mercoledì, 17 maggio, 2017

Siria. Le manovre dietro il sipario (e le false accuse)

Un colonnello israeliano, Yusi Oulen Shahak, in forza alla Brigata del Golan, catturato lo scorso ottobre dalle forze armate irachene mentre partecipava ad operazioni terroristiche del Gruppo Tafkiro dell’Is (Stato islamico), sottoposto a lunghi interrogatori dall’intelligence di Bagdhad, avrebbe svelato vari dettagli sulle connessioni tra Isis e Israele Defence Forces su mandato del governo israeliano di Netanyahu. Secondo un’agenzia iraniana il suo numero di matricola sarebbe il seguente: Re34356578765az231434.
La notizia è naturalmente da confermare, mentre lo sporco gioco delle fazioni occidentali (angloamericane, Turchia e petromonarchie del Golfo e presumibilmente Israele) votate in Siria ad una frammentazione/spartizione del Paese e alla defenestrazione del presidente Bashar al Assad, è noto da tempo. A Washington la fazione “proIsis” è stata notoriamente composta dal generale David Petraeus (ex comandante invasore dell’Iraq ed ex capo Cia), dal gen John Allen (nominato dal presidente Obama alla guida della cosiddetta coalizione antiIsil – Stato Islamico dell’Iraq e del Levante, partecipata da Hillary Clinton) e fautore i una no-fly zone ai confini siro-turchi. Manovra sventata dall’intervento russo a fianco della Siria. Almeno dal 2013 è stato palese l’intervento israeliano anti-Assad (e quindi pro Is). I ripetuti bombardamenti israeliani in territorio nazionale – comandi militari, aeroporti – siriano ne sono la riprova. Il progetto anti-siriano della fazione occidentale, secondo un desecretato (grazie all’associazione Judicial Watch) documento del Pentagono, prevedeva “la possibilità di insediare un dichiarato o non-dichiarato Territorio Autonomo Salafista nella Siria orientale(Hasaka e Deir ez Zor)… per isolare il regime di Damasco e bloccare l’espansione sciita (Iraq e Iran)”. Tale piano era lo stesso già in agenda per Petraeus, Allen e naturalmente ben accetto a Tel Aviv. Che quest’ultima capitale abbia interesse alla destabilizzazione siriana è arcinoto anche all’Onu. I documenti delle organizzazioni Onu dedicate a controllare lo status quo ai confini di Israele e nei territori palestinesi occupati (UNDOF) già nel dicembre 2014 avevano reso noto un piano israeliano di appoggio ai terroristi di An Nusra (filiazione di al Qaida) con vari contati nei 18 mesi precedenti e il rapporto era stato inoltrato allo stesso Consiglio di sicurezza delle NU, nel più tombale silenzio dei media embedded internazionali.
Come rivelato dall’analista nordamericano William Enghdal, l’interesse israeliano alla spartizione della Siria non è puramente “politico” – di qui sia i bombardamenti fin quasi alle porte di Damasco e sia gli innumerevoli raid nel Libano del Sud e nei territori ai piedi del Golan rimasti sotto la sovranità della Siria e controllati anche da Hizbollah, nonché le pressioni perché l’Onu ritiri i 1200 osservatori dell’UNDOF presenti in quelle terre – ma anche e soprattutto economico. Tel Aviv vuole rendere perpetua l’occupazione delle alture siriane del Golan e già con Obama e ora con Trump Netanyahu ha loro chiesto sia l’approvazione preventiva di un’annessione di quel territorio siriano occupato al 1967.
Così si è giunti, il 15 maggio alle accuse di “forni crematori” e “impiccagioni” a Sednaya. Evidentemente inverosimili, ma ben calibrate perattivare ondate di sdegno su spinta dei media asserviti.
E non a caso ha insediato illegittimamente i quei territori una compagnia petrolifera di Newark e del New Jersey, la Genie Energy, supportata dalla israeliana Afek Oil & Gas, concedendo loro prospezioni petrolifere che hanno già documentato ufficialmente – in una conferenza stampa dello scorso 8 ottobre – il rinvenimento di un giacimento petrolifero nel Golan ad una profondità di circa 250 metri…
Per caso, nel Consiglio d’amministazione della Genie Energy siedono signori dal nome Dick Cheney, il neocon già capo della Cia James Woolsey, lord Jacob Rothschild e altri loro pari.

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailFacebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Commenti

commento(i). Per commentare, puoi utilizzare sia il tuo account di Facebook o di qualsiasi altro social network oppure puoi sempre "dirci la tua" senza dover utilizzare un tuo account ma semplicemente registrandoti su Rinascita, come indicato in fondo alla pagina.

Lascia un commento

Devi COLLEGARTI per lasciare un commento.