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martedì, 6 ottobre, 2015

I macchiaioli: una rivoluzione d’arte

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“I Macchiaioli”, il più grande movimento riformatore della pittura italiana della seconda metà dell’Ottocento nacque in Toscana, in via Cavour a Firenze, al Caffè Michelangelo. Il civico 21 della strada della città gigliata  fino al 1920 circa fu un luogo di animatissime discussioni sia d’ordine artistico che politico, un sodalizio d’artisti, quasi tutti toscani, che dopo il 1860 contesta vivacemente il panorama artistico italiano, contribuendo in modo decisivo al rinnovamento dell’estetica pittorica tradizionale.

Il fermento macchiaiolo nacque, gemellato con gli Impressionisti francesi, montato dallo spirito ribelle di un gruppo di studenti  della vicina Accademia di San Marco. I giovani dissidenti avversavano il sistema accademico in voga, con la volontà di dipingere il senso del vero.

Pavia sotto le austere volte delle Scuderie del Castello Visconteo ricorda questo movimento con una bellissima rassegna: “I Macchiaioli, una rivoluzione d’arte al Caffè Michelangelo”. La rassegna è in cartellone dal 19 settembre al 20 dicembre 2015, con a latere il “63°Autumnno Pavese, Happy New Eat” (25 – 28 settembre).

Ideata, prodotta e organizzata da ViDi in collaborazione con il Comune di Pavia e curata da Simona Bartolena insieme a Susanna Zatti, direttrice dei Musei Civici della città longobarda, la mostra, supportata da un esauriente catalogo Skira,  è  completa e da non perdere.

“Il nome macchiaioli, usato per la prima volta in senso dispregiativo dalla critica – si legge nel catalogo – viene successivamente adottato dal gruppo stesso in quanto incarna perfettamente la filosofia delle loro opere”. Si davano qui convegno Silvestro Lega, Giovanni Fattori, Telemaco Signorini, Odoardo Borrani, Adriano Cecioni, Diego Martelli, Angiolo Tricca, Eugenio Prati ecc. Il Cecioni dipinse anche un quadro che ritraeva l’interno del Caffè.

Obiettivo dell’esposizione è quello di indagare i protagonisti e l’evoluzione di questa importante rivoluzione, fondamentale per la nascita della pittura moderna italiana.

Il percorso presenta oltre settanta opere provenienti da prestigiose sedi museali italiane e collezioni private, firmate dai maggiori esponenti del movimento: Telemaco Signorini, Giovanni Fattori, Giuseppe Abbati, Silvestro Lega, Vincenzo Cabianca, Vito D’Ancona, Raffaello Sernesi, Odoardo Borrani e altri.

Ad accogliere virtualmente i visitatori lungo le sale è Signorini, uno dei principali protagonisti del gruppo. Il pittore toscano con audio guida,  attraverso un suggestivo racconto, “accompagna” i visitatori alla visione dei lavori esposti e della quotidianità della vita al Caffè. Tra il ricordo di uno scherzo goliardico e l’emozione della scoperta di un’opera di Degas, tra l’esperienza a Barbizon e un pomeriggio a Montemurlo, si dipana un racconto che fà rivivere un ventennio d’oro dell’arte nazionale. Un modo di narrare la vicenda poco consueto che immerge il riguardante in un momento storico e culturale molto vivace, da cui emergono i fermenti di rivolta di questi nuovi pittori, insieme alle loro forti personalità artistiche ed umane.

L’ultima sala è dedicata alle nuove generazioni che frequentarono il Michelangelo, indagando il Caffè fino alle fasi più tarde della sua storia per arrivare all’eredità del movimento macchiaiolo con opere di Federico Zandomeneghi, Giovanni Boldini, Giuseppe De Nittis, artisti che, formatisi sulla lezione macchiaiola, hanno scelto poi altre strade, trovando a Parigi la celebrità.

La mostra  inoltre sottolinea le novità tecniche introdotte dai pittori del gruppo, i numerosi punti di contatto con la realtà artistica europea, in particolare quella francese, e con quella del resto della penisola.

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