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venerdì, 17 aprile, 2015

Trecento marines per Kiev. Nel Viet-Nam cominciò così…

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Nel Viet-Nam cominciò così…

Circa trecento (290) paracadutisti Usa – distaccati dalla 173ma Brigata Aerea di stanza a Vicenza, in Italia – sono stati dispiegati in Ucraina, a Javorivky, quali “istruttori” della Guardia Nazionale di Kiev. Il coinvolgimento fisco della forza militare nordamericana nell’attuale guerra civile che scuote l’Ucraina è frutto di un accordo di “mutua assistenza militare” sottoscritto tra l’attuale presidente di Kiev Petro Poroshenko e il vicepresidente Usa Joe Biden.
Oltre ai paràs nordamericani anche 75 addestratori britannici sono stati inviati da Londra a sostegno del regime succeduto – dopo il colpo di Stato di piazza Maidan al precedente legittimo presidente ucraino. Dopo quel golpe, la gran parte delle regioni orientali ucraine di lingua russa avevano deciso o l’indipendenza (Crimea) o di dichiarare la propria indipendenza (Donetsk, Lugansk, ma anche Odessa). Di qui il conflitto armato tra le neonate “repubbliche dell’est” e l’esercito di Kiev, spalleggiato da formazioni miliziane di estrema destra.
La Russia ha espresso il suo rammarico per tali dispiegamenti che, oltre a minare i negoziati di pace in atto a Minsk, non possono che radicalizzare ancora di più il conflitto.
Grave preoccupazione, per questo atto ostile, è stata espressa da Mosca, soprattutto perché inquadrata ad altre manovre occidentali di destabilizzazione della regione ai confini con la Russia. In particolare l’atto viene interpretato come una progressione di minacce verso l’est, il cui culmine è dato dalla decisione nordamericana di installare sistema missilistici lungo tutta la frontiera europea tra Paesi occidentali e Russia, dichiarati essenziali, da Washington, “per la difesa dall’Iran”. Più volte i vertici russi, e in particolare il ministro della difesa Lavrov, hanno dichiarato tale indicazione Usa “uno sbarramento di fumo” per celare “i veri obiettivi del dispiegamento missilistico”, e cioè il contenimento e la minaccia alla Russia stessa.
Tanto più che il recente annuncio di un accordo internazionale con l’Iran – accusato dell’implementazione di un proprio sistema di energia nucleare per usi civili “che potrebbe essere utilizzato per usi militari” – avrebbe dovuto quantomeno far sospendere l’installazione dei missili dal Baltico alla Romania. E così non è stato, anzi: il portavoce Nato Oana Lungescu ha proprio di recente confermato che il programma missilistico andrà avanti nonostante  l’accordo internazionale con l’Iran.
Iran che, tra il 16 e il 17 aprile, ha preso l’iniziativa di dichiarare ai Paesi amici (Russia, Cina, India) – con i quali è legato da un coordinamento in sede Bric – la sua offerta a partecipare a congiuntamente a una “cooperazione di difesa multilaterale” di fronte alla “minaccia Nato”.
Rumori di guerra. Che l’Italia delle Pinotti e Mogherini , appiattita come è a scendiletto degli angloamericani, fannio assai fatica a percepire.

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