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venerdì, 17 aprile, 2015

Il Terzo Giuramento del Monte Sacro

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Il Tribunato della plebe nella Roma antica, la dichiarazione di Simon Bolivar, il desiderio di libertà oggi

Appare ormai evidente a tutti che siamo sempre più soli senza pilastri, senza puntelli, sostegni, fondamenta, basi, capisaldi, principi… concreti ed astratti, e pure senza “santi in paradiso”… E al contrario quelli che una volta noi avevamo eletto e delegato alla difesa dei nostri valori, delle Istituzioni dei nostri diritti delle nostre persone … oggi sono passati senza colpoferire alle fila dei nostri peggiori nemici che ci stanno riducendo alla figura di plebaglia… addirittura al rango di schiavi…

Per cui dovremmo mettere in atto un piano alternativo e cercare di dare un senso ed un nuovo obiettivo alla nostra azione personale… che in altre parole si definisce “vita”.

Occorre quindi riformulare i nostri capisaldi e ricollocarli diversamente da quelli che avevamo in precedenza, che alla prova dei fatti si sono rivelati inconsistenti o peggio inefficaci ed antitetici nel momento di massimo impegno ed utilizzo ed hanno dimostrato la loro ambigua, inaffidabile, traditrice e mistificata natura.

Per questi ed numerosi altri motivi e ragioni oggi ci ritroviamo a dover percorrere nuove inesplorate strade o percorsi da lungo tempo tralasciati pur essendo invece stati validi per secoli ed addirittura per millenni..

Andando a speculare, indagare e ricercare nuove vie è apparso, dalla memoria storica, Simon Bolivar, personalità particolarmente interessante e soprattutto un eccezionale uomo politico, d’avventura, un veggente, un eroe, un uomo di assoluto spessore, carisma, valore in tutti i sensi lo si voglia analizzare…. Una specie di quintessenza concentrata di Giuseppe Garibaldi, Giuseppe Mazzini, Mao Tse Tung, Castro… etc. etc.

Simon Bolivar in viaggio a Roma il 15 agosto del 1805 si recò dove adesso esiste la colonna che commemora la pronuncia, proprio in questo luogo dell’antica Urbe, del celebre giuramento detto appunto “del Monte Sacro”… che a sua volta riprendeva e rinvigoriva lo storico ed eroico avvenimento della “secessione” della plebe romana dalla costrizione e usurpazione dei suoi diritti a cui la costringeva la nobiltà romana (nulla di nuovo sotto il sole).

Bolivar, a Roma con il suo amico e maestro Simon Rodriguez , è a Monte Sacro che pronunciò il celebre giuramento per la libertà: “Giuro per il Dio dei miei genitori, giuro per il mio onore e per la mia patria, che non darò riposo al mio braccio né pace alla mia anima finché non avrò rotto le catene che ci opprimono per volontà del potere spagnolo”.

Questo a causa della grave situazione di sudditanza, violenza, arretratezza, soggiogamento in cui era tenuta tutta la popolazione del Sudamerica.

Ma perché Simon Bolivar aveva sentito il bisogno di esprimere quel forte impegno proprio a Roma?

Perchè la secessione della plebe era stata una forma di lotta politica adottata dalla plebe romana, in varie occasioni tra il V ed il III secolo a.C. … (quando non ne poteva proprio più delle angherie degli oligarchi, per ottenere il giusto riconoscimento e la parificazione di diritti per tutto il popolo romano: nulla oggi di nuovo sotto il sole).

La plebe aveva abbandonato in massa Roma uscendo dalle mura, sospeso tutte le attività artigianali e commerciali e si rifiutava al servizio militare. Senza il nucleo delle legioni non era possibile difendere la città dagli attacchi o muovere guerra ai nemici.

E Simon Bolivar credeva nella “guerra di popolo” come emancipazione delle masse e come conquista della libertà sociale e personale… da applicarsi secondo i suoi tempi e la sua nazione alla lotta contro l’impero coloniale spagnolo.

Ma perché, a nostra volta, AlbaMediterranea ha così a cuore quest’evento?
Perché AlbaMediterranea nasce nel 2009 proprio dalla riflessione sulla estrema attualità del pensiero bolivariano in una quasi identica situazione a quella dell’Italia di oggi. Uno stato di miserevole servaggio in cui il dominio dell’impero monetario mondiale ci ha ridotto.  Senza più rispetto della persona figura umana di quanto non fosse all’epoca di Bolivar.

Ma a tutti i motivi che adduceva Bolivar nel suo giuramento, dobbiamo ancor più noi, italiani, aggiungere quelli che a distanza di esatti duemila cinquecentosette anni soffocavano le giuste rivendicazioni dei “secessionisti plebei romani” e che imperituramente continuano a violentare, distruggere, angariare i diritti dei cittadini oggi tutti ridotti al rango di plebei.

Le cause che portarono a questa secessione furono da un lato il corpus legislativo dell’epoca, tramandato oralmente, che derivava dalle precedenti leggi della monarchia che poco avevano avuto modo di essere modificate con l’avvento della repubblica (509 a.C.) e, dall’altro, l’avvicendarsi continuo di eventi militari.

Le cariche pubbliche erano in mano ai patrizi, ed i plebei non erano di fatto rappresentati. Inoltre le leggi sul debito, con l’uso iniquo ed incivile del Nexum, che consentivano di ridurre i debitori alla schiavitù, favorivano di fatto i patrizi, detentori del potere economico e monetario (non è cambiato nulla) che approfittavano della situazione.

Roma era allora impegnata nella sua conquista dell’Italia centrale e quindi più o meno costantemente era in guerra contro i vari popoli della regione. Conseguentemente l’esercito, composto in buona parte da contadini e artigiani plebei, era in costante mobilitazione, rendendo quindi assai difficile ai soldati plebei curare con metodo e continuità le attività e gli interessi relativi ai loro mestieri.
Esattamente come adesso… allora la “tassa” era il tempo dedicato alla servitù militare, ora alla servitù fiscale… Tutto è rimasto tale e quale..

L’insieme di queste condizioni aveva determinato un contenzioso piuttosto duro fra i debitori plebei ed i loro creditori per lo più patrizi, capitalisti ante litteram, e senatori. Questa situazione giunse all’acme nel violento tumulto del 495 a.C. in cui i debitori, sia servi che liberi, si presentarono al Senato per perorare la loro causa.

Mentre in Senato si discuteva senza arrivare ad una soluzione (esattamente come ora) giunse a Roma la notizia che i nemici attaccavano e stavano marciando contro la città. I senatori volevano quindi allestire un esercito per contrastare i nemici, ma la popolazione in maggioranza partecipe con i plebei in rivolta rifiutò di rispondere alla chiamata alle armi.

Il senato incaricò quindi il console Servilio di convincere il popolo ad arruolarsi. Servilio promulgò un editto in favore dei debitori secondo il quale:

« ….più nessun cittadino romano poteva essere messo in catene o imprigionato, in modo da impedirgli di iscrivere il proprio nome nella lista di arruolamento dei consoli, nessuno poteva impossessarsi o vendere i beni di un soldato impegnato in guerra, né trattenere i suoi figli e i suoi nipoti. » (Tito Livio, Ab Urbe Condita, II, 24.)

L’esercito fu quindi condotto dai consoli contro i Volsci che vennero sconfitti.

Il popolo perciò si attendeva il riconoscimento di quanto promesso dal senato, ma così non fu. La situazione si trascinò quindi, non senza inquietudini e malumori, fino alla fine del mandato consolare.

Appena eletti, i nuovi consoli si trovarono a fronteggiare il problema di indire una leva per contrastare Volsci, Equi e Sabini.

Non riuscendovi (esattamente come succederà a breve, quando il popolo non riconoscerà più alcuna autorità di questa banda di attuali predatori e venduti …) chiesero consiglio al senato, ma ricevettero come risposta critiche per la loro mancanza di polso. Si arrivò ad una situazione di stallo e fu necessario nominare un dittatore.

Il dittatore Manio Valerio riuscì a mobilitare un esercito ed a muovere contro i nemici sconfiggendoli. Rientrato a Roma non avendo dimenticato le questioni interne relative ai problemi dei debitori (mutatis mutandis il problema Equitalia & C.), portò il tema all’attenzione del Senato chiedendo un pronunciamento definitivo sulla insolvenza per debiti (come si dovrà fare al più presto).

La richiesta non fu approvata e Manio Valerio si dimise da Dittatore.

A questo punto i senatori temendo che l’esercito potesse sciogliersi, e da questo generarsi nuovi disordini, diedero ordine, con la scusa di una ripresa di ostilità da parte degli Equi, di portare l’esercito fuori città.

I soldati tuttavia si rifiutarono e per protesta si ritirano sul Monte Sacro (appena sopra l’attuale ponte Nomentano), tre miglia fuori da Roma sulla destra dell’Aniene dove fortificarono un campo.

Il senato consapevole che la situazione poteva diventare ingovernabile e rivolgersi contro di loro, inviò ai secessionisti Menenio Agrippa, personaggio dotato di grande dialettica e carisma.

Fu in quell’occasione che Agrippa riuscì a convincere i secessionisti a rientrare in città raccontando loro il famoso apologo delle membra e dello stomaco.

Venne a quel punto trovato un compromesso in base al quale venne istituita una carica magistrale a difesa della plebe: il Tribuno della plebe.

Questa pace sociale venne statuita attraverso la creazione della carica di Tribuno della Plebe con la cosiddetta Lex Sacrata che sanciva l’assoluta inviolabilità e sacralità (sacrosancti) della carica interdetta ai patrizi. (Quello che dovrebbe essere l’Authoritas pubblica in difesa dei “debitori”)

Da lì la lunga lotta per la graduale trasformazione del contratto sociale tra patrizi e plebei della repubblica romana.

Ed è per la summa di tutti i valori a cui faceva riferimento Bolivar e per i motivi che indussero la plebe romana alla secessione che noi di AlbaMediterranea il 21 aprile 2015 pronunceremo di fronte al Monumento a Simon Bolivar e nel luogo del Monte Sacro in cui si radunava la plebe il sacro giuramento.

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