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venerdì, 25 novembre, 2016

Chia, un artista che riattraversa il passato

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Del grande movimento di Achille Bonito Oliva, che doveva cambiare negli anni ’70 il percorso dell’arte internazionale sotto il nome di Transavanguardia, faceva parte assieme a Francesco Clemente, Mimmo Paladino, Nicola De Maria, Enzo Cucchi anche l’artista toscano Sandro Chia. Il fermento, noto in Europa anche con il nome di Neo-espressionismo ha avuto il suo apice negli anni Ottanta, per poi declinare progressivamente.
I superstiti di un naufragio annunciato già nella sua denominazione, oggi sono approdati ad altre spiagge esprimendo la loro personalità in modo autonomo, alcuni con grandi risultati. Fra questi va annoverato anche Il pittore e scultore fiorentino Sandro Chia, classe 1946, attualmente presente al “Ciac” di Foligno con una bellissima personale “Sandro Chia. Il Viandante” che accoglie circa 50 opere, di cui molte realizzate appositamente per l’occasione.
La rassegna che si chiude al pubblico il 29 gennaio 2017 ha aperto i battenti il 14 ottobre a cura di Italo Tassoni con grande successo di critica e di pubblico. Nel compendioso catalogo, edito da Skira, vi è anche una lucida testimonianza del fondatore del movimento.
“L’immagine di un viandante – afferma l’artista – è il mio tema preferito, una figura che incede tra cielo e terra, contornato dal paesaggio, possibilmente accompagnato da animali domestici. Il viandante è per me il tema più fecondo, più ricco di conseguenze pittoriche ed ideali”. Ed ancora: “In fondo dipingere significa questo, significa pedinare a distanza un soggetto, braccare un’immagine, seguirne le tracce, scoprire le tracce, cancellare le tracce. Significa dimenticare se stessi nel paesaggio del quadro appena abbozzato, diventare lo specchio dell’immagine e quasi per caso, inavvertitamente, entrare nel quadro. Pochi passi dentro il quadro e il quadro diventa il teatro dell’auto seduzione, pochi passi dentro il quadro e il quadro si trasforma in autoritratto. Ancora un passo o due e si esce dal quadro lasciandovi l’immagine, l’ombra, il corpo astrale”.
Il percorso espositivo permette di ammirare undici grandi tele realizzate tra il 1998 e il 2003, prestate dalla Galleria Mazzoli di Modena, con le caratteristiche grandi figure umane di Chia che emergono da sfondi coloratissimi di forme geometriche o di pennellate ricche e dense. Accanto a queste si trova un nucleo di dieci tele recenti, con al centro uomini e donne di grande felicità espressiva, su sfondi dove dominano gli azzurri, i verdi e i blu, e paesaggi delicati e poetici.
Altre venti opere, eseguite su carta con tecnica mista, sono lavori realizzate tra il 2012 e il 2014. Alcuni dipinti più recenti completano poi il percorso della straordinaria rassegna.
Scrive di lui Oliva, profondo conoscitore dell’artista: “Sandro Chia opera su un ventaglio di stili, sempre sostenuto da una perizia tecnica e da un’idea dell’arte che cerca dentro di sé i motivi della propria esistenza tali motivi consistono nel piacere di una pittura finalmente sottratta alla tirannia della novità e anzi affidata alla capacità di utilizzare diverse “maniere” per arrivare all’immagine. I punti di riferimento sono innumerevoli, senza esclusione alcuna, da Chagall a Picasso, da Cèzanne a De Chirico, da Carrà futurista a Carrà metafisico e novecentista”.
Italo Tommasoni spiega: Sandro Chia rappresenta una entità eretica, l’occasione offerta alla pittura per un richiamo organico alla idea del rappresentare, che contraddice la frammentarietà e la schizofrenia sperimentale del post moderno. E organico Chia era stato fin dai suoi esordi, quando già all’inizio degli anni’70 intuì la necessità di ricollegare il proprio linguaggio figurativo alle fonti di quel Novecento che 50 anni prima aveva ricostruito un tessuto figurativo disperso dal Futurismo e dalle Avanguardie”.

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