Spread the love

Spread the love

" />
martedì, 5 maggio, 2015

Salvini, la Lega Nord e una Lega Nazionale

Spread the love
Matteo Salvini, Roma

Matteo Salvini a Roma

Certo, ha suscitato una viva impressione vedere Piazza del Popolo, a Roma, riempita all’inverosimile per un uomo della Lega. Di quella Lega che, fino a poco tempo fa, era dai più considerata e percepita quale presenza ostile alla Città Eterna ed al resto dell’Italia peninsulare in genere, dalla Linea Gotica tosco-emiliana in giù. D’altronde, la vecchia “gestione” bossiana del movimento, tutta boutade e sparate, accompagnata da alcune inequivocabili sortite del suo ideologo, Gianfranco Miglio, lasciava veramente poco spazio ad un’ipotesi che non fosse quella di un movimento populista, connotato da un sostanziale ed univoco radicamento regionale. La nuova “gestione” di Matteo Salvini sembra aver sparigliato le carte in tavola. Accantonato il secessionismo, in favore di una visione che veda nel regionalismo ed in certe istanze, un positivo contributo all’edificazione di uno stato nazionale in grado di farsi  garante delle libertà e delle autonomie delle varie realtà territoriali, in un contesto federale, la Lega di Salvini sembra voler compiere un salto di qualità che, in verità, ha molto della vera e propria mutazione del proprio genoma politico. L’intento sembra essere quello di passare da un movimento identitario regionale, animato da venature vagamente liberiste, ad uno sovranista ed identitario a carattere nazionale, in grado di poter competere sullo scenario europeo e su quello mondiale. I contatti con la francese Marine Le Pen e con il leader russo Vladimir Putin, rappresentano la precisa conferma di questo intento. Il “fenomeno Salvini”, sembra aver avuto anche un altro genere di ricadute, iniziando a toccare gli equilibri interni della politica italiana e spostando consensi dall’area “moderata”, (in ispecial modo dall’area del centro destra italo-forzuto ed alfaniano) sulle posizioni più “dure” della Lega, specialmente in materia di immigrazione. Un altro contesto da cui la Lega ha raccolto molti consensi, è quello rappresentato da una grande fetta dell’area antagonista di matrice nazional-rivoluzionaria, la cosiddetta “estrema destra”. Questo perché, facendosi interprete di quelle tematiche identitarie e sovraniste tanto care a quell’area, quali immigrazione, banche, equilibri geopolitici ed altro ancora, Salvini è riuscito a coagulare attorno a sé i consensi di un ambiente che, (parimenti ai propri corrispettivi della sinistra estrema), non riusciva più a generare attorno a sé un genere di consenso che non fosse  esclusivamente di nicchia, rimanendo confinato ad un approccio di tipo giovanilistico o di matrice più metapolitica e formativa, come nel caso delle innumerevoli riviste, testate (cartacee oppure on line) ed annessi circoli, di orientamento più o meno nazional rivoluzionario ed identitario, tuttora presenti sulla scena. Il fatto che la destra radicale italiana, contrariamente a quanto accaduto nel resto d’Europa, non sia mai riuscita a coalizzarsi, è imputabile ad una serie di motivi squisitamente “genetici”, primo tra i quali, l’incapacità a fare i conti con l’esperienza del Ventennio, senza dover dar luogo a quanto mai controproducenti contorcimenti ideologici, affiancato da un retaggio di anarchico individualismo, esasperato dalla attuale tendenza epocale ad una centripeta settarizzazione dei movimenti di matrice antagonista.

La Lega di Salvini sembra così voler assurgere alla funzione di vero e proprio contenitore-catalizzatore, in grado di tradurre in concreta prassi politica, tutte quelle istanze sinora rimaste ancorate ad una dimensione marginale. Siamo dunque all’alba di una rivoluzione epocale? Si va finalmente prospettando la nascita di un unitario movimento identitario e sovranista, anche in Italia? O siamo di fronte all’ennesima bolla elettorale, come va già affermando qualcuno? Diciamo pure che di fronte a qualsiasi entusiastica prospettiva, il condizionale è d’obbligo. L’ambizioso progetto di conglomerare tutta l’area del centro-destra e le sue ali più “estreme”, in un soggetto politico dalle motivazioni e dalle istanze omologhe al Front di Marine Le Pen, potrebbe andare incontro al rischio di venire riassorbito in quella melassa di moderatismo, rappresentato dal residuo berlusconismo che, tra alterne vicende, riesce a tutt’oggi a tirare le fila del nostrano moderatismo “destro positivo”. Un fatto che abbiamo già visto verificarsi con la Lega di Umberto Bossi, negli anni del governo Berlusconi. Altro elemento da non sottovalutare. Credere che i Poteri Forti (alta finanza, etc.) ed i loro manutengoli, lascino scalare impunemente il potere ad uno che, almeno nelle intenzioni, potrebbe seriamente sparigliar loro le carte in tavola, è quanto di più ingenuo possa esservi. Per ora, alle urla scandalizzate delle prefiche del buonismo, Lor Signori hanno risposto mandando avanti i prezzolati dei cosiddetti “centri sociali”, poi si vedrà….La stessa questione di Tosi sembra non essere esplosa proprio per caso, in un momento come questo. Altra ipotesi. Renzi riesce a portare a fondo il suo programma di “riforme” e svendite, tanto care agli ambienti degli eurocrati di Bruxelles e dell’alta finanza. A quel punto, a giochi fatti, potrà presentare il proprio conto chiedendo a costoro massimo appoggio e posizioni di rendita politica tali che, allo scadere del suo mandato risulterà veramente difficile scalfire il potere del PD, di Repubblica, degli Scalfari e dei De Benedetti vari. Per questo, il governo Renzi non deve assolutamente arrivare alla fine naturale del proprio mandato, pena la marginalizzazione “ab aeterno” di qualunque seria forza di opposizione politica. Va detto che, ahimè, Renzi se la sta giocando fin troppo bene. Il ruolo di mediazione per la questione ucraina, al pari delle aperture a Putin, il gioco mediatico all’ottimismo sui dati economici, in tandem con Draghi, l’adesione simil-critica alle politiche europee, accanto al mantenimento di un buon rapporto con la Merkel, sono solo alcuni degli esempi più lampanti sulla capacità di giocare su due tavoli allo stesso tempo che, di Renzi, rappresenta per ora, il vero ed unico punto di forza. Altro elemento da non sottovalutare. L’assetto, a livello nazionale, del “movimento-partito” Lega, per ora sembra essere afflitto da un insanabile dualismo. A nord un movimento territorialmente ben strutturato, per lo meno a livello di quadri intermedi, al centro-sud una situazione nebulosa, un partito “leggero” a cui hanno, per ora, aderito una galassia di movimenti e sigle, delle più disparate. L’idea di una gestione “orizzontale” del movimento leghista nel centro sud, non sarebbe male se non fosse per il pericolo di infiltrazioni e “salite sul carro” di gente che, con certe idee, poco o nulla ha a che vedere. Gente che, fino a poco tempo fa, non molto diversamente dai propri omologhi di “sinistra”, proclamava e vomitava buonismo in dosi massicce, mentre ora sembra aver ritrovato grinta e smalto perduti in anni lontani. Gli annunci delle adesioni dell’ultima ora, da parte di non pochi personaggi pubblici, a loro dire, stufi del centro destra, al pari delle molte “strane presenze” notate in Piazza del Popolo, non fanno che riconfermarci il timore di una massiccia migrazione, dai fragili lidi di un centro destra sempre più confuso, ma sclerotizzato nei propri equilibri, al più sicuro approdo in un movimento nuovo, in cui appropriarsi di posizioni di rendita sia cosa più facile. Con il rischio della incontrollata proliferazione di nuove “mafie capitali”, con tutto il loro strascico di corruttele, criminalità, a cui farebbe da coronamento, la “debacle” finale e senza riserve, di una grande opportunità politica. Di contraltare, la gente in Italia ed in Europa, si sta stufando. Le politiche economiche neoliberiste, con tutto il loro portato di sperequazioni, crisi ricorrenti, diktat e trojke, le politiche del buonismo internazionalista a tutti i costi, stanno portando l’opinione pubblica all’esasperazione, in Francia, ma anche in Olanda, Gran Bretagna, Svezia, Danimarca e tanti altri paesi europei. La stessa possibilità di un ulteriore trionfo Lepenista in Francia, potrebbe far cambiare in modo drastico gli equilibri europei e mondiali, imprimendo un primo, significativo stop, alle vampiresche pretese di Lor Signori. Certo, il far politica con realtà differenti dalla propria, è cosa ardua e difficile. Non sempre le visioni possono coincidere alla perfezione.

Qualcuno ha contestato il linguaggio sin troppo esplicito e semplice del leader leghista, al pari di certe uscite riguardanti la politica estera (per esempio, il disaccordo con il giusto riconoscimento della Palestina come Stato, sic!), dimenticando che l’edificazione di un movimento popolare trasversale ed orizzontale, non può non passare attraverso fasi di iniziale confusione, seguite da chiarificazioni, riaggiustamenti e dibattiti che non ne dovranno mai, però, arrivare a snaturarne le linee guida, imperniate sulle due parole d’ordine di Sovranità ed Identità, di contro alla “liquidità” ed allo sradicamento, eletti ad ideale di vita, che l’attuale modello di sviluppo vorrebbe imporci.

Commenti

commento(i). Per commentare, puoi utilizzare sia il tuo account di Facebook o di qualsiasi altro social network oppure puoi sempre "dirci la tua" senza dover utilizzare un tuo account ma semplicemente registrandoti su Rinascita, come indicato in fondo alla pagina.

Lascia un commento

Devi COLLEGARTI per lasciare un commento.