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lunedì, 2 febbraio, 2015

Per i due marò prigionieri? Una commissione d’inchiesta

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India, i maro'

Falco Accame si richiama alla proposta già avanzata da Emma Bonino e dal Movimento 5 Stelle

Credo che molto gravi siano le responsabilità italiane per non aver dato corso a una inchiesta subito dopo il gravissimo incidente che ha visto la morte di due pescatori indiani, come quella prevista dal Codice della Navigazione e dalla Convenzione di Montego Bay e da varie altre fonti normative.
Sarebbe stato anche necessario istituire immediatamente una Commissione d’Inchiesta Parlamentare (per la precisione una simile iniziativa venne anche formulata a suo tempo sia dall’ex ministro degli Esteri Emma Bonino, sia dal Movimento 5 Stelle, peraltro senza alcun esito).
E avrebbe avuto particolare rilevanza che la Commissione fosse anche una commissione congiunta tra Italia e India. Tra l’altro, in merito, esiste un precedente costituito dalla commissione d’inchiesta italo-libica per la vicenda del MIG 23 libico caduto sulla Sila (vedi caso Ustica).
Concordo con la proposta del Sen. Manconi – avanzata nella sua lettera, pubblicata dal corriere della sera il 31 gennaio, ndr. – di cercare di indirizzare la vicenda sull’ipotesi di accusa di omicidio colposo, anche se la Procura di Roma avanzò a suo tempo l’ipotesi di omicidio volontario.
In merito la tesi suggerita dal comandante Abbo, la quale sostiene che l’uccisione dei pescatori indiani sia stata dovuta a una casualità (spiattellamento), trova un importante precedente con l’incidente della Global Patriot, e forse potrebbe essere accettata anche dall’India nell’eventualità che un processo si svolgesse in quel paese, a sostegno che l’ambito giuridico interessato era l’ambito del “colposo”.
Se però, come evidenzia il commento dell’ambasciatore Romano, si sostiene che gli spari siano stati effettuati non dalla nave Lexie ma dalla Olympic Flair (pur essendo ciò in contrasto con i risultati dell’inchiesta sommaria dell’Ammiraglio Piroli – cioè che l’“innocenza” fosse dovuta al non aver partecipato ai fatti, dato che altri avrebbero sparato), credo che questa proposta troverebbe seri ostacoli da parte indiana perché l’India ha ravvisato nella Lexie la nave da cui si era sparato ed ha anche intrapreso misure di sicurezza in merito (ricognizione aerea da parte di un Dornier ed invio di una nave da guerra per scortare la Lexie).
Purtroppo la perizia Abbo, che il sottoscritto ha inviato a tutte le autorità interessate, non è stata presa in alcuna considerazione e non ha meritato neppure un cenno di ricevuta (forse non è troppo difficile capire il perché).
Personalmente ritengo che i marò, anzi spero fortemente, abbiano eseguito correttamente gli ordini e quindi debbono essere discolpati (innocenza da discolpa).
Ma, a questo punto, ammesso che possa valere l’immunità funzionale, sono “altri” (lo Stato) che debbono assumersi la responsabilità degli ordini impartiti e degli eventuali errori contenuti in questi ordini. Ma anche nelle disposizioni esecutive (“regole d’ingaggio”) e nelle disposizioni normative a monte delle regole d’ingaggio contenute nella legge antipirateria (L. 130/2011) affetta da gravissime carenze.
E’ da tener presente infatti che, in primo luogo, non si poteva dare ordini ai marò di sparare perché la Lexie non si trovava in acque internazionali, come è scritto nella suddetta legge 130/2011 (la nave era a 20,5 miglia dalla costa). Inoltre non si poteva dare ordine di sparare perché i marò non disponevano di fucili con cannocchiale necessari per poter effettuare il tiro sfalsato. Inoltre non si poteva dare questo ordine perché non erano disponibili i settori di sicurezza angolari necessari. Inoltre l’ordine non poteva essere impartito in quanto prima avrebbero dovuto essere stati effettuati i segnali di avvertimento da parte della Lexie (acustici, ottici, di lancio di getti d’acqua) che furono effettuati solo dopo l’azione a fuoco e riguardo a questa i colpi avrebbero dovuto essere stati sparati in aria, prima che in acqua.
E’ bene tener presente che in questa vicenda gli attori da considerare non sono solo due, come è stato fatto passare finora e cioè 1) l’India, 2) i marò. C’è un terzo attore ed è quello fondamentale che è stato completamente nascosto ed è costituito dal “datore di ordini”. E’ tale “terzo attore” che deve essere chiamato in causa perché se si accetta l’“immunità funzionale” dei due marò, allora è lo Stato (e cioè gli organi direttamente dipendenti dallo Stato – Ministero Difesa, Stati Maggiori delle Forze Armate) ad essere chiamato in causa circa le responsabilità di quanto accaduto. E ciò, anche per via della mancanza di una qualsiasi inchiesta (ma forse proprio questo è il motivo per cui nessuna inchiesta è stata fatta!). E’ l’indagine che, per quasi tre anni, è stata purtroppo evitata di fare. Ed in tutta questa vicenda l’Italia ha inoltre praticamente fatto sparire la morte dei due pescatori indiani, nemmeno si fosse trattato di due sagome di legno in un “tiro a segno” di un circo.
Totalmente trascurato il problema della grave violazione dei diritti umani subita dai due cittadini indiani, le cui famiglie hanno completamente il diritto di chiedere giustizia (alle famiglie noi riconoscemmo, probabilmente con il meschino fine di tacitamento, una mancia-indennizzo di 150 mila euro circa. Merita ricordare che l’Italia per le vittime del Cermis stabilì il “prezzo della vita” in due milioni di dollari. Merita anche ricordare che l’Italia, nella vicenda del Cermis, perse tre concittadini e chiese il diritto di giurisdizione pur essendo il pilota appartenente agli Usa e quindi con diritto di extra-territorialità. Per inciso anche nel caso Calipari l’Italia chiese di intervenire con la sua giurisdizione. In simili situazioni è probabilmente in questione il tema della “giurisdizione compartecipata”).
Lo scrivente ritiene che l’Italia avrebbe dovuto rivolgere direttamente le sue scuse all’India, così come fece ad esempio il Presidente della Repubblica francese Hollande per una vicenda accaduta in Africa.
Ho avanzato questa richiesta anche al già Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (vedi allegato) e la rinnovo, in questa occasione, al Presidente della Repubblica On. Sergio Mattarella.
P.S.: Sul piano etico è importante tener conto della valutazione sulla vicenda che ha fornito Amnesty International e che è la seguente:
“Non assumiamo alcuna posizione in merito a dove i due fucilieri della Marina Italiana devono essere giudicati. I due militari si trovano attualmente in India a seguito di scambi diplomatici tra i due paesi. E’ nell’interesse della giustizia che i due militari ricevano un processo equo, sulla base di imputazioni commisurate all’azione che sono accusati di avere compiuto, senza ricorso alla pena di morte nè ulteriori ritardi. E’ altrettanto interesse della giustizia che le famiglie dei due indiani uccisi vedano riconosciuto e sanzionate le responsabilità di coloro che hanno causato la morte dei loro congiunti.”

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