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lunedì, 11 luglio, 2016

La Nona di Beethoven al Foro Italico

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Pappano possiede le chiavi per aprire i cuori della gente. Lui ama il “caro pubblico” ed il suo saluto e le brevi parole di commento con le quali presenta la musica che si appresta a dirigere hanno uno spessore tale che le rende immediatamente un fatto di comunicazione che va ben al di là della funzione tipica del linguaggio e risalendo segrete corde diventano una carezza e una forma di accoglienza per chi conquista il privilegio di ascoltarlo dirigere. Poi la bacchetta dà gli accenni e il grande direttore, l’amatissimo Sir Anthony Pappano, si giostra con smisurata abilità e offre lo spettacolo di attacchi perfetti, chiarezza e lindore, e suono suono suono. L’orchestra risponde consapevole della rinomanza che la pone fra le prime dieci formazioni sinfoniche del mondo. Ed ora qui, in questo spazio insolito, deputato al tennis, davanti a seimila spettatori, un vero fuori programma, Antonio Pappano, il direttore principale dell’Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia, arriva per la Nona di Beethoven con la formazione al gran completo, con il prestigioso Coro, affidato a Ciro Visco, un coro che non si lascia tentare da richiami operistici ma sa occupare il giusto spazio sinfonico, quello beethoveniano per eccellenza, e un gruppo di solisti bravissimi, dal basso, Thomas Tatzi, cui è affidato l’incipit di quell’Inno alla Gioia di Schiller, una nota imperiosa che è come un richiamo, nota brunita come ci si attende dai colori di una voce scura, ma potente e luminosa, in sintonia con tutta la composizione, che nobilita i valori che propugna. Espansione del suono nella parte del tenore con un Brendel Gunnell non stentoreo e particolarmente a bell’agio nel registro acuto, ma tuttavia sintonico con gli altri cantanti. Non da meno le voci femminili, il soprano Rachel Willis-Sǿrensen dalla grande estensione vocale, e il contralto siciliano Adriana Di Paola, che ha raffinato la sua formazione nei corsi dell’Accademia e che ha voce intensa e pastosa.
La Nona ormai è come un totem, pronto ad accogliere chi vi si rivolge. Il 12 gennaio del 2003 l’Unesco, nella sala del konzerthaus di Berlino, la inserì nel programma”Memory of the word” che raggruppa le opere incancellabili per lo spirito umano. Lì, la Nona è assisa nell’iperuranio con l’Odissea, la Divina Commedia, l’Amleto, il Don Chisciotte, l’Orfeo di Monteverdi, il Buddhacarita, il Mahabarata, il Tao Te Ch’ing, Moby Dick, Ulisse, il Castello di Kafka e l’Anello del Nibelungo. Dall’alto, la Nona guarda agli utilizzi con tolleranza, così può fare da colonna sonora alle ossessioni perverse dei giovani folli di Arancia Meccanica di Kubrick, può secondare con i suoi suoni svettanti i colpi di maglio che buttano giù il muro di Berlino in quel lontano 1989 ed aprirsi al Coro dei tedeschi riuniti, che cantano “Freiheit” (Libertà), invece del consueto “Freude” (Gioia). Ed è diventata la voce dell’Europa Unita. L’opera era nata con lo scopo celebrativo più o meno esplicito di omaggiare la Restaurazione sancita dal Congresso di Vienna nel 1814, ma da allora si è fatta duttile e disponibile, e oggi la Nona è accolta oltre che per la potenza espressiva della partitura anche per la forza che la musica regala al messaggio poetico schilleriano di fratellanza universale e di gioia. A precedere lo spettacolo nell’insolita location sportiva ( bisogna ricordare, però, che il M° Pappano afferma deciso che “Lo sport come la musica fa bene all’anima e aiuta a realizzare i sogni” ), è stata chiamata la JuniorOrchestra , formazione di giovani e giovanissimi nata in senso all’Accademia che hanno eseguito il frizzante, gioioso ed energizzante IV° Movimento “Allegro Molto Vivace” della Prima Sinfonia di Beethoven, nella quale si avvertono ombre dei musicisti di riferimento del genio di Bonn, Mozart e Haydn.

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