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martedì, 2 giugno, 2015

Elezioni regionali, un’analisi del voto

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Il giorno dopo le elezioni politiche in qualsiasi parte del mondo è il giorno delle vittorie di tutti tranne situazioni clamorosamente auto- evidenti come è quella, in questo caso, della Moretti candidata Pd in Veneto,  disastrosamente asfaltata dal candidato leghista Zaia.

Dicevamo della proclamata tendenza alla vittoria di tutti i protagonisti delle vicende ed allora, per fare un minimo di chiarezza oggettiva, ci vogliamo appoggiare all’analisi dei flussi dei voti della SWG per cercare di capire obiettivamente come sono andate queste elezioni  e trarne considerazioni che abbiano un valore il più possibile “certo” per quanto il campo della “socio-politica” sia naturalmente complesso e spesso riserva sorprese.

Il 21 maggio si è votato in sette regioni, in capoluoghi di provincia e regione, di cui uno rilevante, Venezia che è andato al ballottaggio.

Ma chi ha vinto e chi ha perso?

Per rispondere a questa domanda occorre intanto fare chiarezza metodologica vista la confusione che regna anche in prestigiosi salotti televisivi, come il Porta a Porta di Bruno Vespa.

Per farsi un’idea di come sono andate le cose per i singoli partiti il raffronto dei voti può essere fato o con le ultime elezioni rilevanti, e cioè le disomogenee  Europee del 2014 oppure con le omogenee Regionali del 2010.

Si è scelto, in genere, le Europee 2014, privilegiando il dato della contiguità temporale rispetto alla omogeneità, anche perché in politica, cinque anni, sono epoche geologiche.

Seconda e determinate considerazione: alle Regionali 2014 sono presenti (come ormai sempre avviene) liste civiche collegate al candidato Presidente.E’ chiaro che nel computo dei voti  ai partiti vanno considerate  con l’ovvia avvertenza che non si possono sommare “automaticamente” ma va fatta una semplice considerazione: in future competizioni elettorali in cui tali liste civiche non siano presenti i loro voti non andranno automaticamente sommati ai partiti ma, caso per caso, vanno considerati i pesi elettorali dei singoli candidati governatori;infatti, il fenomeno delle liste civiche nasce a causa dell’antipolitica e nel tentativo di avvicinarsi “localmente” agli elettori ormai distanti dai partiti “ufficiali”.

Vediamo dunque i flussi regione per regione.

 

 

DATI E ANALISI SWG (1.6.15) RIELABORATI

 

1) LIGURIA

 

 

  1. a) PD2015=25.6 + civica Paita 3.2 =28.8%

PD2014=41.77%

Diff.= -12.97%

 

  1. b) M5S 2015=22.3%

M5S2014=26%

Diff.= -3.7%

 

  1. c) LN2015=20.3%

LN2014= 5.6%

Diff.= +14.7%

 

 

 

Come si sono mossi gli elettori liguri rispetto alle loro preferenze di voto di un anno fa?

Il 41,7% di cui aveva beneficiato il Pd, si è ridotto al 28,8%, con un’uscita di consensi verso

l’astensione del 5,9% e un 4% verso Pastorino.

Il Movimento di Grillo perde il 3,7% dei consensi, vivendo un percorso in entrata da Pd (1,4)

e un equilibrio tra quanti perde e recupera dall’astensione. Infine cede il 2,9% dei consensi

a Pastorino e 2,3% alla Lega.

La Lega Nord guadagna oltre il 14% dei consensi, recuperando oltre il 6% dei voti da

quanti lo scorso anno si erano astenuti e rubando il 2,3% a M5S, il 4% a Forza Italia e l’1,3%

al Pd.

Decisiva per comprendere il risultato elettorale in Liguria è l’analisi dell’astensione. Il 20%

degli elettori Pd ha deciso di rimanere a casa e lo stesso ha fatto il 23% degli elettori

dell’M5S e il 30% degli elettori di Forza Italia.

Il caso Liguria segna un netto scartamento del centrosinistra. Sommando sia i voti dei partiti

di Raffaella Paita, sia di quelli di Pastorino, l‘area complessiva arriva a circa 199mila voti,

contro i 203mila voti del centrodestra.

La riduzione dei consensi del Pd è stata sia rispetto alle Regionali del 2010 (da 211mila voti

a 155mila), sia rispetto alle elezioni Europee dello scorso anno (in cui il Pd aveva preso

323mila voti).

Netto anche il calo di Forza Italia che passa dai 218mila voti delle Regionali 2010 e dai

107mila voti delle Europee agli attuali. Un calo che è compensato dal traino della Lega

Nord che passa dai 43mila voti delle Europee e dai 76mila voti delle Regionali agli attuali

109 voti.

Cattive notizie anche per il Movimento di Grillo. Rispetto alle elezioni del 2014 scende dai

201mila voti a 120mila.

La caduta di M5S è frenata dal candidato che porta a casa il 35% dei consensi in più

rispetto al suo movimento. Performance personale di Pastorino, con un +74% rispetto la

somma dei consensi presi dai partiti delle sua area.

Più o meno simile la spinta di traino dei candidati di centrodestra e centrosinistra: + 11% per

Toti e + 12% per Paita.

 

2) CAMPANIA

 

PD = -11.7%, FI=+1.1%, M5S=-5.6%

 

  1. a) Pd2015= 19.5% + civica De Luca 4.9% = 24.4%

PD2014= 36.1%

Diff.=-11.7%

 

  1. b) FI2015= 17.8% + civica Caldoro 7.2%= 25%

FI2014= 23.9%

Diff.= +1.1%

 

  1. c) M5S2015= 17.3%

M5S2014=22.9

Dif.= -5.6%

 

 

 

Il voto campano è segnato dalle assenze.

Il movimento di Grillo perde il 5,6% dei consensi, lasciando sul campo un flusso di voti

imponente, con, da un lato, oltre il 12% di quanti lo avevano votato nel 2014 che è rimasto

a casa; dall‘altro lato una conquista di voti del 4,6% dal Pd.

Forza Italia lascia sul campo pochi consensi e li compensa con la Lista Caldoro che attrae

una parte di astensionisti.

Anche il risultato del Pd è marcato da un chiaro calo. Il partito guidato localmente da De

Luca lascia sul campo, rispetto alle Europee, quasi il 12% dei consensi, cedendo ai Cinque

stelle (4,6%), alla sinistra (1,5), ai partiti che sostenevano Caldoro (2,3%).

Complessivamente in questa regione sono rimasti a casa l‘11% degli elettori del Pd, il 12%

di quelli di Forza Italia e il 5% di M5S.

L‘evoluzione del voto in Campania vede un calo dei voti generalizzato, con il Pd che

passa, rispetto alle Europee dello scorso anno, da 832mila voti a 517mila (voto Pd 419mila

più lista De Luca 98mila). Un calo che è minore se raffrontato con la situazione di 5 anni fa,

con il Pd a 590mila voti.

Anche per il movimento di Grillo le performance degli scorsi anni sono lontane. Rispetto ai

528mila voti raccolti alle Europee, M5S si ferma a 367mila voti.

Per quanto riguarda Forza Italia in Campania il calo è consistente. Nel 2010 aveva

raggiunto 872mila voti, contro gli attuali 531mila (383mila a Forza Italia e 148mila alla lista

Caldoro). Un dato inferiore anche a quello delle Europee in cui il partito di Berlusconi

aveva preso 551mila voti.

 

3) VENETO

 

PD=-17%, LN=+2.6%, ZAIA=+23.1%. TOSI=+11.8%

 

  1. a) Pd2015= 16.7% + civica Moretti 3.8%= 20.5%

Pd2014= 37.5%

Diff.= -17%

 

  1. b) LN 2015=17.8%

LN2014=15.2%

Diff.= + 2.6%

 

  1. c) Zaia2015= 23.1%

 

  1. d) Tosi 2015=11.8%

 

 

Il risultato in Veneto è marcato dal trionfo personale del presidente uscente Luca Zaia e

della sua lista.

Il fenomeno Tosi ha colpito un po‘ tutti, portando via voti al Pd (2,2%), alla Lega Nord

(2,5%), a Forza Italia (1,2%) e ai Cinque Stelle (1,2%).

Il partito maggiormente in difficoltà in Veneto è il Pd. Perde, rispetto alle Europee, il 17% dei

consensi. Il 7,1% degli elettori è rimasto a casa. Il 4,4% ha scelto di votare per Zaia. Il 3,3% ha

preferito il movimento di Grillo.

Mattatore della competizione è stato Luca Zaia: con la sua lista ha drenato voti dal Pd

(4,4%), da Forza Italia (7,7%), dal M5S (4,4%).

Anche la Lega Nord guadagna consensi rispetto alle Europee, recuperando voti

dall‘astensione (7,2%) e cedendo solo il 2,5% a Tosi.

Complessivamente in Veneto sono rimasti a casa il 19% degli elettori Pd, l‘11% di quelli di

Forza Italia e il 9% del M5S.

La Lega Nord in Veneto era partita, nel 2010, con 788 mila voti. Oggi, nonostante la

scissione di Tosi, raccoglie insieme alla lista Zaia 736mila voti. Un aumento netto anche

rispetto alle passate Regionali del 2014, in cui aveva preso 364mila voti.

Il Pd, invece, perde numerosi consensi. Scende dagli 899mila voti delle Europee ai 368mila

di oggi (voto al Pd, 299mila, e alla lista Moretti, 69mila).

Forza Italia si sgretola in questa che era una delle sue roccaforti. Passa dai 555mila voti del

2010 ai 106mila di oggi (alle Europee aveva preso 352mila voti)

Infine, in calo anche il movimento di Grillo. Passa dai 476mila voti delle Europee agli attuali

187mila voti.

 

4) TOSCANA

 

PD=-8.3%, LN=+13.6%

 

  1. a) PD2015=46.4% + civica Rossi 1.7%=48%

PD2014= 56.4%

Diff.= -8.3%

 

  1. b) LN2015=16.2%

LN2014=2.6%

Diff.= +13.6%

 

 

Nella principale regione del triangolo rosso (Toscana, Umbria e Marche) del centro Italia, il Pd perde il 8,3% dei consensi rispetto alle Europee, cedendo voti alla sinistra (2,2%) e ai Cinque Stelle (1,1%). Il dato,tuttavia, più marcato è l‘astensione, con il 5% degli elettori Pd che è rimasto a casa.

La Lega Nord guadagna oltre il 13% dei consensi, recuperando quasi il 7% dall‘astensione

e drenando voti sia da Forza Italia (3%), sia dal movimento di Grillo (2,9%).

Significativo è il quadro dell‘astensione, degli elettori che non sono stati entusiasmati da

questa competizione elettorale.

Sono rimasti a casa il 22% degli elettori Pd, il 23% di quelli di Forza Italia e il 16% di quelli che alle Europee avevano votato per Grillo. La Lega ha vissuto un turnover con il 14% dei suoi

elettori storici che è non si è recato alle urne.

Le dinamiche di voto in questa regione segnalano un calo deciso e marcato di Forza Italia,

una perdita di consensi del movimento di Grillo e l‘ascesa della Lega Nord. Il Pd appare in

leggero calo rispetto alle Regionali 2010, mentre se osserviamo il dato delle Europee la

caduta di consensi è più marcata.

M5S perde consensi rispetto alle Europee, passando dai 316mila a199mila voti di oggi.

Forza Italia ha il tracollo maggiore, facendo marcare un calo forte rispetto alle Regionali

del 2010 (da 412 mila a 112mila voti) e un dimezzamento rispetto alle Europee, in cui si era

attestata a 222mila voti.

La Lega Nord è il partito in chiara crescita. Ha aumentato i suoi consensi rispetto alle

Europee (da 48mila a 213mila voti) e ha fatto un balzo in avanti anche se consideriamo i

dati delle Regionali di 5 anni fa, dove aveva preso 98mila voti.

Il Pd, invece, mantiene più o meno i consensi del 2010 in cui aveva preso 641 voti, mentre il

calo più evidente lo ha rispetto alle Europee dello scorso anno: passa da un milione e

69mila voti a 612mila.

Se osserviamo i dati dei candidati presidenti rispetto alle coalizioni non ci sono peculiari

fattori che brillano: tutti i principali candidati hanno performance aderenti alle dinamiche

dei partiti, portando un valore aggiunto del 3%.

 

5) MARCHE

 

PD=-5.4%, LN=+10.5%,

 

  1. a) PD2015=35.2 + civica Ceriscioli 5%=40.1%

PD2014= 45.5%

Diff.= -5.4%

 

  1. b) LN2015= 13%

LN2014=2.5%

Diff.= +10.5%

 

Le dinamiche di voto in questa regione evidenziano un dinamismo marcato della Lega

Nord, la forte caduta di Forza Italia, il dimezzamento dei consensi di M5S e una discesa del

Pd contenuta rispetto alle Regionali 2010 (con un maggior segno negativo rispetto alle

Europee).

Il movimento di Beppe Grillo perde il 49% dei consensi rispetto alle Europee, passando dai

194mila voti raccolti nel 2014 ai 100mila di oggi. Forza Italia ha una perdita di consensi che

si aggira intorno al 79% rispetto alle Regionali del 2010 (da 225 mila voti a 49) e un calo del

53% rispetto alle Europee, in cui si era attestata a 104mila voti.

La Lega Nord è in netta affermazione. I suoi consensi sono lievitati del 153% rispetto alle

Regionali 2010 (da 45mila a 69mila voti) e ha fatto un balzo in avanti del 328% se

consideriamo i dati delle Europee dello scorso anno, dove aveva fatto registrare 21mila

voti.

Il Pd scende del 5% rispetto alle elezioni Regionali del 2010 (aveva preso 224mila voti),

mentre la diminuzione di consensi è più evidente rispetto alle Europee dello scorso anno,

con una riduzione del 41% (passa da 361 a 212, pari a 186mila voti del Pd e altri 26 mila

della lista civica con riferimento al candidato presidente).

Se analizziamo le performance dei candidati presidenti, rispetto alle loro coalizioni,

possiamo segnalare la presenza di personalità che hanno saputo trainare consensi. In

primo luogo abbiamo il candidato Cinque Stelle (che ha fatto registrare un +33% rispetto

alla coalizione), seguito da quello di Forza Italia (+13%), da quello della Lega Nord (+11%) e

da quello del Pd (+8%).

 

6) UMBRIA

 

PD=-11.9%

LN=+11.5%

 

  1. a) PD2015=35.8% + civica Marini 1.5%=37.3%

PD2014=49.2%

Diff.=-11.9%

 

  1. b) LN2015 14%

LN2014= 2.5%

Diff.= + 11.5%

 

 

I flussi di voto in questa regione vedono il Pd perdere il 12% dei consensi rispetto alle

Europee. Voti che vanno verso l‘astensione (5,8%), la Lega Nord (2,4%), il Movimento di

Grillo (3,7%).

Il partito che fa il pieno di voti è la Lega Nord che conquista il 2,9% da Forza Italia, il 2,5%

dal M5S, il 2,4% dal Pd e recupera il 3,7% di astenuti.

In questa regione cuore d‘Italia sono rimasti a casa il 18% degli elettori Pd, il 15% di quelli di

Forza Italia e il 17% degli elettori di Grillo.

Il voto in Umbria segnala un forte calo di Forza Italia e del Movimento di Grillo. Una

diminuzione del Pd, sia rispetto alle Europee sia alle Regionali di 5 anni fa. Una crescita

della Lega marcata.

M5S passa dai 90mila voti raccolti nel 2014 ai 51mila di oggi. Forza Italia cala sia rispetto

alle Regionali del 2010 (da 133mila voti a 30mila), sia rispetto alle Europee, in cui si era

attestata a 66mila voti.

La Lega Nord, invece, ha una crescita dei consensi rispetto alle Europee dello scorso anno,

passando da11mila voti a 49mila.

Il Pd perde consensi sia rispetto alle elezioni Regionali del 2010 (scendendo dai 149mila voti

a 125 di oggi), mentre la riduzione dei consensi è più evidente rispetto alle Europee dello

scorso anno: da 228mila a 125mila.

Se analizziamo le performance dei candidati presidenti, rispetto alle loro coalizioni,

possiamo segnalare una maggiore capacità attrattiva del leader di centrodestra (+8%),

rispetto a quello di centrosinistra (+4%) o a quello del M5S (+3%).

 

7) PUGLIA

 

PD=-5.5%

FI=-12.7%

 

  1. a) PD2015= 18.8 + civica Emiliano 9.3%= 28.1%

PD2014= 37.6%

Diff.= -5.5%

 

  1. b) FI2015= 10.8%

FI2014= 23.5%

Diff.= -12.7%

 

 

I flussi di voto in Puglia vedono un flusso limitato dentro il Pd, senza cessione di voti ad altri

partiti, ma con il 5,5% degli elettori che sono rimasti a casa.

Forza Italia, invece, cede voti a Schittulli e Fitto (4%), al centrosinistra (2,6%) e il 6,1% degli

elettori preferisce rimanere a casa.

Il risultato elettorale appare marcato dalla decisione di non recarsi alle urne dal 24% degli

elettori Pd e dal 26% di quelli di Forza Italia. Scelta fatta anche dal 22% di quanti nel 2014

avevano votato per Grillo.

 

CONCLUSIONI

 

Questa l’analisi dei flussi di voto della SWG.

Sulla base di questi elementi che considerazioni politiche si possono trarre?

Dai dati risulta che il PD perde in maniera consistente voti, come del resto lo fa il movimento 5 Stelle.Per Forza Italia il discorso è più blando grazie alla vittoria in Liguria e qualche piccolo rialzo locale come in Campania, ma l’elemento che balza agli occhi è senza dubbio il grande successo della Lega Nord che non può non ricondurre a Matteo Salvini.

La LN è scesa fino alla linea geografica centrale costituita da Toscana, Umbria e Marche e si prepara a varcare il confine verso sud essendo il prossimo obiettivo il Lazio.Il successo della LN in Veneto è del tutto evidente nonostante la defezione (peraltro ininfluente di Tosi); il Liguria la presidenza di Toti di FI appare più una gentile concessione di Salvini a Berlusconi che il frutto di una inversione di tendenza; inoltre, in Toscana e Umbria regioni tradizionalmente roccaforti rosse la LN ha sfondato portando la coalizione del centrodestra ad un passo da una clamorosa affermazione.

Detto questo appare evidente che la competizione regionale ha segnato due punti chiari: Salvini ha utilizzato questo appuntamento come una sorta di “primarie” del centrodestra e le ha ampliamente vinte; Renzi allenta la corsa trionfale e paga un alto scotto alle tensioni interne (sinistra e sindacati) soprattutto in Liguria e deve fare i conti con un risultato disastroso della Moretti in Veneto.; da notare che Renzi aveva investito sui candidati in Liguria e Veneto (dove ha perso) mentre si era disinteressato in Campania (dove ha vinto), anzi definendo  alcuni candidati (prima ancora del giudizio di Rosi Bindi dell’Antimafia) “Impresentabili”.

I tempi per le Politiche  si allontanano perché ora Renzi è più debole ma lo scacchiere è stato rimescolato ampiamente in queste competizioni elettorali che, evidentemente, avevano un forte valore politico nazionale.

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