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martedì, 15 novembre, 2016

L’UGL verso l’autodistruzione

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C’eravamo ripromessi di non tornare più sull’argomento UGL per due motivi ben precisi. In primis, la saturazione del tema, con le decine di nostri articoli pubblicati sul quotidiano di sinistra nazionale Rinascita, a iniziare dal 2006, con i quali ci sembrava aver fornito una radiografia abbastanza fedele ed esaustiva di questo sindacato, dei suoi personaggi, delle sue prodezze e della sua deriva inarrestabile dal punto di vista politico-culturale, sociale ed economico.
In secundis, la nutritissima “letteratura” che ha riguardato così da vicino (soprattutto a livello giudiziario) taluni vertici di tale organizzazione in questi ultimi due anni (articoli da “cronaca nera” sulla stampa quotidiana e periodica, sull’editoria on line, alla radio, alla TV, ecc.), da farne quasi un fenomeno da rotocalco scandalistico e boccaccesco, che lasciamo volentieri ai commenti dei feuilletons e alle inchieste della magistratura inquirente, dato che il nostro obiettivo mira unicamente all’analisi dell’operato politico e sindacale di tale organizzazione.
Ma, nostro malgrado, dopo la devastante guerra intestina di oltre due anni fa, che fece seguito al caso giudiziario Centrella (l’ex segretario generale Ugl inquisito per associazione a delinquere e appropriazione indebita aggravata), rimbalzata su tutti i media, con appendici pugilistiche, ripetuti interventi delle forze dell’ordine per separare i contendenti delle due fazioni in lotta e messa in moto della macchina giudiziaria (l’inchiesta della magistratura è ancora in attesa di definizione), abbiamo voluto ancora una volta interessarci del caso UGL, perché in queste ore tornano a rullare i tamburi di guerra interni. Questa volta, però, a quanto pare, a battere la grancassa non sono i reduci della fazione sconfitta dall’ex troika (Polverini, Cetica, Capone) nell’ultima guerra tra clan, bensì gli stessi “vincitori” della precedente faida che sembrano essere in procinto di cannibalizzarsi a vicenda.
Prima di entrare nel vivo della questione, proprio riguardo alla deriva progressiva dell’UGL cui abbiamo accennato poc’anzi, vale la pena rammentare alcuni episodi, da annoverare tra i più grotteschi e insensati cui ci ha fatto assistere questo sindacato, soprattutto a partire dall’era Polverini. Dalle partecipazioni “singolari” a manifestazioni politiche contro l’Iran (a discapito degli stessi interessi economici e commerciali dell’Italia), organizzate dai più squalificati prototipi nostrani del radicalismo “sionistra” e della destra pro Sion (a una di queste becere adunate aderì anche l’allora sindaco-sayanim Alemanno che fece addirittura spegnere le luci del Campidoglio, mentre le bandiere dell’UGL, inframmezzate dai vessilli dei radicali e dell’Arcigay, sventolavano orgogliosamente accanto a quelle della CISL e dell’entità sionista), agli astrusi “pellegrinaggi” in quel di Gerusalemme e Tel Aviv (Polverini 6-8 dic. 2009; Centrella 11-15 dic. 2013), con tanto di ricevimento alla Commissione Lavoro alla Knesset e con l’immancabile visita allo Yad Vashem (vedi L’Ugl in Israele, La Meta Sociale, dic. 2009, pp. 1-3; La Meta Sociale, dic. 2013 ).
In campo sindacale nazionale, la deriva si può sintetizzare nell’accettazione passiva, rinunciataria e indecorosa, a traino degli altri tre sodali confederali, degli “accordi” più disastrosi e penalizzanti per i lavoratori e pensionati italiani (dal Jobs Act fino all’ultima truffa del governo Renzi, chiamata comicamente “riforma” delle pensioni). A tutto ciò si aggiunga pure il convinto appoggio alle dissennate logiche terzomondiste, tramite la sua emanazione SEI (Sindacato Emigrati Immigrati), in linea con il business immigratorio delle centrali vaticane e del laicismo cooperativistico ammantato di pelosa solidarietà e misericordia. Non per nulla l’on. Polverini, in qualità di parlamentare di Forza Italia, diede il suo assenso alla Camera, contro la posizione del suo stesso partito, a favore della famigerata legge sullo ius soli. In campo economico, poi, l’UGL pare essere sempre più attratta da quelle logiche liberiste che, guarda caso, costituiscono l’humus ideologico di quell’area politica destrista liberal-conservatrice così politicamente “vicina” a questo sindacato. Si ricoprono, pertanto, di ridicolo le strumentali commemorazioni corridoniane da repertorio promosse dall’UGL, che pare soffrire in questo caso di sdoppiamento della personalità.
Veniamo ora alla vicenda odierna, dai contorni kafkiani o, se preferite, freudiani, che sembra però a volte ricalcare una trama da romanzo d’appendice, degno del migliore Rocambole o, addirittura, scomodare la mitologia, come l’episodio di Crono che divora i suoi figli.
Ne ha parlato dettagliatamente, qualche giorno fa, con documenti originali UGL allegati all’articolo, il giornale on line L’Ultima Ribattuta, a firma Massimo Visconti (http://www.lultimaribattuta.it/54739_ugl-capone-polverini), attento cronista, da oltre due anni, delle “gesta” di questo sindacato. Lo riteniamo un po’ il continuatore delle nostre precedenti inchieste sull’Ugl, ospitate, come accennavamo all’inizio, sul quotidiano Rinascita. I fatti ivi narrati e ben documentati, ripresi poi anche dal quotidiano Il Tempo (http://www.iltempo.it/politica/2016/11/02/news/tra-mail-e-firme-false-e-guerra-nell-ugl-1023183/), al cui pezzo è seguito un nuovo articolo del Visconti (http://www.lultimaribattuta.it/54850_le-smentite-di-renata-polverini), parlano per l’appunto della nuova guerra esplosa in UGL.
Obiettivo finale? La testa del segretario generale Paolo Francesco Capone – ex delfino della coppia Polverini-Cetica caduto oramai in disgrazia – e quelle dei quadri sindacali rimasti a lui fedeli. In breve, sembra proprio che per la famosa legge del contrappasso, le attuali vittime designate stiano per ricevere lo stesso trattamento che in passato fu riservato (anche con la loro fattiva e primaria collaborazione) agli sconfitti della fazione rivale, allora “liquidati” senza tanti complimenti.
Per l’ennesima pièce teatrale e i suoi retroscena “tecnici”, che il cast degli interpreti della ex Cisnal si appresta a mandare in scena al Teatro-Ristorante Riccardi il prossimo 16 novembre, a pochi passi da Botteghe Oscure, rimandiamo il lettore agli articoli succitati.
Qui aggiungiamo solo, come aggiornamento, che il segretario generale Capone, giovedì 3 novembre, ha inviato un appello a tutte le strutture UGL per evitare un altro “spargimento di sangue”. E non possiamo onestamente non ravvisare puro buon senso nella sua affermazione centrale, che dovrebbe – perlomeno – far riflettere quei delegati in buona fede, che non fanno parte della categoria dei clientes: «Qui non è in gioco la mia segreteria ma la sopravvivenza della nostra organizzazione».
In attesa dell’epilogo della tragicommedia in atto, si possono nel frattempo notare i pugnali ben affilati, i congiurati al loro posto e i loro domini ac patroni impartire le ultime istruzioni. A dispetto di quanto aveva dichiarato lo stesso Capone in una recentissima intervista sulla ripresa della “vita normale” del sindacato dopo l’uscita di scena di Giovanni Centrella – parole che in questo momento hanno il sapore autentico della beffa (http://www.ildiariodellavoro.it/adon.pl?act=doc&doc=61495#.WBM39oVOLIX) – per l’Ugl, nel frattempo, corrono già le idi di marzo.

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