Spread the love

Spread the love

" />
martedì, 5 maggio, 2015

La bella Dori

Spread the love
King’s Singers

I King’s Singers e la musica vocale all`Accademia di Santa Cecilia (Roma)

Tifo da stadio, anzi da derby, per loro, The King’s Singers, questi sei cantori dalle voci impostate come strumenti che cantano divinamente e che danno un esempio patente delle tradizioni vocali che si formalizzano nei college inglesi, nelle chiese e ovunque sia possibile, segno di un vero amore per la musica fatta insieme. La fondazione di questo gruppo è avvenuta nel lontano 1968 e da allora, pur con gli avvicendamenti inevitabili nel correre degli anni, sono rimasti assolutamente immutati il brio e la capacità di intrattenimento che ne fanno una formazione che si esibisce ovunque nel mondo e lo fa con oltre 120 spettacoli all’anno, sempre all’insegna dell’eleganza, della oculata scelta del repertorio, di un innato humour english style, misura distintiva sempre. La loro ricerca interpretativa si indirizza alla selezione dei brani adatti, poi rielaborati in arrangiamenti ad hoc, ma anche su un affinamento del suono d’insieme, frutto di un’analisi costante che nel corso dei decenni li ha portati ad un proprio peculiare idioma, riconoscibilissimo.
I King’s Singers frequentano abitualmente la stagione cameristica dell’Accademia di Santa Cecilia, dove sono accolti da un pubblico anche di giovani e giovanissimi. Il programma presentato in questa occasione è come un’antologia musicale nella quale si possono individuare cinque grandi capitoli, testimonianza della poliedricità vocale del gruppo e dei diversi campi di indagine nel vasto patrimonio musicale di tutti i tempi. Una delle loro caratteristiche è infatti la facilità con la quale il gruppo passa da un’epoca all’altra, da un genere all’altro, sconfiggendo barriere e frontiere, cosicché accanto al madrigale italiano di cinquecentesca memoria, alla liederistica corale del Romanticismo, alle sperimentazioni di Goffredo Petrassi,  è dato di ascoltare un florilegio di musica pop e di songs della tradizione americana every green. Tutto è affrontato temendo conto di un sorridente, empatico rapporto con il pubblico, costantemente coinvolto da modalità esecutive che fanno ricorso sovente alle strizzatine d’occhio complici.
Ad apertura del programma, il “Trionfo di Dori”, dalla raccolta di Angelo Gardano, edita a Venezia nel 1592, che aveva sotto il comune denominatore di un omaggio alla ninfa Dori, figlia di Oceano, dietro la quale si celava Elisabetta Giustinian, sposa di Leonardo Sanudo, patrizio veneziano che aveva commissionato a ventinove poeti la creazione di ventinove test, che dovevano concludersi con l’esclamazione “Viva la bella Dori” da affidare ad altrettanti compositori, alcuni celebri come Marenzio e Pierluigi da Palestrina o Alessandro Striggio, altri dilettanti ma legati al committente da vincoli di amicizia o parentela. Dopo i madrigali, i King’s Singers inseriscono nel programma anche i sei Lieder a quattro voi miste “Der Erste Frühlingstag (Il primo giorno di primavera) op. 48 di Mendelssohn Bartholdy, composto nel 1839 su testi dei poeti Ludwig Uhland, Nikolaus Lenau e Joseph von Eichendorff. All’insegna della leggerezza e della serenità, i Lieder sono un canto d’amore verso la natura e la sua continua rinascita espresso con fresche armonie che   richiamano la tradizione germanica della musica en plei air.
 
Goffredo Petrassi approda con “Nonsense” del 1952 ad una liederistica vocale in equilibrio tra  la severità del coro a cappella e  il divertissement di poesie come i “limerick”, tratti da “The Book of Nonsense“ dello scrittore illustratore Edward Lear, tradotti in italiano da Carlo Izzo. I limerick sono brevi componimenti umoristici surreali formati da cinque versi a rime fisse (AABBA). I King’s singers hanno fatto ascoltare i primi cinque lieder, dedicati a Luigi Colacicchi e al Coro della Accademia Filarmonica Romana. I titoli sono indicativi del gioco che li sottende”C’era una signorina il cui naso”, “C’era un vecchio musicale”, “C’era un vecchio di Rovigo”, C’era una signorina di Pozzillo” e “C’era una vecchia di Polla”.
Con le “cartoline dal mondo” l’immersione è nella musica dei folksongs, una selezione di multiforme musicalità con arrangiamenti creati appositamente per il gruppo che spazia dalla canzone canadese “Feller from Fortune” ad una ninnananna scozzese, ad un brano in scots, lingua di ceppo germanico che si parla in Scozia di “O, my love is like a red, red” rose del poeta Robert Burns (1759 -1796) amatissimo in patria e tuttora omaggiato. C’è anche una famosissima cartolina dall’Italia con “Nel blu  dipinto di blu” di Domenico Modugno. Anche la grande  e popolare canzone americana    viene riproposta, da “Night and Day” di Frank Sinatra alla immortale “Beguine the begin” di Cole  Porter. Per finire, un bis divertentissimo con una rielaborazione della Sinfonia dal “Barbiere di Siviglia” di Gioacchino Rossini.

Commenti

commento(i). Per commentare, puoi utilizzare sia il tuo account di Facebook o di qualsiasi altro social network oppure puoi sempre "dirci la tua" senza dover utilizzare un tuo account ma semplicemente registrandoti su Rinascita, come indicato in fondo alla pagina.

Lascia un commento

Devi COLLEGARTI per lasciare un commento.