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giovedì, 23 giugno, 2016

Torna Linda di Chamounix: un successo

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E’ un successo, non c’è che dire, questa Linda di Chamounix di Gaetano Donizetti che segue a ruota la raffinata Traviata di Valentino, ultimo allestimento in cartellone prima della pausa estiva del Teatro dell’Opera.
Linda torna a Roma dopo oltre un secolo di lontananza, amabile e tenera, fanciulla dolente di suscitare bramosie in un vecchio ganimede che si veste del titolo di Marchese, cercando quei privilegi da primae noctis che naturalmente la giovane savoiarda non si sogna minimamente di concedere, al punto da fuggire via dal paesello, aggregarsi alle fila degli stagionali diretti a Parigi, seguendo i passi dell’amichetto di sempre Pierotto e della sua ghironda. E qui trova il conforto del suo giovane innamorato Carlo che la installa come una regina in un palazzo elegante, la fornisce di belle e costose vesti e si accontenta solo di parole d’amore. La ragazza sembra nata per quel lusso, che la trasforma al punto che Antonio, il,padre, non la riconosce,salvo poi a scapparsene indignato e maledicente convinto com’è che certi privilegi si pagano e che tanta ricchezza avrà certamente un costo da risarcire nell’ alcova profumata di aromi inebrianti e di peccato. La vicenda si complica perché Carlo, Visconte di Signal, subisce le pressioni della madre che vuole vederlo accasato degnamente con fanciulla di nobili origini. E’ tropp per la dolce Linda, la crisi abbandonica avanza a braccetto con le maledizioni di papà e la figliola non trova altro riparo che nella libertà della follia. Non la follia assassina di Lucia di Lammermoor, altra eroina di Donizetti, né quella di una “Nina, pazza per amore” di Paisiello o altre consimili sventurate, perché qui siamo nell’ambito di un’opera semi-seria che tutt’al più può scivolare mollemente nel patetico, per poi incamminarsi verso un felice lieto fine che gratifichi tutti, ma proprio tutti, già dal suo apparire in scena in quel teatro di Porta Carinzia nell’imperiale Vienna del 1842, per una volta mettendo d’accordo parterre e palco reale e subito, a pratica dimostrazione, la nomina del compositore di corte, incarico che profumava ancora della genialità di Wolfgang Amadeus Mozart, l’inimitabile, e un dono imprevisto: una preziosa stola ricamata con fili d’oro puro che scende giù dal palco blasonato.
Certo, le belle pagine belcantistiche non potevano far dimenticare un libretto raffazzonato firmato da Gaetano Rossi, la sua mancanza di drammaticità che non sempre le melodie preziose del bergamasco riescono ad occultare, ma l’orchestrazione ha grande raffinatezza e riferimenti e imprestiti dalle stesse opere dell’autore come dal milieu musicale dell’epoca con qualche sfumatura romantica, con l’aggiunta di qualche momento comico e l’armonia si offre pienamente al gusto viennese, così come la chiusura delle arie che non indulgono in facili virtuosismi. Qui, al teatro lirico di Roma, Linda arriva nella coedizione con il Liceu di Barcelona , in un allestimento color bianco pannoso, firmato da Daniel Bianco,e, specie nel primo atto, bianca fra bianchi costumi e paesaggio richiama certa pittura metafisica, accentuando quel senso di malinconia che secondo il regista Emilio Sagi, connota l’opera assieme a certi movimenti ipnotici che gli ricordano da vicino il linguaggio di Philip Glass.
Il successo dell’edizione dell’Opera è certo in larga misura da attribuirsi alla protagonista scelta, Jessica Pratt, i cui sovracuti e le cui agilità ne fanno una regina indiscussa dello stile belcantistico che ha avuto modo di perfezionare anche con Renata Scotto nei corsi di perfezionamento di Santa Cecilia. Perfettamente nel ruolo il bravo tenore lirico Ismael Jordi,un visconte innamorato e dolente, bravissima Ketevan Kemoklidze, mezzo soprano georgiano, ottimo Pierotto en travesti Spicca il marchese di Boisfleury di Bruno De Simone, eccellente a costruire il suo personaggio di basso buffo. Roberto De Candia e Caterina di Tonno, genitori di Linda, si sono districati in un ruolo complesso, specie De Candia, più aduso alla vocalità del baritono brillante. Ketevan Kemoklidze sostiene degnamente il personaggio en travesti di Pierotto e il Prefetto è stato affidato al basso americano Christian Van Horn. Una conferma la qualità del coro di Roberto Gabbiani. Orchestra diretta da Riccardo Frizzi, già ammirato in altre opere al Teatro lirico romano.

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