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domenica, 4 ottobre, 2015

Serbia-Russia. Palalic: Belgrado, il ponte di una Nuova Europa

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Nel complesso panorama politico della Serbia, nazione-chiave per l’assetto definitivo dei Balcani, prosegue a consolidarsi la presenza del Partito del Popolo Serbo, presieduto da Nenad Popovic e diretto, quale segretario generale, da Jovan Palalic, già ai vertici del partito dell’ex presidente e premier Vojislav Kostunica dell’era post-Milosevic e parlamentare per più legislature.

Il partito nazionalista di Popovic e Palalic – fortemente legato a “Russia Unita”, il partito del presidente russo Vladimir Putin – è ormai attivo su gran parte del territorio serbo con una settantina di sezioni locali e punta a rinsaldare una politica non allineata ai desiderata della Nato e dell’Ue, rivendicando l’indipendenza nazionale serba, la reintegrazione della provincia del Kosovo Metohija al corpus della nazione, un ripristino di politiche di giustizia sociale diffusa, un equo blocco dei flussi migratori che rischiano di affondare un Paese che, come eredità delle guerre jugoslave, già ospita centinaia di migliaia di profughi.

Fiore all’occhiello del Srpska Narodna Partija è naturalmente una politica di stretta collaborazione con la Russia, con la quale condivide gran parte delle linee di politica internazionale, economia e sociale – ad esempio l’intervento militare a fianco del presidente siriano Bashar el Assad (il Partito del Popolo Serbo dichiara di  sostenere l’intervento russo in Siria, perché il primo nemico è l’ISIS-Daesh. E un effetto devastante è la mancanza di controlli sull’immigrazione: la stampa riporta che già oltre 3000 terroristi sono passati attraverso la Serbia nell’Europa occidentale. E le fonti di informazione russe lo confermano), la costruzione del nuovo gasdotto russo trasbalcanico con terminali per tutta la penisola fino ad Austria e Italia (Monfalcone), il fermo dell’immigrazione extra-europea, il ritorno a dignitose politiche demografiche, di rispetto delle differenze di genere e di decoro dell’istituzione famiglia.

In questi giorni, tra Belgrado e Roma, (dove si è recato per una serie di appuntamenti politici bilaterali con colloqui, in particolare, con il capogruppo della Lega Giancarlo Giorgetti e la coordinatrice di Forza Italia per il Trentino Alto Adige Michaela Biancofiore) abbiamo più volte avuto modo di trattare con Jovan Palalic delle prospettive particolari del suo partito in Serbia e più in generale della situazione politica internazionale.

Ecco in breve la panoramica del suo pensiero.

Sulle sue relazioni in Italia, Palalic, 44 anni e già eletto per 5 volte al Parlamento di Belgrado – dopo aver ricordato che un incontro con un rappresentante del gruppo parlamentare Pd sia purtroppo saltato per contrattempi intervenuti in extremis – ha tenuto a precisare la positività “pur nelle differenze di posizioni” dei colloqui avuti con Lega e Forza Italia, colloqui “per rafforzare la collaborazione e la solidarietà tra Serbia e Italia, due Nazioni storicamente amiche”, tra le quali sono “necessari una collaborazione e un rafforzamento soprattutto dei rapporti economici, con possibili investimenti italiani nel nostro Paese, attualmente più che agevolati (ad esempio per ogni posto di lavoro in Serbia vengono concessi aiuti pubblici fino a 20.000 euro pro-capite e la tassazione sui redditi è mediamente del 15% annuo) anche nel quadro della funzione-ponte di Belgrado con il mercato russo”.

Ricordati gli stretti legami con la Russia di Putin e il notevole potere contrattuale del suo partito (lo stesso presidente del SNP, Popovic, è sempre in Russia),  Palalic ha messo in rilievo come il suo partito siaeuroscettico”  e come la Serbia abbia “un accordo di libero scambio con la Russia che per noi è molto importante e non vogliamo perderlo. Ovviamente il mio partito è contro le sanzioni alla Russia”.  Ma ciò non toglie, ha sottolineato,  “l’ottima considerazione che in Serbia si nutre verso l’Italia, sempre “considerata un Paese molto importante”, nonostante la sua appartenenza ad un’Unione Europea ostile alle politiche indipendenti degli Stati nazionali.

La posizione del SNP in politica internazionale è radicalmente avversa a quella del “partito progressista”, di centrodestra, al governo di Belgrado e guidato dal presidente Tomislav Nikolic e dal premier Aleksandar Vucic.

Il partito progressista governativo – una sorta di replica serba dell’ex Alleanza Nazionale italiana, con in particolare Vucic nelle vesti di un Fini – pur scissione del partito radicale nazionalista di Vojislav Seselj, fieramente anti-Occidente, sta infatti conducendo, a Belgrado, una “politica dei due forni”, accettando da una parte i legami con Mosca ma, contemporaneamente, dall’altra, tessendo legami con l’Ue e la Casa Bianca.  Non a caso appena alla fine di questo settembre Vucic è stato in visita ufficiale di tre giorni negli Usa, dove ha incontrato il segretario di Stato John Kerry e il vicepresidente Usa Joe Biden, al termine della quale ha diffuso comunicati stampa entusiastici circa le opportunità di futuri sviluppi nella cooperazione con Washington.

Il SNP di Popovic e Palalic, dopo il naufragio del DSS, il partito democratico serbo di Kostunica nelle elezioni del 2014, si è lanciato con grande entusiasmo in questa nuova avventura: “il Partito del Popolo Serbo – sottolinea Palalic – è una formazione politica nazional-democratica. Siamo convinti che l’ingresso nell’Unione Europea sia contrario agli interessi economici Serbi, quindi ci poniamo all’opposizione rispetto all’attuale governo Vucic”. Un Vucic convertitosi, sembra, anche a una prossima adesione alla Nato, proprio l’organizzazione militare occidentale autrice dei feroci bombardamenti del 1999 contro Belgrado e della predazione, in favore degli albanesi kosovari, della provincia storica serba del Kosovo-Metohija. Una politica “dei due forni” assai ambigua, visto che con la Russia la Serbia ha stretto profondi legami di mutua assistenza anche di sicurezza nazionale (la base russa a Nis, seconda città serba, a poco più di cento chilometri dal “compound” Usa Blondsteel insediato in Kosovo, è la più importante dei Balcani) e che lo stesso presidente serbo Nikolic è stato richiamato ai doveri di mutua amicizia personalmente dal presidente russo Putin nella più recente visita ufficiale a Belgrado.

Jovan Palalic ha più volte messo in rilievo come il suo partito sia in rapida ascesa soprattutto perché rispecchia i valori di quella che lo stesso Palalic dichiara “la Serbia profonda”: “Il nostro blocco sociale è infatti, dichiara, la grande massa dei nostri concittadini che lavora e produce, ama la propria Patria, vuole conservare i nostri valori nazionali e religiosi e non viene tutelata dagli attuali partiti principali. Alle prossime elezioni amministrative del 2016, verificheremo comunque la nostra consistenza. I sondaggi, oggi, ci premiano e contiamo di collocarci ampiamente sopra la soglia di sbarramento” (5% n.d.r.).

Palalic riassume così il suo pensiero: “La nostra stella polare è l’interesse nazionale serbo. Noi diciamo: mettiamo sul piatto della bilancia i pro e i contro del nostro ingresso nell’Unione Europea e i contro sono molti: non comprendiamo dove stia andando questa Europa. La crisi dell’euro e l’emergenza immigrati ci mostrano un Unione Europea divisa, lacerata da interessi contrapposti, senza una linea comune: aderire in questo momento sarebbe un salto nel buio. Di questi tempi, d’altra parte, una grave crisi sta colpendo la Serbia perché il governo, su pressione dei guru di Bruxelles, sta applicando misure di austerità  a danno di piccole e medie imprese ed il mio partito è contro questa politica economica.

Tra l’altro noi abbiamo il dovere di difendere i nostri agricoltori, che subirebbero una forte concorrenza dagli altri produttori mediterranei in caso di adesione. Soprattutto, riteniamo deleterio per la nostra economia nazionale rinunciare all’accordo di libero scambio commerciale che attualmente abbiamo con Mosca. La Serbia è Europa – come d’altra parte la stessa Russia, anche se in Occidente si fa fatica addirittura ad ammetterlo. Comunque noi vogliamo collaborare strettamente con l’Europa Occidentale. Questo però non nel quadro di un’adesione all’Ue, ma attraverso accordi bilaterali con l’Italia, la Germania e la Francia, ad esempio. Il SNP non è contro l’Europa, ma contro questa Unione Europea, che, tra l’altro, non ha sempre un atteggiamento amichevole nei nostri confronti, anzi… Ad esempio in queste settimane di emergenza immigrati, Croazia e Ungheria hanno chiuso le frontiere con la Serbia, interrompendo unilateralmente i trattati di libera circolazione, non solo per i profughi, ma anche per i cittadini serbi. Nel frattempo il nostro paese è al collasso per la presenza di migliaia di stranieri che noi abbiamo accolto, ma che non vogliono rimanere sul nostro territorio. Inoltre a breve attendiamo una nuova grande ondata di immigrati dalla Macedonia e dalla Grecia. Secondo il Partito Popolare Serbo l’unica soluzione per difenderci e difendere la legalità è costruire un muro al confine con la Macedonia, come stanno facendo gli altri paesi e derogando dalle disposizioni che ci ha imposto Bruxelles.

E’ anche per questo che crediamo sia fondamentale per noi preservare il nostro privilegiato rapporto con la Russia, con la quale siamo uniti dall’antico senso di fratellanza slava ed ortodossa. Ed è anche per questo che, nei nostri rapporti inter-europei, privilegiamo quelle forze politiche come la Lega italiana di Matteo Salvini e il Front National francese di Marine Le Pen. Non a caso, molto di recente, ho avuto a Belgrado un lungo colloquio con il parlamentare europeo del Front Aymeric Chauprade”.

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