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lunedì, 27 giugno, 2016

Mozart, ovvero il codice binario dell’amore

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L’Accademia di Santa Cecilia chiude la stagione concertistica con ”Così fan tutte, o La scola degli amanti”, la celeberrima opera di Mozart, che viene eseguita in forma di concerto dall’Orchestra e dal Coro diretti da Semyon Bychkov. Questo “dramma giocoso” in due atti su libretto di Lorenzo Da Ponte, venne composto tra l’ottobre 1789 e il gennaio 1790 e la prima rappresentazione avvenne al Burgtheater di Vienna la sera del 26 gennaio 1790 con un discreto successo di pubblico e buoni resoconti della stampa. L’opera, si muove su un codice binario, due coppie che si possono liberamente intrecciare Ferrando e Guglielmo e Fiordiligi e Dorabella, e due personaggi esterni: il precettore, benpensante e edotto dei fatti della vita, e Despina, una servetta assai duttile che con pochi tocchi, come vuole la tradizione teatrale, diventa medico, notaio, oltre a conservare il ruolo più proprio di consigliera pragmatica e conoscitrice degli eventi della vita. Così le simmetrie, sono perfettamente rispettate, e l’opera può liberamente procedere negli sviluppi complessi di emozioni, sensazioni, esaltazioni, speranze e delusioni, rabbia, incertezza, gioia, amore: una ridda di sentimenti umani che convergono infine nell’auspicato lieto fine.
Se l'”occasione” è quella di ricreare il mondo di Mozart, con l’abbinamento perfetto delle voci nel canto, i costumi di scena, le scene, la recitazione, pur così doviziosamente descritte nell’abile libretto di Da Ponte, l’edizione di “Così fan tutte” dell’Accademia di Santa Cecilia, che conta solo sulle voci e sulla presenza di artisti scelti con cura, deve per forza di cose elevare la partitura del genio di Salisburgo ad una sorta di sublimazione dei ruoli, affidando ad essi, immobili sul palcoscenico l’impegno di rappresentare mobilmente l’intrigo delle vicende amorose, che si articolano su una sorta di scommessa che coinvolge due giovani ufficiali borbonici, Ferrando e Guglielmo, fidanzati di due sorelle ferraresi (Fiordiligi e Dorabella), che credono incorruttibili e fedelissime. I due giovanotti si vedono sfidati in queste loro false sicurezze da un amico maturo e scettico (Don Alfonso), che mette in palio una cifra ingente sulla debolezza della natura femminile, come una seconda veste e perciò sintetizzabile nella constatazione che tanto “Così fan tutte”. Il patto stretto è stimolante: per un giorno, Ferrando e Guglielmo obbediranno agli ordini del precettore Don Alfonso, che impone loro di travestirsi da nobiluomini albanesi e di introdursi, grazie alla complicità della serva Despina, nella casa delle due sorelle, dichiarandosi perdutamente innamorati uno della fidanzata dell’altro. Despina per portare avanti lo scherzo dispiega alcuni stratagemmi, travestendosi da medico e poi da notaio per siglare il falso atto di matrimonio. I due burlatori, infatti riescono a fare accettare alle sorelline di sottoscrivere le nozze.
Come d’obbligo in una commedia in musica “leggera” che si rispetti, le due coppie, chiarito l’inganno, non si lasceranno. Anzi. In fondo, se “Così fan tutte”, se questi sono i giochi della vita, come asserisce don Alfonso, perché rinunziare alle gioie dell’amore? Del resto, bisogna accettare la grande legge che regola i rapporti di coppia se le coppie sono giovani e ardenti, perché le assenze prolungate e i distacchi creano il terreno fertile per nuovi incontri, e quasi l’impellente bisogno di incrociare altri amori e non macerarsi nell’attesa, al di là dei perbenismi borghesi che dovrebbero proteggerci. Malgrado sia stata proposta in forma di concerto, la bravura dei cantanti, certi leggerissimi movimenti, attinti ad esperienze di palcoscenico ben assorbite, come per l’eccellente Pietro Spagnoli, magnifico Don Alfonso, rendono più chiara una trama dove coesistono momenti giocosi ad altri elegiaci e dolcissimi, come la celebre “Un’aura amorosa” intonata da Ferrando(il palermitano Paolo Fanale), uno dei migliori sul palco, assieme al Guglielmo di Markus Werba. Fra le voci femminili, spicca il soprano Corinne Winters (Fiordiligi) definita dal New York Times “una straordinaria attrice e una cantante di straordinaria grazia e finezza. Dorabella, il mezzo soprano Angela Brower, si districa nel ruolo e nel pentagramma mozartiano, mentre Despina, il soprano spagnolo Sabina Puértolas, supplisce ad una voce non grande con verve interpretativa e spigliatezza. Pur nella ridotta utilizzazione del coro, come prescrive Mozart, si fa notare per accuratezza e preparazione la formazione vocale di Santa Cecilia, impeccabile sotto la cura di Ciro Visco. Bychkov propone al pubblico un suo Mozart suscitando commenti disparati.

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