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mercoledì, 29 luglio, 2015

La difesa dei marò affidata a due avvocati britannici

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Si apprende che la difesa dei Marò presso il Tribunale del mare di Amburgo viene affidata a due avvocati/giuristi inglesi. Per il nostro Ministero degli Esteri, dunque, in Italia non sembrano esserci professionisti all’altezza della situazione. Finora si sapeva solo del Sir Daniel Bethlehem, ma almeno una partecipazione dell’Italia (magari di seconda schiera) era desiderabile. Dunque, l’Italia “patria del diritto” si sclassifica anche culturalmente in questo campo. Prima di addivenire del giudizio del Tribunale del mare, peraltro, l’Italia, anche in relazione allo “spirito” della Convenzione di Montego Bay (vedi art. 94.7) sarebbe stato opportuno fosse stato applicato quanto indicato, sia pure per l’Alto mare, dalla suddetta Convenzione: “Lo stato di bandiera e l’altro Stato cooperano allo svolgimento di inchieste aperte da quest’ultimo su uno qualunque di tali incidenti”(1) . Purtroppo questo tentativo non è stato fatto. Per di più, il gesto di non voler restituire all’India i Marò, a cui l’India aveva concessa una licenza, non è stato certo un gesto amichevole nei riguardi di quel Paese.
Auguriamoci che questi precedenti non influiscano negativamente sull’arbitrato e che anche giuristi italiani siano chiamati ad esprimere il loro parere.

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(1) Art. 94.7 della Convenzione di Montego Bay (UNCLOS):
Ogni Stato apre un’inchiesta che sarà condotta da o davanti una o più persone debitamente qualificate, su ogni incidente in mare o di navigazione nell’alto mare, che abbia coinvolto una nave battente la sua bandiera e abbia causato la morte o lesioni gravi a cittadini di un altro Stato, oppure abbia provocato danni seri a navi o installazioni di un altro Stato o all’ambiente marino. Lo Stato di bandiera e l’altro Stato cooperano allo svolgimento di inchieste aperte da quest’ultimo su uno qualunque di tali incidenti.

N.d.R. – La scelta del sir Daniel Bethlehem appare, tra l’altro,  alquanto discutibile. L’avvocato naturalizzato britannico è considerato dalle istituzioni londinesi esperto nelle questioni del Vicino Oriente (e particolarmente un sostenitore dell’agenda neo-con pro-israeliana: non a caso Bethlehem è giunto all’attenzione dell’opinione pubblica per la sua dichiarazione – un “parere giurisprudenziale” quale consigliere del governo di Tel Aviv di fronte alla Corte di giustizia internazionale, sic… –  sulla “legalità internazionale” del Muro che Israele ha eretto per la sua teorica “sicurezza” e che taglia comunicazioni, risorse idriche e terre anche di insediamento arabo tra l’entità sionista e la Palestina. Quale possa essere la sua esperienza negli affari e nei contenziosi tra Occidente e India (che, si noti, è attualmente guidata da un governo nazionalista niente affatto cultore di ottime relazioni con la Gran Bretagna in particolare) resta un mistero. (L.M.)

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