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lunedì, 13 giugno, 2016

Roma, il deserto dopo le urne

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Uno strano fetore si è levato nei passati giorni di timida primavera, dalla nostra desolata penisola. Uno scalpiccio di passi, uno smuoversi di corpi, di ansie, di istinti tra i più bassi, sembravano scuotere una cospicua fetta di popolazione. “Ma sì, vai, candidati pure tu! Buttati nella mischia, cosa aspetti? E poi, se ti eleggono, sai quanto guadagni….”. Questi ed altri simili pensieri agitavano e turbavano le coscienze del popolo dei “poltronari”, cioè quella categoria che, tra una giravolta e l’altra, di “politica”, specie di questi menagrami tempi, proprio non può farne a meno, anzi proprio ci campa. Loro spingono, si agitano, dibattono, solo su chi avrà diritto ad occupare la fatidica “poltrona”.
Poi ci sono quelli che dicono di essere più bravi degli altri; arroganti, spocchiosi e supponenti costoro si ammantano di un fetido e liso “neofrancescanesimo”. Sono quelli che dicono di voler rinunciare a gran parte degli emolumenti di loro spettanza ed altre simili amenità, in nome di un parossistico arrivismo i cui ritmi e limiti sono unicamente regolati dalla rete e dagli oscuri comitati d’affari che la controllano. Sono i più pericolosi, proprio perché dietro l’aria di candore ed innocenza che si portano appresso, costoro celano l’idea di uno spietato asservimento ai dogmi ed alle parole d’ordine del guru del momento.
E poi ci sono loro, gli immarcescibili riciclati, coloro che, alla poltrona proprio ci hanno preso gusto e, nonostante sfondoni, errori e schifezze varie, collezionate in gran numero durante anni di onorata carriera politica, di lasciare non vogliono proprio saperne, anzi, rilanciano al tavolo da giuoco, nella speranza di poter nuovamente rimediare l’asso pigliatutto del consenso totale che, tanta ebbrezza ha saputo dare a vite, altrimenti,vuote ed insignificanti.
Un esercito di inetti, incompetenti, corrotti sta muovendo all’assalto delle nostre povere città. Parole pesanti come macigni, slogan e banalità pre elettorali, vengono vomitati con l’impeto di una macchinetta di pop corn, lasciando troppo spesso inebetiti, confusi e spaesati i malcapitati elettori. Intanto, tutte le nostre città (senza eccezione) sempre più cascano a pezzi.
Roma, una tra le più belle città del mondo, costituisce un lampante esempio di quanto sin qui detto. Da gioiello e faro di civiltà, a fogna otturata da un caotico traffico urbano, invasa da turme di cenciosi profittatori stranieri che, con la scusa dell’indigenza vivono ai margini della legalità, bypassando quelle regole che, invece, per gli italiani vengono fatte valere, senza troppe storie.
Ma Roma è anche strade che cascano a pezzi, illuminazione spenta sulle grandi reti stradali a scorrimento veloce, sporcizia, monumenti danneggiati da orde di turisti straccioni e tanta, ma tanta, demenziale incompetenza, espressa a profusione dalle varie amministrazioni comunali, di “sinistra” o di “destra”, succedutesi nel tempo alla guida della Città Eterna. Difatti, se le amministrazioni Rutelli e Veltroni, altro non hanno fatto che aumentare il debito dell’amministrazione comunale, attraverso disastrose politiche gestionali della “res publica”, la destra alemanniana, al proprio esordio per quanto atteneva il Campidoglio, ha inferto a Roma un colpo di non poco conto, con le varie storielle di Mafia Capitale, peraltro “ereditata” dai predecessori. In questo contesto, l’immobilismo della successiva giunta Marino, ha rappresentato la fase terminale della lunga discesa verso il degrado della Capitale. Tutti gli aspiranti a vario titolo a sindaci, pro sindaci, consiglieri e consigliori, non si sono affatto resi latori di proposte concrete che tocchino da vicino la qualità di vita dei romani, se non attraverso fumose e generiche parole d’ordine, lasciate passare per “proposte”. Il tutto condito da tanta, troppa presuntuosa incompetenza, da maestrini d’accatto.
E i ballottaggi ormai al traguardo non cambieranno assolutamente nulla.
L’Italia intanto, continua a sprofondare in una crisi, dalla quale sembra non esserci uscita, nonostante le belle e vuote parole del nostro non eletto Premier. Ma, se è vero che non tutto il male viene per nuocere, allora dobbiamo auspicarci che l’endemico protrarsi di questa crisi, costituisca un potente stimolo in grado di riattivare quelle difese immunitarie, espresse dalla capacità di tradurre una collettiva presa di coscienza in fatti politici, al fine di imprimere un radicale cambio di rotta, all’andazzo di un paese, oramai allo sbando.

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