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sabato, 18 luglio, 2015

Grecia. Il crollo di “Syriza”

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Tra i dieci “ribelli” di governo decapitati formalmente venerdì 17 da Alexis Tsipras ad Atene, i media italioti (troppo legati alla sinistra al caviale, buonista e diritto umanista, ala manca del partito unico di destra-centro-sinistra coloniale atlantico) hanno quasi totalmente omesso di menzionare il ministro per l’Energia Panagiotis Lafazanis.

L’omissione era voluta. Lafazanis, nel 1973 uno dei studenti del Politecnico di Atene che dette il via a quella occupazione-pronuncia giovanile che portò alla caduta del regime dei colonnelli greci (messi al potere dalla Cia e da questa stessa “sollevati” per far posto ai “generali” e quindi alla partitocrazia), era uno dei cofondatori della coalizione di Syriza, un “cartello” federativo di vari movimenti e partitini messo su per rinsanguare una possibile alternativa occidentalista ellenica al “populismo” di “Alba dorata”.

Con Tsipras ormai generalmente additato come “traditore” del mandato a lui concesso dagli elettori e palesemente genuflesso agli ordini della Troika, Lafazanis egli altri dissidenti tra i quali l’ex ministro delle finanze Yanis Varoufakis e la presidente del parlamento Zoe Konstantopoulou, stanno tentando di raccogliere i cocci della “piattaforma di sinistra” già punta di diamante dell’ex coalizione anti-Ue anti-euro per evitare di essere loro stessi associati nella pattumiera della storia dove il loro già leader e compagno Tsipras si è già accomodato.

La loro – dei due ex ministri e degli e otto fra viceministri e sottosegretari già di Syriza e ora lasciati privi di poltrone – è una mossa da ultima spiaggia. Virtualmente tutti contrari alla politica di compromesso della Grecia con i governi creditori del resto d’Europa, in realtà sono stati o stupidamente o coscientemente incapaci di costruire nei mesi di potere al vertice di Atene una benché minima strategia di alternativa all’eurocrazia per portare la Grecia fuori dagli artigli della finanza internazionale. Hanno giocato soltanto al bluff utilizzando ricattucci privi di solidità. Non si sono neanche peritati di studiare – sulla base di esperienze di altri Paesi tipo Argentina, Islanda o Ungheria – le mosse, anche se graduali, da mettere in campo per evitare lo strangolamento economico.

Naturalmente il loro obiettivo attuale è di rafforzarsi evitando elezioni anticipate che certamente non premierebbero né loro né Tsipras e i governativi (il mix di destra Anel e di marxismo “berlingueriano” (sic) alla Euklid Tsakalotos), ma i “cattivi neonazisti” di Alba dorata.

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