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martedì, 5 maggio, 2015

“Spezzeremo le reni agli scafisti”

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Federica Mogherini

Federica Mogherini, l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza

Spezzeremo le reni agli scafisti. L’Unione Europea intende (almeno a parole) fare sul serio ed inchiodare le truppe degli invasori sul bagnasciuga libico ed impedire ai migranti di partire e di venire sul sacro (si fa per dire) suolo europeo. Che poi è quello italiano. Questo è infatti il vero problema. Siamo il ventre molle dell’Unione visto che la deteriore cultura politica vigente, quella cattolico-comunista alimentata ulteriormente dal prete argentino, vede con favore il melting pot e vuole fare crederci che siamo tutti fratelli anche se le nostre mamme hanno puttaneggiato in casini diversi. In Italia, viene fatto capire agli aspiranti partenti, vige la cultura dell’accoglienza. Realizzata a danno dei cittadini italiani. Parafrasando Ricucci, è facile fare i generosi con i soldi degli altri. Ricucci parlava di un’altra cosa ma alla fine era sempre la parabola del cetriolo e dell’ortolano. Per cui, venghino signori venghino. Del resto pure la magistratura italiana, che è in maggioranza dello stesso orientamento dei catto-comunisti, tende ad emettere sentenze che annullano di regola i decreti di espulsione. Sentenze che danno implicitamente ragione alle pretese degli immigrati che vorrebbero avere un lavoro, una casa, il permesso di soggiorno e un sussidio mensile sempre e comunque. Come se gli italiani non venissero prima. Poi purtroppo ci sono i politici, pure di rilievo (sempre si fa per dire) che vogliono che le case popolari siano date agli immigrati appena arrivati, agli zingari (rom o sinti che siano) invece che agli italiani che hanno pagato le tasse e versato i contributi. E ancora purtroppo ci sono i prefetti che affermano le proprie intenzioni di requisire le case private sfitte e darle ai profughi o immigrati che siano, compiendo in tal modo l’ultima e più ignobile beffa a danno dei piccoli proprietari che verrebbero in tal modo espropriati. La situazione resta gravissima, molto di più quanto ci dicano le stime ufficiali dei cosiddetti “esperti”. La realtà è che o l’invasione viene fermata o i cittadini, italiani ed europei, si incazzeranno di brutto e prenderanno i forconi non già per usarli contro gli immigrati ma bensì contro gli stessi politici. Il vertice europeo ha diramato un comunicato nel quale si parla di “una operazione civile e militare” per distruggere le imbarcazioni degli scafisti, alla quale si aggiungeranno misure di contenimento dei flussi migratori. La svolta militare, in nome del politicamente corretto, non potrà apparentemente essere tale e indicata come tale. Si affermerà quindi che il problema non è tanto fermare l’invasione quanto quella di impedire il traffico di migranti. Se non è zuppa è quindi pan bagnato ma siamo sempre ad una impostazione umanitaria che non esclude l’accoglienza e il “reinsediamento” (ma dove e a spese di chi?) degli immigrati che non smetteranno di venire in Europa e quindi in Italia che è il primo Paese che incontrano sul loro cammino in mare. Renzi, da parte sua, ora che le cose sembrano andargli bene sul piano interno (gli oppositori sono stati messi nell’angolo), si fa forte anche dell’appoggio, non da poco, che sulla questione specifica, gli ha dato Obama, che sarà pure africano ma è amerikano e non può fare un torto all’amico boy scout che gonfia il petto e vorrebbe assumere il comando delle operazioni. Se avanzo seguitemi eccetera. Resta da vedere cosa accadrà quando le navi europee si presenteranno nelle acque libiche usando i cannoni e quando gli aerei colpiranno le basi e le imbarcazioni degli scafisti. I quali, legati alle varie milizie che imperversano in Libia, non potranno che reagire. Il governo di Tripoli, non ancora riconosciuto dalla comunità internazionale, affermazione che significa non riconosciuto dagli “atlantici” che hanno rovesciato Gheddafi, ha garantito la sua cooperazione per colpire gli scafisti. E questo vuol dire che il governo libico non controlla il proprio territorio e che la sua collaborazione servirà a ben poco.

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