva su un barcone irregolare è un clandestino. Punto e basta. E come tale deve essere trattato:
a) Arpionatura del barcone di clandestini. b) Traino del barcone fino alle coste di presumibile partenza e suo posizionamento in secca per favorire la discesa degli occupanti, con rimorchiatori scortati da naviglio militare pronto all’esigenza ad aprire il fuoco. c) Distruzione in loco del barcone per impedire il suo riutilizzo. d) Arresto, condanna e/o condanna in contumacia di tutti i responsabili identificati con detenzione nei loro paesi di origine (equipaggio, armatori, finanziatori e spalleggianti vari, ivi compresi i responsabili delle organizzazioni che hanno favorito l’operazione). e) Richiesta di rimborso in solido delle spese sostenute a tutte le persone ed a tutte le organizzazioni favorenti tale tipo di immigrazione. f) Schedatura, interdizione decennale ed immediato rimpatrio “continentale”, ossia in un qualsiasi luogo del continente di origine, per quelli sbarcati. g) Asilo in un campo posto su un’isola ai soli esattamente identificati come ricercati o condannati per reati di politici o di opinione.
Quando il buonista di turno vaglierà la possibilità, anche remota, che possano essere intaccate le sue personali finanze a fronte di certe prese di posizione, di sicuro starà finalmente zitto e si farà gli affari suoi. In caso contrario gli verrà affidato in cura a sue spese un migrante appena sbarcato, o, a sua scelta, la permanenza nel proprio cortile di una roulotte con una decina di zingari. Egli potrà finalmente dimostrare una volta per tutte che non è solo un chiacchierone ed un politicante, ma un vero paladino, nato per la difesa dei deboli e degli oppressi.
Con la diffusione di queste notizie, si spera che si comincerà a comprendere le vere intenzioni di chi si muove nascosto dai pietisti e si potrà finalmente contrastare anche ideologicamente il fenomeno degli spostamenti delle masse senza farsi scrupoli e senza paura di essere tacciati come xenofobi per aver condiviso il rimpatrio di qualche persona, contro ciò che sta causando il grave danno della distruzione delle economie di intere Nazioni, della loro cultura e della loro identità, e contro gli interessi di quei gruppi che di scrupoli non se ne sono fatti mai.
Ribellandoci non daremo al grande Marcantonio Bragadin, estremo difensore del Sacro Suolo della Patria, altro motivo di rivoltarsi nella tomba.

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