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martedì, 19 maggio, 2015

Marò vittime del caos all’italiana

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India, i maro'

I marò Girone e La Torre sotto processo in India

Sulla sempre più grave questione dei due marò Girone e La Torre sotto processo in India, pubblichiamo questo articolo dell’amm. Falco Accame, già deputato socialista e presidente dell’Anavafaf, l’associazione di tutela dei militari italiani.

Leggendo le notizie e gli ultimi post mi viene il timore di aver perso le ultime certezze o pseudocertezze che mi erano rimaste e che sono le seguenti:

  1. 1) Le regole per gli abbordi in mare sono semplici opinioni (da rispettare o non rispettare) a seconda dell’interpretazione? Finora ritenevo che le regole per gli abbordi in mare fossero rigidamente da rispettare come tali e che non si ponessero problemi di interpretazione. Ma ora apprendo che era il peschereccio St. Anthony che doveva accostare e non la Lexie quando, secondo le regole per gli abbordi in mare, era la Lexie che doveva accostare. Una vera sorpresa apprendere che in fondo le regole per gli abbordi in mare possono essere interpretate a piacere.
  2. Pensavo finora che fossero state avanzate delle ipotesi accusatorie ai marò sia dalla Procura militare che dalla Procura civile. Mi sembrava di aver letto che fosse stata avanzata dalla Procura militare la ipotesi di violazione aggravata di consegne e di dispersione di armamenti, mentre la Procura ordinaria aveva ipotizzato l’ipotesi di omicidio volontario. Ora leggo da qualche parte che le cose non stanno così.
    Tempo fa avevo letto che il ministro Pinotti (4 marzo 2014) aveva affermato che tutti i militari possono compiere errori ma che esiste la GIUSTIZIA MILITARE ITALIANA (vedi in proposito anche art. 37 del Codice Militare di Pace). Si tratta di ipotesi accusatorie di natura specificamente militare (vedi su questo l’art. 103, comma 3 del Codice).
    Si tratta di ipotesi di reato che riguardano specificamente il regolamento di disciplina e la legge dei principi e non tanto la “sfera civile”. Ciò in specie per quanto concerne le dispersioni di armamenti che hanno a che fare, tra l’altro, con la non disponibilità da parte dei marò dei fucili dotati di cannocchiale. Dunque una tematica di tipo strettamente militare.
    Mi era finora sembrato che l’Italia avesse delle difficoltà a stabilire se dovesse essere applicato il Codice militare di pace (tra l’altro poco idoneo ad affrontare questioni di “fuoco”) e quindi la problematica dovrebbe essere di pertinenza dei tribunali militari e non dei tribunali civili. (E ciò mentre eleviamo grandi strilli perché l’India non ha deciso se applicare il codice ordinario o la legge antipirateria – SUA).
  3. I fucili di Andronico e Voglino. Credevo finora che fosse appurato quanto si è letto nel rapporto dell’ammiraglio Piroli circa i proiettili che hanno ucciso i due pescatori. Non avevo letto contestazioni in merito. Ma mi rendo conto che anche qui, siamo di fronte all’“optional”, e così anche questa certezza mi è caduta.
  4. L’ultima certezza che mi era rimasta riguardava il fatto che i marò (Salvatore Girone) alla teleconferenza stampa del 2 giugno 2012 aveva dichiarato “Abbiamo obbedito agli ordini, abbiamo mantenuto la parola, quella che ci era stata chiesta di mantenere”.

Ma ora anche questa certezza mi cade. Forse non era Salvatore Girone quello che ha detto che erano stati impartiti degli ordini, che era stata data una parola e che era stata mantenuta una parola. Forse si tratta di una intromissione nelle comunicazioni dall’India, effettuata da qualche possibile Servizio segreto, magari straniero, per ingarbugliare le acque.
Insomma adesso non sono più neppure più sicuro che se degli ordini sono stati impartiti ai marò, o meno, in magari in aggiunta o modifica delle Regole d’ingaggio.
Mi auguro che qualcuno (autorità militari o gli stessi marò, oppure “postatori” più informati) possano fornire una parola di chiarimento rispetto a questa così fondamentale questione.

 

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