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giovedì, 28 maggio, 2015

Una folle giornata di nozze

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Le Nozze di Figaro - 02

Una scena di “Le Nozze di Figaro”

Una scatola armonica, fatta di legno e di materiali organici, come riso e cereali, che si apre sulla platea dalla quale quasi magicamente escono fuori i suoni di Mozart, la sua leggerezza, la sua joie de vivre, temperata da quella sottile ombra di malinconia che è la cifra distintiva del secolo dei lumi: ecco la scena creata da Ezio Frigerio per una celebrata edizione delle Nozze di Figaro, uno storico allestimento che consta di alcuni fondamentali ambienti, la soffitta del palazzo Almaviva, l ’elegante bodoir e la camera della signora del Castello, la Sala della musica e infine il giardino che si intravvede dalle finestre del palazzo, dove il meccanismo drammaturgico trova la sua soluzione. Scena che il geniale Giorgio Strehler aveva pensato per un allestimento per Versailles, poi applaudito a lungo alla Scala di Milano ed oggi inserito in questa politica di omaggi e di recuperi del Teatro dell’Opera di Roma che ha già portato sul palcoscenico una messa in scena di Lucia di Lammermoor di Donizetti, per la regia messa a punto da Luca Ronconi e realizzata da collaboratori del Maestro.

“Le Nozze di Figaro”, che porta il sottotitolo “commedia per musica” fa parte del cosiddetto trittico di Da Ponte-Mozart, assieme a “Così fan tutte” e al “Don Giovanni”. L’opera è tratta da “Le mariage de Figaro”, momento centrale della fortunata trilogia drammaturgica di Beaumarchais con “Le Barbier de Seville” e “ La mère coupable”. Una trama avviluppata e vorticosa accoglie il pubblico che si trova a disposizione tutti i topoi del teatro leggero, i colpi di scena, i travestimenti, i personaggi patetici, quelli più evidentemente buffi, dove l’incisione scava più a fondo nella natura, nei suoi bisogni insoddisfatti, nella sua smania di un oltre irraggiungibile perché ogni meta lascia indovinare quella successiva in un eterno ricorrersi di desideri sempre vivi. E’ per questo che sarebbe inutile aspettarsi dal Conte d’Almaviva che con i magheggi di Figaro è riuscito a convolare a nozze con la bella Rosina una assoluta fedeltà maritale, e, seppure con un atto di liberalità allora quasi rivoluzionario ha rinunziato al diritto atavico allo jus primae noctis, nulla vieta che un inesauribile bisogno di fresche braccia carezzevoli gli faccia agognare i piaceri della bella Susanna che Figaro sta per sposare. Per rendere più agevole un gratificante commercio amoroso, il Conte ha magnanimamente concesso ai due nubendi di utilizzare una soffitta proprio sopra gli appartamenti suoi e della Contessa. Così i due famigli saranno a portata di voce e non solo. Ma i  suoi progetti si scontrano con la furba e arguta Susanna, che tesse assieme a Rosina, una signora un po’ immalinconita dal ruolo di moglie, ma tuttora combattiva , specie se si tratta di  riprendere sul filo di lana il maritino, un bello scherzo che placherà le voglie del “signor contino”. Una ridda di personaggi circonda e arricchisce la vicenda principale. Ecco Marcellina e le sue smanie erotico-sentimentali. Per procurarsi un marito la vecchia serva di don Bartolo, aveva prestato a Figaro una ingente somma facendogli sottoscrivere una clausola che lo impegnava in caso di mancata restituzione a portarla sull’altare, ed ecco la non meno ardente ma giovane Barbarina, pronta a cadere fra le braccia di Cherubino che traduce le ancora acerbe pulsioni erotiche infiammandosi per Susanna, per la Contessa e per chiunque sia di belle e stimolanti forme. Ecco Figaro brandeggiare bordate a destra e a manca per difendere il diritto di amare, ecco don Bartolo, da tutore di Rosina trasformato in futuro marito di Marcellina e padre, per giunta, di un figlio già adulto. La rocambolesca trama trova la dimensione più opportuna nella musica di Mozart, che si pone al centro di questo viluppo di situazioni vorticose che avvengono tutte seguendo i canoni aristotelici dell’unità di tempo, luogo e azione, resi espliciti dal sottotitolo “La Folle Journée”, una commedia che risulta divertente ancor oggi, e da quel lontano 1° maggio del 1786 quando il Burgtheater di Vienna la mise in scena, miscela perfetta di situazioni e personaggi che Mozart disegna con un linguaggio musicale assorbito dall’opera buffa italiana, subito rielaborato in pagine immortali, in una partitura densa di stimoli e ricca di idee: una musica che racconta le psicologie dei personaggi, più di quanto non faccia il pur brillante libretto di Da Ponte, dando loro la vita non effimera dei capolavori. A coordinare un bel cast di voci, scelte con somma cura fra le giovani generazioni di cantanti, c’è Roland Böer, brillante direttore tedesco, già assistente di Sir Antony Pappano al Festival di Bayreuth, al Théâtre de la Monnaie di Bruxelles e alla Royal Opera House di Londra. Sotto la sua agile regia musicale tutte intere le delizie, la leggerezza, la fluidità di questa partitura magnifica vengono esaltate. Sul palcoscenico Figaro è il giovane baritono austriaco Markus Werba, apprezzato da direttori come Claudio Abbado, Riccardo Muti, Conlon, Levine ed altri. Ottimo attore, Werba concilia perfettamente le esigenze del canto con le sfaccettature del personaggio, riuscendo sempre credibile. Accanto a lui, Susanna ha le fattezze, la grazia e l’agilità fisica e vocale di Rosa Feola, che dagli alti corsi di formazione di Renata Scotto a Santa Cecilia  ha saputo trarre quelle particolari eleganti emissioni vocali che l’hanno portata a pochissimi anni dal suo debutto all’apice dello star system internazionale. La sua Susanna è piena di sfumature, di freschezza, di giovinezza come si conviene. Ancora una cantante di questo cast ben amalgamato proviene dalla fucina Scotto. Si tratta di Damiana Mizzi, impegnata nel ruolo minore ma efficace di Barbarina. La Contessa d’Almaviva, Eleonora Buratto, è stata formata da Luciano Pavarotti, ed è assai apprezzata da Riccardo Muti, che l’ha voluta nella compagnia che portava in tournée a Tokyo l’orchestra del Teatro dell’Opera. Il Conte d’Almaviva è reso da Alessandro Luongo, ottimo baritono dalle sonorità calde e dalla buona tenuta di palcoscenico. Cherubino, il fanciullo toccato dalle frecce di Cupido, è la smagliante Michaela Selinger. Si segnala anche il Don Bartolo di Carlo Lepore Un elogio particolare al Coro, infallibilmente educato da Roberto Gabbiani. Tutti sono vestiti con grazia settecentesca da Franca Squarciapino e illuminati egregiamente dalle luci di Gianni Mantovanini.

 

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