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venerdì, 26 maggio, 2017

Boschi, Lotti, Carrai & Ledeen. Il Giglio Magico

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Definizione derivata dagli antichi rituali della magia cerimoniale, nel politichese odierno il “cerchio magico” sta ad indicare una cerchia di potere ristretta ed esclusiva, formata dai fedelissimi di un leader politico. Nel tempo, la locuzione è stata talora alterata, specie in riferimento alla provenienza geografica del “capo”. Così, durante il quinquennio bersaniano al vertice del PD, si parlò di “tortellino magico”. E adesso, con riferimento alla provenienza fiorentina di Mattacchione Renzi, si parla di “giglio magico”.
Ma chi fa parte del “giglio magico”? La folla di ministri e sottosegretari toscani? La più ampia pletora dei figli di Leopolda? I vertici del sottogoverno e del sottobosco dei consigli d’amministrazione? O anche le truppe di rincalzo arruolate nelle altre regioni? Personalmente, opto per una ipotesi minimalista. Se per “giglio magico” si intende la cerchia ristretta dei fidatissimi, questi non sono che tre: Luca Lotti, Maria Elena Boschi e Marco Carrai. Nomi molto noti, i primi due; meno noto – ma assai più importante – il terzo.
Andiamo con ordine. Di Luca Lotti il grande pubblico italiano non si era praticamente accorto fino all’esplodere dell’affare CONSIP, quello che – a torto o a ragione – ha visto coinvolto anche il padre del Vispo Tereso. Ma gli addetti ai lavori lo conoscevano bene. Così – ai tempi del suo esordio nel governo dei boy-scout – “Il Foglio” lo presentava ai lettori: «il braccio ambi-destro di Renzi, l’unico autorizzato a parlare in nome del capo, l’unico che se-parla-è-come-se-parlasse-Lui.» Lotti, dunque, inizia la sua esperienza governativa come Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nonché responsabile del Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica.
Quando Renzi è costretto a lasciare Palazzo Chigi, la sua permanenza (o meno) al Sottosegretariato alla Presidenza del Consiglio viene assunta come prova della reale indipendenza (o meno) di Gentiloni dai condizionamenti del suo predecessore. Lo ricordavo su “Social” del 16 dicembre 2016: «La composizione del nuovo governo ci dirà se Gentiloni sarà soltanto un paravento del Vispo Tereso o se avrà un profilo autonomo, più “mattarelliano”. La cartina di tornasole sarà la riconferma o meno di Luca Lotti nel ruolo di Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Lotti è l’alter ego di Renzi ed il suo vero Avatar, l’uomo che dovrebbe restare al suo posto per gestire la tornata primaverile delle nomine negli Enti pubblici, pilastro fondante del potere assoluto renziano. Se Lotti resterà al suo posto, sarà chiaro che Gentiloni si è rassegnato a fare l’Avatar numero due; se Lotti sarà costretto a sloggiare, allora vorrà dire che il nuovo esecutivo sarà più libero dalla fastidiosa invadenza della monarchia renziana.»
Le cose andarono poi come tutti sanno: Renzi diede una mischiatina alle carte, Lotti venne promosso Ministro dello Sport, ma al suo posto fu nominata Maria Elena Boschi, la fatina dagli occhi turchini. Come a dire che, con qualche cambiamento di facciata, il Sottosegretariato-chiave restava sempre in mano a Renzi. La cerulea Boschi, infatti, è anch’essa un petalo del giglio, al pari del riccioluto predecessore. Col Mattacchione è in assoluta sintonia: al punto da essersi anche lei impegnata ad abbandonare la politica nel caso di vittoria dei NO al referendum; ed al punto da avere anche lei cambiato opinione in perfetto sincrono con le decisioni del capo. Di lei si è detto e scritto tanto, ragion per cui evito di dilungarmi.
Potrebbe essere maggiormente utile – piuttosto – spendere qualche parola in più sul terzo elemento, il più importante, ancorché meno noto: Marco Carrai, detto Marchino, imprenditore di successo con amicizie importanti negli USA e in Israele. La più importante di tutte è quella con Michael Ledeen, faccendiere americano legato ai circoli dell’estrema destra neocon, oltre che ad ambienti dei servizi israeliani (e, in passato, anche italiani); personaggio talmente ambiguo che, negli anni ’80, venne allontanato dall’Italia perché “persona non grata”.
Ritornando a Carrai, è stato l’ombra di Renzi per tutta la sua carriera toscana e fino alle primarie: consigliere, consulente, capo della segreteria, fiduciario per la raccolta di fondi, eccetera. Poi, quando l’amico diventa Presidente del Consiglio, Marchino adotta improvvisamente un profilo basso: né Ministro, né Sottosegretario, né titolare di qualche ben remunerato posto di sottogoverno, ma ugualmente presente, ugualmente incombente, ugualmente determinante con i consigli elargiti a “mio fratello”. Mai più in prima fila, diserta il palcoscenico e sfugge ai riflettori, la sua esistenza è nota solo agli addetti ai lavori. Improvvisamente, però, il premier fa il suo nome per un incarico di non molto peso, almeno all’apparenza: quello di “consulente” per la sicurezza informatica del DIS, il coordinamento dei servizi segreti del nostro paese.
Ecco che, a quel punto, da più parti e sembra anche dai servizi segreti americani, si sottolinea l’inopportunità di affidare quella innocente “consulenza” ad un elemento che risulta in stretti rapporti d’amicizia con quel Michael Ledeen, che – già manovratore antiCraxi durante i fatti di Sigonella e Achille Lauro, 1984 – sarebbe stato esplicitamente indicato, così narra “Il Fatto”, dalla CIA come “spia di Israele”. Renzi resiste e insiste. Ma i veti su Carrai sono troppo forti, e alla fine il Vispo Tereso deve rassegnarsi.
Fine della storia. O, almeno, di un capitolo della storia. Vedrete, il Giglio Magico ci riserverà altre sorprese.

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