martedì, 16 maggio, 2017

Soros & Gentiloni, il Predatore e l’Arlecchino

E’ evidente lo sconcerto e la reticenza che – dalle inchieste giudiziarie sulle ONG, le “benefiche” Organizzazioni Non Governative dedite al trasferimento di masse di schiavi africani e del Terzo Mondo in Italia e sulle triangolazioni dei profitti sul business della cosiddetta “accoglienza”, tra lo Stato, con il CARA di Crotone, la ‘Ndrangheta e la pia cattolica “Misericordia” – in materia di immigrazione clandestina e pratiche negriere, dal trasporto all’accoglienza, vengono osservate da tutti i media italiani.
Salvo qualche timida e forzata informazione sui vergognosi casi ormai emersi e giunti a conoscenza anche delle menti più ottenebrate dalla propaganda “umanitaria” – comunque subito annacquata da una controffensiva variegata (una roboante campagna di pubblicità gratuita e anche a pagamento, a reti televisive e stampa unificate, in favore delle “benemerite” ONG “che salvano vite umane” una immediata visita a Roma del “mecenate e filantropo” per antonomasia, quel Georges Soros tanto caro ai predatori italioti della sovranità nazionale, da Andreatta-Prodi a D’Alema e giù giù fino a Gentiloni) – tutto l’apparato “dirittoumanista”, diretto dal papa Francesco, si è eretto a gran voce a favore delle povere vittime delle inchieste. Che, si badi bene, non sono i paria, i “poveri immigrati da accogliere”, ma chi li organizza, li trasporta e sfrutta: i negrieri, insomma.
Riassumiamo.
Finite nel nulla le precedenti denuncie sul traffico globale di nuovi schiavi (inutile ricordare ad esempio quanto più volte ricordato da queste stesso giornale cartaceo sulle vergognose triangolazioni della Caritas fin dai tempi della crisi dei barconi dall’Albania, traffico di armi per i terroristi del Kosovo incluso, con tanto di sequestro di un carico Caritas finito negli archivi di qualche Procura politicamente corretta), il bubbone delle ONG è finalmente scoppiato grazie al giovane blogger Luca Donadel, che aveva pubblicato su Youtube i tracciati del vergognoso servizio-taxi che preleva i migranti a poche miglia delle coste libiche appena i barconi da lì salpano, e li porta nella “penisola dell’accoglienza”. E ovviamente merito di quelle Procure della Repubblica che hanno avuto il merito di mettersi contro i poteri forti che sostengono l’invasione programmata dell’Italia.
Nonostante il grande turacciolo posto dai media su una corretta informazione su quanto sta accadendo e su crimini connessi, queste inchieste iniziali possono rivelarsi la miccia per una deflagrazione storica. Politica, economica e sociale.
Per adesso quello che è emerso, in Sicilia (ONG, negrieri e scafisti) o in Calabria (Cara di Crotone, Associazione “Misericordia” e parroco cattolico, ‘Ndrangheta) è soltanto la punta dell’iceberg.
Tuttavia, come osserva Michele Rallo nelle sue “Opinioni Eretiche”, “la materia ONG è assai vasta, articolata, sorprendente, piena di angoli bui. E sono angoli bui da cui potrebbe venir fuori di tutto: a incominciare dall’operato di servizi segreti di potenti nazioni (ogni riferimento alla nostra “grande alleata” non è puramente casuale) che spesso hanno agito dietro il paravento di qualche ONG di comodo per operazioni particolarmente sgradevoli, di quelle che comportavano una inammissibile ingerenza negli affari interni di un altro paese. Altrettanto hanno fatto alcune entità private, riconducibili a singoli uomini d’affari che intendevano influire sulle scelte politiche ed economiche di paesi stranieri. Da qui il sospetto che fra quei servizi, quei miliardari e quelle ONG ci sia un particolarissimo rapporto a tre, del tipo che farebbe la felicità di un regista di film alla 007”.
Come già per tutte le cosiddette rivoluzioni arancioni o primavere”, dalla Serbia alla Siria, soprattutto in Ukraina, per esempio, sembra che questa triade (servizi-miliardari-ONG) è praticamente stata la responsabile del colpo-di-Stato che ha portato al defenestramento del Presidente della Repubblica (filo-russo) democraticamente eletto ed alla sua sostituzione con altro elemento che godeva la fiducia degli americani (e dell’Unione Europea), con connesso rischio di terza guerra mondiale. Una crisi modellata sulla falsariga delle varie “primavere arabe” – dalla Tunisia all’Egitto, dalla Libia alla Siria – che hanno sempre visto la presenza di ONG particolarmente attive nel contrastare la politica dei governi che si volevano abbattere, magari con l’ausilio di “eserciti ribelli” anch’essi munificamente finanziati dall’estero.
Perché, allora, non considerare che qualcosa di losco possa nascondersi anche dietro quel misterioso fenomeno migratorio che di botto, a un dato momento – più o meno alla nascita dell’Unione cosiddetta Europea – ha cominciato a scodellare sul nostro Continente milioni e milioni di “richiedenti asilo”? Richiedenti asilo prontamente accolti da governi compiacenti che facevano finta di credere che si trattasse di “disperati in fuga da guerre e dittature”, mentre in realtà – fatte le debite eccezioni – erano e sono soltanto degli individui che vogliono partecipare al benessere dei popoli europei.
È una forzatura ritenere che alcune ONG possano avere parte in una operazione – illegittima e illegale – programmata all’estero per alterare l’identità (etnica, sociale, culturale, religiosa) dei popoli europei, e per scardinare il mercato del lavoro fornendo ai potentati economici una manodopera alternativa e a basso costo?
Certamente no, considerato che alcune ONG sembrano disporre di capitali ingentissimi, la cui provenienza è tutt’altro che trasparente. Le ONG, infatti, solitamente non rendono pubblica la provenienza delle loro risorse, limitandosi ad affermare che queste derivano da donazioni di privati benefattori. Ecco, dunque, far capolino certi strani “filantropi”, di quelli disposti a bruciare milioni di dollari nella campagna elettorale di Hillary Clinton o a profondere cifre da capogiro per sgambettare Putin.
E, quando si parla di siffatti filantropi, il primo nome della lista è certamente quello di tale George Soros, membro dell’influente lobby finanziaria ebraico-americana, con un patrimonio personale di circa 25 miliardi di dollari, capo di una miriade di fondi e fondazioni che gestiscono altri miliardi di dollari, dal Soros Fund al Quantum Fund, alla Open Society Foundation, a una miriade di entità minori sparse nel mondo intero, dall’Ukraina in giù.
George Soros – tanto per non restare nel vago – è quel gentiluomo che nel 1992 ha guidato la speculazione finanziaria contro la lira italiana (ma anche contro altre valute), guadagnando una barca di miliardi e facendone perdere un bastimento a noi tutti: si calcola che la nostra perdita valutaria sia stata in quell’occasione di circa 48 miliardi di dollari, la qualcosa portò allora ad una svalutazione della lira del 30% (ed a contrarre un debito gravato di interessi per coprire tale perdita). Ai giornalisti che gli chiedevano se non si sentisse in colpa per avere disastrato l’economia di intere nazioni, Soros – peraltro condannato a morte in Malaysia per gli stessi crimini, ma dall’Italia, con Prodi mentore, beneficato di una… laurea in economia dall’università di Bologna – rispose: «Nella veste di operatore di mercato non mi si richiede di preoccuparmi delle conseguenze delle mie operazioni finanziarie.»
Naturalmente, si è liberissimi di credere che un uomo che esprima una morale di tal fatta possa essere al contempo un filantropo, cioè una persona che faccia del bene senza un secondo fine. Io non ci credo. Così, quando apprendo che fra gli scopi dell’attività lobbistica del soggetto vi è il sostegno alla immigrazione (con le sue fondazioni “umanitarie” che, toh, lavorano esplicitamente per una “Open Society”…), non posso fare a meno di chiedermi quale motivazione possa essere all’origine di un tale fervore. E poiché, almeno per quanto riguarda l’Italia, la immigrazione è un fattore non richiesto e non gradito, (e così dovrebbe – ma non è – essere anche per un governo che deve pur reperire cifre ingentissime per farvi fronte… poiché – dicevo – si tratta di un quid che ci viene di fatto imposto, contro i nostri interessi oggettivi, non v’è dubbio che ogni attività “promozionale” dell’immigrazione costituisca una indebita ingerenza negli affari di uno Stato – si fa per dire – sovrano.
Tutto ciò premesso, anche a prescindere da eventuali rapporti fra ONG e scafisti, sarebbe utile conoscere i motivi e la trascrizione dei colloqui avuti nella recentissima visita del signor George Soros al nostro Presidente del Consiglio. I soliti pagnocconi affermano che si sia parlato soltanto di questioni economiche, magari con un occhio alla privatizzazione di quel poco di bene pubblico che c’è rimasto. E ciò è di per sé già gravissimo: la predazione delle nostre maggiori industrie strategiche decisa nel ’92 sul panfilo Britannia, voluta da Andreatta, Ciampi, Draghi e le Banche d’usura internazionale, ha condotto l’Italia sull’orlo della bancarotta…
“Tuttavia – conclude il nostro Michele Rallo – non manca chi sospetta che la visita del finanziere al conte Gentiloni abbia avuto anche un altro scopo: quello di fare pressioni perché la fastidiosa inchiesta sull’affare ONG venga in qualche modo arginata.
Fossi nei panni dei magistrati siciliani, qualche notizia sull’incontro Soros-Gentiloni la chiederei”.

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