mercoledì, 29 luglio, 2015

Capitale fittizio e teatro dei burattini

I cronisti economici riferiscono che gli indici azionari di Wall Street volano sempre più in alto, raggiungendo i massimi livelli storici, trascinati dalle persistenti attività speculative in borsa, in seguito all’acquisto pubblico di titoli tossici, i famigerati “derivati”, da parte delle banche d’affari private, che consente profitti colossali, pari all’intero PIL degli USA. È, dunque, più che lecito chiedersi se sia conveniente e razionale un simile sistema economico in cui la gente non ha più nemmeno “gli occhi per piangere”, mentre crescono a dismisura i profitti derivanti dalle speculazioni nelle borse finanziarie e dall’emissione di “titoli spazzatura”, mentre i prezzi al dettaglio (dai generi alimentari all’abbigliamento) tendono a gonfiarsi ogni giorno di più. A dispetto persino della logica e della legge elementare che regola i rapporti tra la domanda e l’offerta sul mercato. Senza che la “politica” abbia neppure la forza o il coraggio di intervenire per porre un freno. Si dice che “manca la volontà politica”. Oramai i governi nazionali non contano assolutamente più nulla: la loro sovranità è di fatto esautorata. Da oltre trent’anni le prerogative e gli attributi degli stati nazionali in materia di politica economica, si esauriscono nel compito di esattori che operano per conto del capitalismo dell’alta finanza internazionale. Per non parlare degli enti locali. Prigioniere tra il patto di stabilità e la “spending review”, le varie amministrazioni comunali locali sono, di fatto, annichilite. Insomma, la politica nella decrepita e decadente società borghese, è oramai ridotta ad essere un tragico, grottesco, quanto costoso teatrino delle marionette.

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