lunedì, 13 giugno, 2016

Erdogan attacca Assad e ricatta l’Europa

“La Turchia attualmente ospita tre milioni di profughi siriani e per questo il resto del mondo dovrebbe isolare Assad”. La dichiarazione del presidente turco Recep Tayyip Erdogan è stata rilanciata ieri dal quotidiano di Istanbul Hurriyet. Il leader di Ankara era a Louiseville, in Kentucky, per la commemorazione del pugile Muhammad Ali, scomparso il 3 giugno. Offeso per l’accoglienza che gli è stata riservata (avrebbe voluto leggere dei versetti del corano ma non gli è stato permesso dai familiari del pugile), a margine della cerimonia si è fermato con i giornalisti e ha colto l’occasione per colpire il presidente siriano Bashar al Assad. “Credo che quelli che stanno aiutando Assad – ha detto Erdogan – in realtà stanno collaborando ai suoi crimini”. Il riferimento è all’Iran e alla Russia, alleati della Siria nella difficile guerra contro il Califfato. Ma Erdogan comincia ad essere in una posizione difficile anche con l’Europa. “Dopo i colloqui tra la Germania e la Turchia – ricostruisce Bouthaina Shaaban, esponente politica siriana – si è capito che la posizione di Erdogan poteva essere pericolosa e che sfruttava la crisi dei migranti per ricattare l’Europa. L’inasprimento dei rapporti tra Erdogan e la Merkel avrà un forte impatto sulle decisioni europee in merito alle guerre che l’Occidente conduce contro gli arabi. La Germania è stata a lungo vicina a Erdogan, a scapito della verità, della storia e del parere degli alleati, ma adesso ne ha abbastanza della follia dell’unico sovrano di Ankara”. “Aleppo sarà la tomba in cui saranno seppelliti tutti i sogni e le speranze di quel macellaio”, aveva detto qualche giorno fa il presidente Assad nel suo discorso pronunciato davanti al Parlamento siriano, ribadendo che “Ankara finanzia i terroristi e fa del suo meglio per distruggere la Siria”. E anche con la Russia i problemi della Turchia non sono ancora risolti. Il consigliere del presidente turco Ilnur Cevik in un’intervista alla tv statunitense Bloomberg ha dichiarato che per la Turchia “la Russia suscita più preoccupazioni di Assad” in quanto mentre il leader di Damasco “perde il controllo del Paese e dei suoi confini, Mosca vuole vendicarsi di Ankara per il suo aereo abbattuto (l’Su24 di Mosca che gli F16 di Ankara hanno distrutto nel novembre 2015 con l’accusa di sconfinamento in territorio turco)”. E solo un mese prima proprio Erdogan sul quotidiano filogovernativo Star aveva accusato i russi – sperando in un intervento favorevole Usa – di finanziare il Pkk, partito dei lavoratori curdi che in Turchia è stato dichiarato illegale. E proprio al Pkk Erdogan ha attribuito la responsabilità dell’attentato dinamitardo che il 7 giugno ha ucciso 12 persone (sette agenti e cinque civili) al passaggio di un autobus della polizia nel centro di Istanbul. Solo un mese fa 8 persone, tra cui alcuni soldati turchi, sono state uccise sempre a Istanbul dall’esplosione di un’autobomba contro un veicolo militare. In quel caso l’attacco venne rivendicato dai curdi del Pkk. Due distinti attentati ad Ankara realizzati da un gruppo curdo scissionista del Pkk, il Kurdistan Freedom Falcons (Tak), hanno causato decine di vittime all’inizio dell’anno. La Turchia non riesce a reagire. E il clima si fa sempre più infuocato.

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