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domenica, 4 giugno, 2017

Stragi nel Regno Unito. Lo Jus soli colpisce ancora

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Le stragi di Londra e di di Manchester danno un triste avallo ad una constatazione: i killer che insanguinano le nostre contrade sono quasi tutti “cittadini europei”: serpi che ci siamo allevati in seno per assecondare la strategia elettorale di certi partiti alla ricerca di un elettorato di riserva, o per seguire la strategia buonista di chi invoca “uguali diritti” per “i bimbi” nati qui da noi.
E’ stato ripetuto che l’autore della strage di Manchester non è uno straniero ma “un cittadino britannico di origine libica”, come hanno diligentemente spiegato giornali e televisioni.
Come anche, nel nostro piccolo, il potenziale terrorista espulso dall’Italia nei giorni scorsi non è un magrebino in trasferta, ma – abbiamo appreso dai telegiornali – un “italo-tunisino”. Già, perché – anche se non tutti lo sanno – lo “ius soli” è già parzialmente in vigore anche in Italia. La “generosa battaglia” di certa sinistra mira soltanto a renderlo automatico, alla nascita, senza neanche il disturbo – attualmente richiesto – di fare una domanda per ottenere la cittadinanza italiana «entro un anno dal raggiungimento della maggiore età» (art. 4 sub 2 della legge n. 91 del 1992).
Dopo di che, ottenuta la cittadinanza, il baldo marocchino (o afgano, o senegalese) potrà non soltanto votare alle elezioni, ma anche partecipare ai concorsi pubblici, contendendo legittimamente ai nostri figli i pochi posti di lavoro sopravvissuti all’Unione Europea ed alla globalizzazione. E ciò non perché qualcuno ce lo abbia imposto, ma perché lo hanno liberamente deciso i deputati che noi abbiamo democraticamente eletto. Cose da manicomio!
Ma tutto questo è niente, al confronto delle implicazioni di carattere culturale (nell’accezione più vasta del termine) che comporta la convivenza forzata con una cospicua componente della popolazione immigrata, quella musulmana. La cultura europea, la civiltà europea, il sentire europeo sono inequivocabilmente agli antipodi della cultura, della civiltà, del comune sentire del mondo islamico. E non per un fatto di arretratezza di quel mondo, non perché – come talora si sente dire – i musulmani ragionano come ragionavamo noi mille anni fa; per cui – è sottinteso – basterebbe aggiornarli, modernizzarli o, forse, soltanto democratizzarli per renderli integrabili nella società europea. Non è assolutamente così: i musulmani (fatte le debite eccezioni, s’intende) non sono integrabili nella società europea per il semplice fatto che non vogliono integrarsi. Non vengono qui da noi per “diventare” italiani, francesi o tedeschi. Ma per mantenere la loro identità religiosa, culturale, etnica, per riunirsi in comunità ermeticamente chiuse al mondo esterno, giudicato alieno, corrotto, peccaminoso, “infedele”. Molti di loro – e non soltanto quelli dell’ISIS – vengono per conquistarci, per dominarci, per sottometterci al loro credo e alla loro cultura.
D’altro canto, questo è il modello con cui gli arabi hanno conquistato mezza Africa e una buona fetta dell’Asia, soggiogando popolazioni che arabe non erano, colonizzandole culturalmente, con la loro religione e con la loro lingua. E questo è il modello con cui l’Islam ha tentato già in passato di conquistare l’Europa, con le invasioni medioevali delle nostre terre meridionali (Sicilia compresa); e più tardi con i turchi, che – non dimentichiamo neanche questo – fino agli inizi del secolo scorso tenevano saldamente la riva orientale del mar Adriatico, a poche braccia di mare dalle coste italiane.
Fingere di ignorare tutto ciò e legiferare come se tutti i popoli del mondo fossero uguali, omologati dal “politicamente corretto” e magari accomunati dallo strano sincretismo religioso di papa Bergoglio, è semplicemente da pazzi. Se il nostro disegno (e per “nostro” intendo quello che appartiene al nostro governo e più tenuamente agli altri governi europei)… se il nostro disegno – dicevo – è soltanto quello di salvare esseri umani… ebbene, salviamoli. Ma, subito dopo, rimandiamoli a casa loro. E, se a casa loro non si trovassero bene, mandiamoli in qualche paese ove potrebbero trovare una accoglienza compatibile con il loro sentire. Questo vale per tutti i migranti, ma soprattutto per i musulmani, che certamente si troverebbero più a loro agio in paesi di religione islamica. Non vedo perché dobbiamo continuare a tenerceli in Europa, con il rischio – purtroppo concreto – che una parte di loro si dedichi all’arte di progettare stragi e attentati.
Una modesta proposta: creiamo un bel “corridoio umanitario” che porti i migranti musulmani in Arabia Saudita, nel Kuwait, nel Qatar, o in qualche altro ricchissimo paese islamico. Le cosiddette “monarchie del Golfo” sprizzano petrolio e miliardi. Che ne impieghino una parte per finanziare l’accoglienza dei loro correligionari, piuttosto che armare “eserciti di liberazione” in mezzo mondo arabo.

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