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venerdì, 24 giugno, 2016

Londra via dall’Ue. Oligarchie democratiche in crisi.

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Il vasto fronte istituzionale – politico, mediatico, finanziario – del “sì” a questa Europa delle banche e della miseria è stato sconfitto. Mai, in questo lungo dopoguerra come nella notte del voto sulla Brexit, i valletti di Bruxelles, della Banca centrale europea e dei corifei della globalizzazione avevano vissuto una crisi di queste proporzioni.
La Gran Bretagna di Nigel Farage e di Boris Johnson ha dichiarato senza ambiguità la sua volontà di indipendenza e ha così dato forza, ovunque nel continente, alle forze politiche nazionali identitarie e trasversali che da ora in poi non dovrebbe essere più possibile relegare né tra gli “incidenti di percorso”, né nel disprezzo sparso a piene mani contro i “populismi”, i “radicalismi”, i “fascismi”, né, tout court, tra i “folli” e gli “ignoranti”.
Mettiamolo in chiaro subito, per quanto riguarda l’Italia: il risultato del referendum britannico non è stato soltanto uno schiaffo a tutto il partito unico del regime di destra-centro-sinistra, salvo la Lega, schierato per la sopravvivenza dell’Unione europea, ma anche a quel movimento – i Cinque Stelle – inventato dalla Casaleggio & Associati come “tappo” per ostacolare l’emergere nel nostro Paese di una reale forza alternativa al sistema.
Il compito di Grillo & Co. è infatti di annacquare, svilire e rendere impotenti i messaggi di reale volontà di cambiamento del regime unico “democratico”. I Cinque Stelle lo hanno fatto proponendo battaglie senza costrutto (il “referendum” – impossibile costituzionalmente – sull’euro, ad esempio), buoniste (sì all’accoglienza senza limiti agli immigrati, sì alle politiche Ue di meticciato nel Mediterraneo, sì alla trasformazione della famiglia, e così via), sì (Raggi “neosindaca” docet) alle politiche di sviluppo limitato (no alle Olimpiadi, sì alle biciclette come mezzo di trasporto e alla raccolta differenziata senza termovalorizzatori, sì, cioè, ai programmi di “decrescita felice” fatti propri quaranta anni fa dal Club di Roma e dai Verdi demoproletari), sì ai riti democratici tipo omaggi in Vaticano, in Sinagoga, ai morti tra i giudici (e nemmeno un ricordo per i giovani falcidiati negli anni di piombo e dopo). E, al contrario, silenzio su campi-nomadi, sicurezza, invasione-immigrati.
Non a caso lo stesso padre-fondatore “a lato” del movimento ha immediatamente indicato nella notte del voto sulla Brexit la volontà penta stellata di “restare nella Ue”: esattamente il contrario di quanto deciso dal popolo britannico e dall’alleato (sic: un’ “alleanza” molto strana, dettata soltanto da calcoli di rimborsi spese al Parlamento europeo…) Ukip Nigel Farage. Beppe Grillo? Come il suo omologo (intellettuale e comico) Roberto Saviano…
In ogni caso guardando fuori dal recinto piccolo-italiano, l’abbandono britannico dell’Unione europea è destinato ad aprire una breccia insanabile nel teorico monolite dell’oligarchia democratica internazionale.
Intanto quali che siano i risultati elettorali (26 giugno) di Podemos e Ciudadanos (i cuginastri spagnoli della coalizione sinistra destra di Syriza in Grecia e dei Cinque Stelle nostrani: liberal-marxisti e liberal-democratici ), la Spagna sembra destinata comunque allo stallo politico e di governo, un po’ come accaduto dal 2010 nel Belgio restato senza esecutivo per un anno e mezzo. L’Italia – con un Renzi ormai apertamente preso in giro per la sua annuncite acuta (malattia partecipata comunque dagli stessi Cinque Stelle, vedi no-euro, ma,…, no-privatizzazione Banca centrale, ma… etc.) nel suo stesso entourage – risulta ormai appesa all’inutile referendum sulle modifiche costituzionali (la democrazia oligarchica ha infatti reinventato un “Senato” a sua immagine e somiglianza e vorrebbe imporlo agli italiani). Gli Stati Uniti in attesa di vedere o no il trionfo isolazionista “all’inglese” di Trump che non a caso ha subito così commentato la Brexit: “gran cosa che il popolo britannico si sia ripreso il suo Paese”. La Germania verso un voto che vedrà il declino dell’era Merkel. La Francia che si prepara, con Marine Le Pen , ad un’altra più traumatica rottura del castello di carte chiamato Ue. E chi più ne ha più ne metta, passando dall’Ungheria alla Polonia e all’Olanda.
Tutto si giocherà nel giro di un anno da oggi.
Chissà se gli uomini liberi d’Italia approfitteranno dell’occasione, di questi pochi mesi, per riprendersi il loro diritto a decidere sul proprio destino…

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