lunedì, 13 luglio, 2015

Igudesman e Joo a Santa Cecilia

Loro conoscono le regole del gioco: divertire e divertirsi. Lo fanno con un linguaggio che nel corso degli anni è diventato una cifra distintiva che in una sola soluzione concentra le loro specifiche qualità, anzi la loro arte: fare musica. Ma non sic et simpliciter. Fare musica con… gag, con danze, con canto, con il coinvolgimento del pubblico che si ritrova a fare parte integrante dello spettacolo, a danzare irlandese, a proiettarsi verso la platea con spirito emulativo, consapevole di fare parte di un meccanismo comico che non ammette esclusioni o barriere. Loro, naturalmente sono Aleksey Igudesman violinista e Huyn-Ki-Joo, pianista, la loro esibizione è una miscela di musica classica, di memorie di musiche da film, di vaudeville, di commedia, di teatro popolare. Il loro successo mondiale può essere misurato dalle visualizzazioni su youtube ,arrivate a 35 milioni. La loro fama ammanta l’Europa, l’Asia e la Russia e di recente ha iniziato un processo di colonizzazione degli Stati Uniti. Per loro si sono aperte le più prestigiose sale da concerto made in Usa, dalla Carnegie Hall, alla Chicago Simphony Hall, all’Hollywood Bowl al Kennedy Center. Aleksey Igudesman e Huyn-Ki Joo sono amici da sempre, almeno da quando appena dodicenni frequentavano in Inghilterra i corsi della Yehudi Menuhin School. Il loro sodalizio artistico dà vita nel 2004 a “A Little Nightmare Music”, spettacolo ispirato a esperienze di Victor Borge e Dudley Moore e subito le loro “follie”sconvolgono il pubblico che li vede per la prima volta, perché si trova davanti un concentrato di giochi non solo musicali, ma che parte certamente dalla musica, anzi dal talento musicale che li contraddistingue, pubblico che si ritrova a giocare con la propria competenza nei diversi linguaggi spettacolari, certo per primo conquello della musica classica eseguita con valenze di fini interpreti, Igudesman è violinista, compositore e direttore d’orchestra, mentre l’anglo-coreano Joo è un raffinato virtuoso del pianoforte ma anche compositore e, all’occorrenza, direttore d’orchestra. E poi è un susseguirsi tumultuoso di situazioni divertenti e coinvolgenti, che hanno la freschezza dell’improvvisazione, mentre inglobano uno studio anche abbastanza raffinato dei tempi di reazione alle suggestioni comiche proposte. E intanto si mette in moto quel meccanismo che permette ai più refrattari di assorbire il repertorio classico, spesso guardato con eccessivo rispetto e quasi timore, e di adottarlo. Così nel secondo spettacolo proposto al pubblico estivo romano, fatto di giovani soprattutto, dal titolo “Big Nightmare Music”, l’incipit è affidato ad un arrangiamento di Igudesman, “From Mozart With Love” dove la celebre “Marcia Turca” di Amadeus viene destrutturata, capovolta, giocata in pari con le sigle della serie di film di James Bond. Peraltro, il titolo richiama proprio uno dei favolosi Bond con Sean Connery, “Dalla Russia con amore”. Dal miscuglio di note solo in apparenza prive di senso nasce un prodotto nuovo divertentissimo che si rifrange nella gag sulla preferenza “Mozart” o “Bond”, sulla quale il pubblico viene chiamato a schierarsi. Ma sarebbe sbagliato cercare matrici popolari nel loro prodursi , in realtà la loro comicità è eclettica e colta a attinge ad un repertorio davvero vasto che ingloba la commedia musicale (West Side Story), brani dei Beatles (Ticket to ride), la colonna sonora dei Simpson, le danze irlandesi di Riverdance, che l’intera orchestra compresa di strumenti tenta di ballare, uniti al “Bel Danubio Blu” di Strauss, o a brevi incursioni fra le note di Beethoven, ad un notturno di Chopin, un’antologia senza separazione di generi che si dipana all’ascolto e che risveglia l’attenzione. Questo continuo tener desto l’interesse di chi li va ad applaudire, diventa coinvolgimento diretto ed è misura del successo che li accoglie dovunque e che fa sì che personalità del mondo dello spettacolo come John Malkovich, o Yoko Ono, la vedova di John Lennon, o musicisti come il pianista Yefim Bronfman, i violinisti Gidon Kremer, Victoria Mullova e Janine Jansen, il violoncellista Mischa Maisky e tanti altri facciano a gara per suonare con loro. Del resto, sarebbe difficile sfuggire alla fascinazione anche da parte dei professori dell’Orchestra che li accompagnano, così come è avvenuto con i musicisti dell’Accademia che, sollecitati dai due straordinari performer, si sono letteralmente trasformati, mettendo a nudo qualità artistiche sconosciute,e presentandosi come ballerini pronti a prodursi in una spaccata, cantanti che intonano con sicurezza sfoderando acuti lirici, giocolieri che volteggiano in aria i loro strumenti, armati di uno spirito del gioco e di una voglia di fare festa con produce gridolini eccitati. Già dal loro ingresso sul palcoscenico della Sala Grande di Santa Cecilia era evidente che si sarebbe assistito a qualcosa di ben diverso dalle prestazioni abituali dell’orchestra. Messi via gli abiti neri protocollari, o temperati da camicette e sciarponi o improbabili cravatte rosso fuoco o verde smeraldo, eccoli i severi professori diventare variopinti e allegri come pappagalli tropicali e esibirsi con talento anche nelle vesti insolite, e farlo con tanta buona grazia da suscitare gli applausi degli stessi Igudesman e Joo.  Il duo ha diffuso la propria arte personalissima con il documentario-show “Tutto quello che avete sempre voluto sapere sulla musica classica”, mentre porta avanti il progetto “8 to 88” , destinato ai bambini “di tutte le età”. Un impegno, quello con i giovani e i giovanissimi, che li ha visti protagonisti di uno spettacolo a sostegno dell’Unicef la sera di Capodanno 2011, alla Konzerthaus di Vienna dove con 100 violinisti provenienti da tutto il mondo hanno stabilito il record del maggior numero di “violinisti danzanti”. A conclusione di serata un richiestissimo bis: un medley di celebri colonne sonore di Morricone.Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailFacebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

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