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lunedì, 8 giugno, 2015

L’Ue verso il crollo, l’Europa verso la guerra

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Dalle più recenti consultazioni elettorali nella parte Ue dell’Europa si possono trarre alcune indispensabili valutazioni.

In Italia, dal voto amministrativo del 31 maggio a tutto il ballottaggio di singoli enti locali, nessuna buona nuova. D’altra parte si trattava di elezioni soggette a scelte localistiche (in Veneto pro o contro Zaia, in Campania pro o contro De Luca, in Liguria pro Toti avvantaggiato sulla contendente dalla scissione della sinistra, in Puglia pro Emiliano avvantaggiato sul contendente dalla scissione della destra, nelle altre tre regioni conferma dei precedenti di centrosinistra). Un alto astensionismo, una riduzione dei voti per il Pd, un crollo di Forza Italia (euro-dipendenti), un risultato mediocre per i centristi, e una vittoria della Lega, prevista e confortata dai risultati di Fratelli d’Italia, quando alleati, nonché un consolidamento locale dei 5 Stelle: tutti comunque segnali di euroscetticismo.

Di tutt’altro spessore e significato politico quanto accaduto in Gran Bretagna, con la rotta laburista, il consolidamento conservatore (in gran parte eurocritico) e, soprattutto, con il successo dell’indipendentismo scozzese (Scottish Party) anch’esso eurocritico. Un risultato che preoccupa Washington e le banche atlantiche, visto l’annunciato referendum sull’Ue deciso da Londra per il 2017.

Se in Gran Bretagna è stato crollo degli euro/Ue-dipendenti , a questa novità sono andati ad aggiungersi i risultati euroscettici di “Podemos” (sinistra) e di “Ciudanos” (destra)  in Spagna e del partito nazionalista polacco eurocritico che con Andrey Duda, leader del partito di “Legge e Giustizia” ha tolto la poltrona presidenziale a Bronislaw Komarovsky del  partito euro-dipendente “Piattaforma Civica”, centrista.

Con l’Ungheria saldamente nelle mani dell’euroscettico  Fidesz di Viktor Orban (senza dimenticare la forte presenza del partito ultranazionalista Jobbick), con una Polonia che nelle prossime elezioni parlamentari di settembre dovrebbe confermare il successo dei nazionalisti di Duda, con l’Ucraina non ancora definitivamente esplosa grazie alle manovre destabilizzatrici volute dagli Usa e applicate dall’eurocrazia, ma che lo potrebbe essere a breve se verrà aperto un fronte occidentale anche contro la Transnistria (pro-russa, stato cuscinetto tra Moldavia e Kiev), con una Grecia sull’orlo dell’uscita dall’euro, è evidente come anche il fronte dell’est europeo “eurocratico” mostri un tracollo irreversibile.

E non è certo tutto. Perché nello stesso 2017, oltre al referendum di Londra per abbandonare l’Ue, si avranno anche le elezioni presidenziali in Francia con Marine Le Pen (Front National, più che euroscettico…) favorita sia su Hollande che su Sarkozy.

E’ anche vero che né il partito greco Syriza di Tsipras, né lo spagnolo Podemos – ambedue euroscettici di sinistra, anche se nel governo di Atene appaia anche una componente nazionalista – si dichiarano favorevoli ad un’uscita dei rispettivi Stati dall’Unione europea, tuttavia la loro connotazione anti-rigore e anti-troika (Ue,Bce,Fmi) è di sicura opposizione alle politiche della miseria imposte dalla finanza internazionale (riforma delle pensioni, “alla Fornero”, riforma del mercato del lavoro, alla “Jobs Act”)per lucrare usura sui debiti pubblici dei vari Paesi con la supervisione della Banca centrale europea e delle Banche centrali (private) dei singoli Stati.

Di qui al passo consequenziale – l’uscita dall’euro e la riconquista della sovranità monetaria con il diritto di emettere in proprio il denaro – il tragitto è breve.  Anche per euroscettici più “malleabili” come Syriza o Podemos.

D’altra parte la stessa campagna intimidatoria e terroristica mediatica su un “euro che sì è una moneta falsa… ma fuori dall’euro e dall’Ue gli Stati nazionali sarebbero travolti” sembra virtualmente esaurita e non più spacciabile.

Ma è anche vero, di contro, che gli atlantici non possono permettere un tracollo della loro costruzione coloniale eurocratica, fin qui ben servita ai propri disegni di dominio. Ed ecco che tutto quanto sta accadendo in Europa, e soprattutto nell’est, diventa una sfida più che pericolosa per l’egemonia di Washington e di Wall Street. Una ricon-cessione agli Stati nazionali della loro sovranità monetaria mette in gioco verosimilmente tale dominio unipolare.

Di solito, nel passato, gli Usa – meglio: chi guida la politica statunitense – di fronte a dichiarazioni di indipendenza economica di nazioni ritenute da loro “soggette”, hanno scatenato guerre.

In Ucraina e Transnistria gli atlantici stanno utilizzando la stessa metodologia, che, se portata ancora avanti, può rivelarsi distruttrice degli equilibri mondiali e delle stesse nazioni europee contigue a quel fronte. Italia inclusa.

Non è uno scenario “leggero”: tutt’altro.

Commenti

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  1. manente ha detto:

    In un tale contesto, è di vitale importanza mandare a casa Renzie ed il suo governo, prima che una tale accozzaglia di schiocchi irresponsabili arrivi a precipitare il Paese in una guerra contro la Russia che nessuno in Italia si sognerebbe neanche di ipotizzare.

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