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lunedì, 13 febbraio, 2017

Ugl, la Caduta

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Prendiamo a prestito il titolo di un famoso film di qualche anno fa (La Caduta, diretto da Oliver Hirschbiegel), per descrivere gli ultimi avvenimenti in casa Unione Generale del Lavoro. La caduta trattata nel film è rievocativa degli ultimi giorni dell’eroica difesa di Berlino e della fine, per debellatio, del Nazionalsocialismo. Quella odierna qui evocata, disonorevole e ignominiosa e da noi impropriamente accostata all’altra, ma solo per quanto attiene al titolo, riguarda invece il tristissimo epilogo morale della storia della ex Cisnal. Infatti, la notizia pubblicata dal Corriere della Sera del 26 gennaio scorso e, via via, rimbalzata sugli altri quotidiani, anche on line (Il Fatto Quotidiano, Libero, L’Ultima Ribattuta, Affari Italiani, ecc.), riguardante “l’avviso all’indagato della conclusione delle indagini preliminari” emesso dalla Procura della Repubblica di Roma, a conclusione delle indagini iniziate nel 2014, nei confronti del duo Polverini-Cetica (ex segretari Ugl e tuttora facenti parte della stessa organizzazione; la Polverini membro del Consiglio Nazionale, il Cetica presidente ENAS, l’ente di patronato della Ugl), indagati per reato di cui agli art. 81 cpv., 110, 646, 61 n. 11 c.p., ha riacceso l’attenzione e la nausea di chi, forse troppo frettolosamente, aveva già archiviato l’inchiesta “Giovanni Centrella & C.” (stando sempre alle notizie di stampa l’ex segretario generale Ugl, avrebbe scelto, in accordo con il suo avvocato, il patteggiamento della pena) nel più recondito angolino del classico dimenticatoio.
Anche se nessuno può essere ritenuto colpevole fino a condanna definitiva, resta comunque tanta la vergogna e immenso lo sconcerto tra gli associati del sindacato suscitati dalla penosa vicenda, a partire appunto dalle infamanti incriminazioni che i magistrati romani hanno sollevato a carico dei vertici di Botteghe Oscure (per l’utilizzo di fondi del sindacato “per impieghi di carattere strettamente personale”), fino all’arcinota faida tribale, che non ha uguali nella storia del sindacalismo italiano del dopoguerra.
Ma ancora più sconcertante e riprovevole è il fatto che, nel Consiglio Nazionale di sabato 28 gennaio u.s., nessun provvedimento di sospensione da parte della Segreteria Generale e del Consiglio stesso sia stato preso nei confronti dei due indagati (sulla vicenda cfr. l’ottimo e dettagliato articolo di Massimo Visconti su L’Ultima Ribattuta: http://www.lultimaribattuta.it/59515_ugl-un-consiglio-nazionale-scontato-ma-anche-sordo-e-cieco). Anzi, richiamandosi a un comodo concetto di garantismo, tutto pro domo sua, si è elegantemente glissato su tre punti fondamentali: 1) avviso della Procura; 2) ricariche delle famose carte di credito effettuate dal conto del sindacato; 3) incompatibilità palese, prevista dall’art. 1 dello statuto dell’Ugl, tra appartenenza al sindacato e contemporanea assunzione di cariche all’interno di organizzazioni datoriali (l’on. Polverini è stata da poco eletta presidente onorario dell’organizzazione padronale ES.A.AR.CO).
Un silenzio-assenso che ha reso il Segretario Generale Paolo Capone e il Consiglio stesso sordi, ciechi e muti, a parte qualche voce coraggiosa ma isolata e subito tacitata, di fronte ad una palese violazione dello statuto e dei più elementari principi di etica. In più, una mancanza totale di rispetto e di considerazione verso i lavoratori associati che versano i loro contributi al sindacato.
Notando, dunque, quanto accaduto fino ad oggi, è lecito affermare che fummo sin troppo facili profeti quando, a partire dal 2006, iniziammo a occuparci dei fatti “scabrosi” di questo sindacato, prevedendo il peggio. Non per magia o per scienza divinatoria, ma semplicemente osservando e annotando con cura e attenzione quanto avveniva all’interno dell’organizzazione, a partire proprio da quel “fatidico” anno in cui ci fu il passaggio del testimone sindacale dalle mani di Stefano Cetica a quelle della signora Renata Polverini.
La storia, com’è però arcinoto, affonda le sue radici nell’anno 2000. Le decine di articoli da noi pubblicati sul quotidiano di Sinistra Nazionale RINASCITA offrono un’ampia documentazione della saga in questione.
Uno sfascio, quello dell’ex Cisnal, lento, progressivo, ineluttabile. Causa principale, al di là delle vicende interne, la sua sciagurata politica sociale, portata avanti assieme ai suoi sodali – Cgil, Cisl, Uil – che ha visto, passo dopo passo, mortificare i bisogni, le istanze sociali, le aspettative del mondo del lavoro, dei disoccupati e dei pensionati italiani. Accordi a perdere, sia nel settore pubblico che in quello privato, riduzione delle garanzie e delle libertà personali in tutti i posti di lavoro, introduzione sempre più massiccia della regolamentazione di tipo privatistico dei rapporti di lavoro, assenza totale di conflittualità e di lotte sindacali (tranne i casi passati e oramai rientrati della Fiom Cgil).
Il tutto nel nome di un consociativismo di scambio, chiamato eufemisticamente “concertazione”, dal quale il sindacato ha saputo trarre solo vantaggi per la propria nomenklatura. Una spudorata e famelica ricerca di spazi politico-carrieristici all’interno del caravanserraglio partitico nazionale, che hanno fruttato privilegi e riconoscimenti economici per cariche istituzionali per sé e per gli intimi del proprio clan. Un obiettivo perseguito con “diabolica” pertinacia, sfruttando abilmente kermesse e manifestazioni sindacali a fini meramente elettorali e partecipando, per farsi sdoganare dai poteri che contano, ai più ributtanti raduni politico-demenziali, come quelli a fianco degli impresentabili corifei italioti del sionismo nazionale contro gli stessi interessi economici e sociali dell’Italia (valga per tutti quello contro l’Iran organizzato sulla piazza del Campidoglio il 3 giugno 2008 colorato dalla presenza delle bandiere dell’Arcigay, dei radicali, della Ugl e di Israele).
L’attuale mortificante conclusione va di pari passo con l’inesorabile calo di consenso dell’Ugl tra i lavoratori, con la sua marginalizzazione sempre più evidente nelle trattative, con la perdita consistente di rappresentatività sindacale e con l’incessante fuga dei quadri sindacali, gli ultimi dei quali si sono dimessi in queste ultime ore per la cocente delusione del “non accaduto” al Consiglio Nazionale.
Insomma l’incessante faida per il controllo del sindacato e delle sue finanze, le voci che si rincorrono di “accomodamenti” segreti tra i vertici sindacali in lotta, nonché i guai giudiziari dei principali attori sul palcoscenico di Botteghe Oscure, sembrano spingere inevitabilmente l’ex Cisnal verso il fatidico capolinea.
Forse il “tanto peggio tanto meglio” o, se preferite, il “muoia Sansone con tutti i Filistei” suona già da preludio alla sua ineluttabile caduta.

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