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martedì, 5 maggio, 2015

Matisse Arabesque alle Scuderie

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“Matisse, Arabesque”, alle Scuderie del Quirinale di Roma

Il leitmotiv dell’evento “Matisse, Arabesque”, alle Scuderie del Quirinale di Roma  lo ritroviamo costante nelle parole del pittore stesso: “La preziosità o gli arabeschi non sovraccaricano mai i miei disegni, perché quei preziosismi e quegli arabeschi fanno parte  della mia orchestrazione del quadro”.
Dal 5 marzo al 21 giugno 2015 nulla da eccepire per una mostra e per un artista che si è presentato sulla scena parigina del Novecento come fauvista, esponendo al Salon d’Automne del 1905 insieme ad André Derain, Maurice de Vlaminck, Henry Mauguin e Charles Camoin. Il giovane Pablo Picasso, pur avendo una pittura affine, rimase fuori  dal movimento per “un accento maggiormente ideologico”.
Curata da Ester Coen, la rassegna vuole dare con oltre 100 opere, di cui alcune provenienti dai maggiori musei del mondo, un’idea delle suggestioni che l’Oriente ebbe nella pittura di Henri Matisse con i suoi artifici, i suoi arabeschi, i suoi colori. L’Oriente dell’artista “suggerisce uno spazio più vasto, un vero spazio plastico” e offre un nuovo respiro alle sue composizioni, liberandolo dalle costrizioni formali, dalla  necessità della prospettiva e della “somiglianza”, per aprire a uno spazio fatto di colori vibranti, a una nuova idea di arte decorativa fondata sulla possibilità  di superficie pura.
Coloro che si aspettano di vedere un Matisse pittore a tutto tondo rimarranno delusi, pur davanti a un’esposizione nutrita e ben articolata nelle varie sezioni che accoglie.
Le ballerine del Grand Palais di Parigi ci sono e si intravvedono come in tanti fotogrammi, occasionalmente disarticolate. Le pitture, tutte di stampo fauviste, si sostanziano di colori  primi con pochi accenni di complementarietà, eludendo  volutamente le fughe e i piani compositivi, dando al rappresentato soltanto funzione ascensionale.
Tutto appare tessuto e orchestrato quasi occasionalmente se non conoscessimo la mano felice di Matisse che nel disegno primeggia con morbidezze e vellutature di tratto, tipiche soltanto di un artista dalla risonanza internazionale.
Il paragone con Picasso è inevitabile, anche se la pittura moderna del Novecento s’impernia tutta intorno a questo genio, al pittore destinato per volontà familiare alla commercializzazione delle stoffe. Infatti discende da una famiglia di tessitori, e acquisisce  sin da giovane un’incredibile dimestichezza con la lunga tradizione della filatura del Nord della Francia, le cui tecniche e i motivi decorativi sopravvivono in lui ben filtrati, con suggestioni tutte orientaleggianti.
Nato nel 1869 a Le Cateau Cambrèsis, si trasferisce a Parigi nel 1891 seguendo inizialmente i corsi di Bouguereau, per poi passare allo studio di Gustave Moreau, suo insegnate anche  all’Ecole des Beaux-Art del 1885 al 1899.
Le sue opere al Salon d’Automne del 1905, dalle tinte piatte e stridenti aprono, come già riportato, la stagione dei “selvaggi” tra lo sgomento di pubblico e di critica. I suoi continui viaggi in Marocco nel tempo produrranno tutta quella decorazione sulla quale il francese ha costruito il suo indistruttibile piedistallo artistico.
L’ultimo lavoro che lo impegna fino a poco prima della morte, avvenuta il 3 novembre 1954 a Nizza, è la progettazione per la “Cappella del Rosario” di Vence. Una commissione complessa in cui, oltre alla decorazione totale dell’ambiente, ridisegna l’intero impianto architettonico.
Il catalogo Shira è strumento indispensabile per seguire dettagliatamente l’excursus artistico di questa grandissima personalità. La sua arte, ormai codificata da tutti, ha organizzato e processato tutto il divenire moderno del secolo scorso.

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