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mercoledì, 8 aprile, 2015

Ipotesi per un complotto

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Il co-pilota della Germanwings Andreas Lubitz

L’immagine di quella montagna brulla, ora ricoperta dai miseri resti di un aereo e da ciò che rimane di un’umanità che viaggiava spensierata ed ignara del dramma che stava abbattendosi sulle proprie teste, è lì, muta, silenziosa, stracolma di un dolore, impossibile a potersi esprimere con umane parole. Silenzio, orrore e pianti, a cui sinora nessuno è riuscito a dare, un sia pur minimo barlume di razionale spiegazione, che non fosse quella dell’assurdo e tragico accesso di follia, di uno dei tanti Lubitz qualunque, che, come compassati automi si aggirano indisturbati per le nostre occidentalissime e “civilissime” metropoli, pronto ad uscire di testa e ad esplodere, da un momento al’altro, senza alcun cosciente preavviso. Certo, ora è il momento del rimpianto, del ritrovamento di malconce scatole nere e di altrettante malconce e deformi verità, pronunciate a mezza bocca, quasi a voler esorcizzare la terribile realtà che potrebbe venirne fuori. Oh certo…si è trattato di un accesso di follia, quella “follia” con cui oggidì si liquida e si giustifica con estrema faciloneria, tutto ciò che ad un’opinione pubblica intorpidita da decenni di “politically correct”, non paia costituito da quella rassicurante ed insipida, cartesiana razionalità, che come una rosea carta-regalo, sembra avvolgere l’intera realtà. Tanto per cominciare, la Lufthansa sapeva del grave stato depressivo, in cui il giovane co-pilota versava, eppure ha lasciato correre. Anzi. Sembra che i certificati medici stracciati, ritrovati nella sua abitazione, siano rimasti carta muta. Ovverosia, i sanitari che lo hanno visitato, constatandone il grave stato depressivo, si sono stranamente ben guardati dall’informare tempestivamente la linea aerea, presso cui il Lubitz lavorava, dell’esistenza del concreto pericolo per l’integrità dei passeggeri di un qualsivoglia volo, rappresentato da quello strano pilota. Disattenzione o cosa? Altra bizzarria di tutta questa assurda vicenda. La presenza nel cuore pulsante di un aeromobile ad uso civile, rappresentato dalla cabina di pilotaggio, di due sole persone alla guida, così che, se uno dei due, per un qualunque motivo, si fosse allontanato, l’altro avrebbe tranquillamente potuto fare ciò che voleva. La qual cosa, si è poi verificata in tutta la propria tragica “magnitudo”. A dar retta a tutte quelle persone che parlano per schemi mentali banali e preconfezionati, ci verrà risposto all’istante che di “regolamenti di volo internazionali” si trattava e certo non di arbitrarie decisioni, visto che, in un volo aereo, nulla dovrebbe esser lasciato al caso… E’ questo che ci preoccupa, per l’appunto. I criteri che dovrebbero ispirare le misure di sicurezza all’interno degli aeromobili e che sembrano non tener assolutamente di conto, quanto accaduto con l’11 Settembre. Menefreghismo e mala fede, sembrano andare di pari passo con una gestione effettuata un po’ troppo “alla leggera” e la cui causa portante va, innanzi tutto, ricercata nelle politiche neoliberiste e nella forsennata ricerca di un risparmio a tutti costi che permetta alle compagnie aeree, con costi di gestione ridotti all’osso, dei guadagni spropositati, costi quel che costi. Sebbene nuovi (in apparenza…) la maggior parte degli aviogetti delle varie linee low-cost ed il personale annesso, sono spesso impiegati in turni di lavoro massacranti e praticamente senza soste, a detrimento della sicurezza dei voli. Il tutto, accompagnato dalla realtà di passeggeri che, una volta passati i vari check-in e controlli bagagli, si trovano all’interno dell’ambiente di un aeromobile, trasformato in una specie di terra di nessuno, privo della presenza di una qualsivoglia organizzazione di sicurezza, che non sia quella della tombale chiusura della porta della cabina di pilotaggio. Ma è solo questione di una alquanto maldestra propensione al risparmio da parte delle compagnie, o c’è qualcos’altro? Certo è che la caduta dell’aviogetto si è verificata quasi in concomitanza con la strage effettuata in quel di Tunisi, al Museo del Bardo,da parte di un commando dell’ISIS. Né andrebbe dimenticato l’ “annus terribilis” della Malaysian che, con la perdita di ben tre aviogetti ( di cui uno misteriosamente scomparso, uno abbattuto nello spazio aereo tra Crimea ed Ucraina, l’altro caduto in mare ed i cui resti, sono tuttora in fase di recupero, sic!) la cui dinamica è, tuttora, ancora poco chiara, costituendo un pericoloso precedente, su cui riflettere. A prestare attenzione a quanto riferito da alcune agenzie di stampa, sembra che di fronte alla domanda di un cronista, su quali fossero le credenze religiose del Lubitz, le autorità tedesche abbiano opposto un secco “no comment”, giustificato, a loro dire, dall’irrilevanza della cosa ai fini investigativi. A vederla così, sembrerebbe quasi che le autorità preposte alle indagini su tutti questi recenti disastri aerei, siano in preda a vere e proprie moralistiche ritrosie nel pronunciare il termine “terrorismo”, a proposito di questi fatti. Forse perché nell’indicare a responsabili di questi atti, una delle varie sigle del cosiddetto terrorismo islamico, si potrebbero rischiare delle reazioni “incontrollate” da parte di un’opinione pubblica europea, già esacerbata da politiche neoliberiste che, della massiccia affluenza di immigrati da ogni dove, sul suolo del Vecchio Continente, hanno fatto uno dei propri punti cardine ideologici ed economici. Immigrazione massiccia equivale ad un altrettanto massiccio abbassamento del costo del lavoro, ad un maggior frazionamento e ad una progressiva dispersione dell’identità etnica e culturale delle varie comunità nazionali che, in tal modo vanno perdendo la coscienza unitaria dei propri diritti. In questo, il terrorismo ISIS costituisce un ulteriore passo in avanti su questa strada. L’intimidire, il minacciare, il destabilizzare, fa parte di un piano volto a fiaccare il morale delle varie opinioni pubbliche nazionali europee che, nel timore di rappresaglie, sempre meno osano opporre una qualsivoglia forma di resistenza al rafforzamento ed all’avanzata di una presenza islamica all’interno dei propri contesti socio economici. Una presenza da intendersi, unicamente, quale espressione di una lobby che, attraverso la propria influenza in loco, sarebbe in grado di aumentare, ancor più, la dipendenza dei paesi europei dalle direttive geostrategiche ed economiche delle monarchie sunnite del Golfo e degli USA. D’altronde, la storia dell’integralismo islamico sponsorizzato da USA, Paesi del Golfo, Israele e satelliti “occidentocentrici” vari, non è certo una novità ed è andata ripetendosi nel corso dei decenni, nei vari contesti attraversati da tensioni di questo tipo, dalla Bosnia all’Afghanistan, passando per Iraq, Siria, Libia e compagnia bella. Ma c’è un lato che, se vogliamo, rende questa vicenda ancor più tragica ed oscura. Al pari di altri precedenti di questo genere, quello del pilota tedesco è stato un omicidio-suicidio che, ci pone di fronte alla domanda sull’esatta natura di questi gesti che, oggidì, sembrano andare per la maggiore. Persone totalmente anonime nella propria normalità, giovani, padri di famiglia, madri, si trasformano d’improvviso in belve assassine che, nei propri “raptus”, finiscono con il coinvolgere vite innocenti, in una sequela che ha come proprio degno finale, il quasi rituale suicidio del protagonista. Esponenziale aumento del disagio sociale, con la corrispettiva perdita di senso e valore per la vita umana o cos’altro? Da tempo si va vociferando di tecniche occulte di condizionamento psicologico, messe a punto inizialmente dagli Stati Uniti (il cosiddetto Piano Monarch, sic!) e dall’ex URSS, per arrivare alla creazione di veri e propri soldati-automi, in grado di combattere ed uccidere senza provare alcun dolore o sensazione, dopodiché, con la fine dell’URSS e l’avvento del dominio globale USA, autonomamente sviluppate da “Lor Signori”, al fine di arrivare alla totale manipolazione delle coscienze a livello planetario. Un mondo di automi decerebrati, mossi unicamente da un belluino istinto per il consumo. Un ordine sociale, mantenuto con la diretta eliminazione fisica di chi può disturbare, da parte degli stessi cittadini-automi, senza il bisogno dello scomodo e costoso intervento, di pubbliche autorità. Oppure il poter scatenare subitanei attacchi di insensato caos e violenza, al fine di poter giustificare qualunque provvedimento restrittivo della libertà. Ordo ab Chaos, dunque. Un Caos globale, accompagnato dalla progressiva perdita di significato delle grandi narrazioni ideologiche novecentesche, ora sostituite dall’apparire sul proscenio, di una ben più inquietante realtà, rappresentata dalla sempre maggior presenza di quelle che, con un vecchio termine, frutto della sociologia applicata al campo giuridico, potremmo definire come psico-sette. Movimenti o gruppi imperniati su parole d’ordine molto semplici, assurte a livello di maniacale ritualità, espressione di un capo o di un gruppo ristretto di cui, inizialmente, solo pochi fanno parte. Qui non vi è né dibattito interno, né studio o ricerca critica, né traccia di costrutto ideologico, bensì incondizionata aderenza a qualsiasi prescrizione venga impartita. Si agisce, commettendo le peggiori nefandezze, alla stregua di automi, senza alcuna traccia di coscienza, rimossa dalla presenza della setta, alla quale si può acriticamente sacrificare la propria vita. Logge deviate, sette sataniche, forme di pseudo religiosità fai-da-te ed altre ancora, rappresentano le principali espressioni organizzative di questa silenziosa presenza dalla quale, però, non andrebbero escluse a priori le varie sigle del più recente terrorismo islamico. Gli spaventosi ed indiscriminati massacri che hanno avuto la firma di questi gruppi, denotano una modalità di azione che non si discosta molto da quanto poc’anzi descritto, anzi. Il sospetto è che, determinate organizzazioni agiscano e si muovano, secondo un’agenda già abbondantemente predeterminata. E dunque, il massacro dell’Airbus potrebbe essere il risultato di una delle cause precedentemente indicate o, ancor peggio, della concomitanza e della coincidenza sinergica di tutte assieme. Ma, poiché qui stiamo semplicemente navigando nel regno di ipotesi (anche se in verità molto realistiche…) rimane, forte, la presenza di un dubbio che sembra voler assaltare in ogni momento, qualunque granitica certezza. E se le sigle del terrorismo islamico, fossero solo una maligna trovata dei Poteri Forti? E se quei massacri attribuiti a quei gruppi fossero, invece, solo una montatura propagandistica occidentale? E se la strage dell’Airbus sia stata causata unicamente dalla gestione un po’ troppo sbarazzina, della German Wings? Ed ancora, tanti altri interrogativi, senza risposta…Di veramente tangibile, per ora, accanto all’immagine di un immane disastro, solamente il dolore delle vittime e l’immagine di un’Europa che, al di là delle belle parole e del solito latrare buonista e pietista, è rimasta, ancora una volta, vergognosamente al palo.

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