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martedì, 4 luglio, 2017

Giorgione. Labirinti del cuore tra Venezia e Roma

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La mostra – chiusura il 17 settembre 2017 con biglietto unico valido 3 giorni – trae ispirazione dall’opera Doppio ritratto, appartenente alle raccolte permanenti del Museo Nazionale del Palazzo di Venezia dal 1919, dal Muratori definita “la Gioconda di Palazzo Venezia”.
Edificato dal cardinale Pietro Barbo, che salirà al soglio pontificio come Papa Paolo II, il palazzo fu donato nel 1564 alla Serenissima che ne fece la sede dell’ambasciata e due secoli dopo all’Austria. Lo Stato italiano, ottenuta la restituzione nel 1916, vi insediò il Museo Nazionale medievale e rinascimentale. Nel 1927, l’allora giovane storico dell’arte Roberto Longhi attribuisce il quadro al Giorgione, artista difficile da mettere a fuoco nel panorama della storia dell’arte italiana, alimentando un dibattito tuttora insoluto.
La mostra intende superare questi interrogativi, accettandone l’attribuzione e utilizzando il dipinto come chiave di lettura dei nuovi canoni ritrattistici del primo Cinquecento, che indagano gli stati d’animo facendone affiorare i sentimenti d’amore. Tale criterio espositivo offre un nuovo paradigma di presentazione di una tela, ricorrendo a una formula seduttiva che segue la scia dei meandri del cuore. In tutte le arti i fermenti culturali veneziani si permeavano della poetica del Petrarca interrogandosi sulla natura dell’amore e Giorgione fu interprete di questi nuovi valori identitari.
Dei due giovani raffigurati, quello in primo piano è trasognato e languido, stringendo in una mano il melangolo frutto della melanconia, l’altro è consapevole di sé. Il percorso espositivo comprende 45 dipinti, 27 sculture, 36 libri a stampa e manoscritti, stampe, disegni e oggetti che, nel loro insieme, descrivono l’evoluzione esistenziale e sentimentale di un’epoca, aprendo un ventaglio innovativo di presentazione delle opere d’arte.
La mostra, che si avvale di una complessità di contributi scientifici di varia provenienza e formazione, si può definire di ricerca, facendo dialogare discipline diverse. Il curatore Enrico Maria Dal Pozzolo è fra i massimi specialisti di pittura veneta fra barocco e rinascimento. Anche il catalogo è impostato come uno strumento di studio, pubblicando gli esiti delle indagini scientifiche realizzate su Doppio ritratto nel 2004-2005; le apposite analisi autoptiche hanno rilevato numerosi “pentimenti” e la riduzione nel corso di un recente restauro delle dimensioni originarie.
Le opere parlano al visitatore, e raccontano i rapporti tra Roma e Venezia anche attraverso i fondali di tessuto sui quali sono esposte (Venezia era la città della seta).
I criteri di allestimento, non più imperniati su un’epoca o un autore, seguono la logica di fare sistema tra musei pubblici, afferma Edith Gabrielli direttore del Polo Museale del Lazio, adempiendo così alle finalità istituzionali di un museo statale. È dislocata infatti in due sedi, Palazzo Venezia e Castel Sant’Angelo dei quali valorizza gli spazi storici e la fruizione delle loro collezioni permanenti. Labirinti del cuore si inserisce nel più ampio progetto di rilancio museologico iniziato con il recupero del giardino del palazzo utilizzato dal 2016 per spettacoli estivi, che prosegue con la valorizzazione delle collezioni permanenti che esaltano la storia.
Ampia la gamma di sussidi per il visitatore: audioguide, un’app col sistema eBeacon con testi del curatore e brani musicali selezionati filologicamente e, novità assoluta, la registrazione del brano estrapolato da uno spartito dipinto nel quadro Ritratto di gentildonna con lira da braccio della Galleria Spada eseguito dall’Ensemble “La Pedrina”.
La sezione di Palazzo Venezia è allestita nell’appartamento Barbo e si conclude nella Sala delle Battaglie dove l’istallazione video sonora di Luca Brinchi e Daniele Spanò con musiche di Franz Rosati “Il giardino dei sogni” proietta in uno spazio bucolico cinquecentesco con la tecnica del video mapping, in un percorso multisensoriale che prelude alla visita alla sezione di Castel Sant’Angelo negli appartamenti papali con opere di Tiziano, Tintoretto, Carracci, Bronzino, Barocci che indagano tutti i sentimenti umani dall’amore coniugale a quello materno, dalla seduzione al dolore vedovile.

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