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domenica, 1 marzo, 2015

28 febbraio a Roma: ora serve l’unità

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Matteo Salvini, Roma

Matteo Salvini a Roma

Nessuno dovrebbe negare il successo della manifestazione leghista #renziacasa di sabato 28 febbraio a Roma.  La presenza, nella grande piazza del Popolo, di una massa compatta di Italiani, di almeno 60-70 mila persone, assiepate anche sui sagrati delle tre chiese prospicienti, o affacciate dalle balaustre sulle fontane della Dea Roma e di Nettuno, tutt’intorno all’obelisco del Sole, agli ingressi della Porta, di via Ripetta, di via del Corso e di via del Babuino, non è contestabile.  Come non era affatto contestabile la presenza, in almeno la metà della piazza, di romani, individui, associazioni, famiglie, gruppi politici i più disparati.
Naturalmente i grandi disinforma tori di massa hanno anche questa volta chiuso i loro occhi e spacciato numeri a vanvera: dai “500” (sic!) sballottati da “un testimone oculare”, ai 30 mila descritti da ‘autorevoli’ reporters. Tanto che l’indicazione – che è per antonomasia parziale, sempre – della polizia, su 50 mila presenti, è diventata la più sincera. La disinformazione si è poi prodotta in lungo e in largo con un peana di ridicole cifre gonfiate per descrivere corteo e manifestazione dei veteri “antifà”, permessa a ridosso del centro storico dal sindaco Marino, con Moni Ovadia in testa,  bene attenti a lasciare decine e decine di metri quadrati di spazio libero tra loro per allungare il “colpo d’occhio” e quindi il numero di partecipanti. 15-20 mila per i più rosei addizionatori.
Questo il contorno di immagine e di commento mediatico.
Ma è nella sua sostanza politica che la manifestazione di piazza del popolo ha segnato uno spartiacque di popolo e l’inizio di una concreta costruzione di una potente alternativa ai governi della miseria che hanno condotto l’Italia ad una crisi culturale, economica e politica senza pari.
Diciamolo subito. Non tutto il programma di questa nuova Lega, ma gran parte di quanto dichiarato dal palco alzato sotto il Pincio, è stato di per se stesso un buon avvio sulla giusta strada per rifare l’Italia. Ora sta ai cittadini, a chi ha aderito e sta partecipando a questa mobilitazione del popolo italiano, sostenere il cammino comune – tanto – e avanzare quelle proposte alternative e praticabili per rendere ferrea e ben consequenziale la tattica offensiva agli obiettivi strategici di liberazione e indipendenza.
Difesa della famiglia, crescita demografica, sovranità monetaria, politica, militare, sostegno ai produttori, al lavoro, giusto prelievo fiscale al 15% per tutti, legalità, tutela dell’identità culturalee blocco dell’immigrazione, solidarietà con i popoli che pretendono l’autodeterminazione, il no alle svendite delle industrie strategiche nazionali, il no alle guerre “umanitarie” che nel Vicino Oriente hanno distrutto vincoli di amicizia e fatto emergere alternative di terrore, una nuova Europa che non può che comprendere la Russia, sono tutti indirizzi essenziali per la rinascita.
Argomenti generali, fondamentali, che, tuttavia, stridono con minimali o minoritarie – ma pur sempre con una patina di ufficialità – prese di posizione o accenni a libertà interne da conculcare con mandati in bianco alla repressione, a idee fallaciane e atlantiche e sioniste di supremazia di un Occidente che nella realtà storica sta annaspando nel fango della sua teoria di “scontro delle civiltà” costruita a tavolino, alleanze tattiche con gruppi che rappresentano solo se stessi.
E proprio la presenza di Matteo Salvini, non soltanto nella piazza del Popolo, ma nei convegni romani di forze territoriali e culturali che hanno preparato l’evento – pensiamo all’incontro all’Universale (detto “dei professori”) dopo i vari convegni precedenti (con Ida Magli e altri intellettuali pronti a passare dalle idee all’azione), a quello più recente di  martedì 24 con le costituende “Lega Romana” e “Lega Nazionale” e a quello di sabato 28 mattina, al “da Feltre”, organizzato da “iltalebano”, “riva destra” e “generazioneidentitaria”, con la partecipazione di Pietrangelo Buttafuoco e lintellettualedissidente e dei rappresentanti tedeschi di Pegida, francesi del Bloc Identitaire e di tanti nuclei nazionali) – fa ben sperare nella concreta possibilità di formare e portare avanti un programma comune più coeso.
Per raggiungere in tempi brevi questo obiettivo, la parola d’ordine non può che essere una, “unità”. Unità di intenti, unità di energie.

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