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domenica, 12 giugno, 2016

Unione europea? A pezzi

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Ricordiamoci del risultato-shock delle elezioni austriache: al partito anti-europeo e anti-immigrazione sono mancati solo 30.000 voti per vincere anche al secondo turno. Intanto, tutti sono in agitazione per il referendum che potrebbe sancire l’uscita dell’Inghilterra dall’Unione Europea. Si ha la sensazione che questa specie di Europa stia andando in pezzi. Che cosa sta succedendo? Lo abbiamo chiesto al nostro collaboratore Michele Rallo, che già da diversi anni ha preconizzato una tale svolta.
D.- Tu hai sempre sostenuto che era solo questione di tempo, ma che era fatale che prima o poi l’Unione Europea si sfasciasse. Su che cosa basi questa previsione?
R.- Su una infinità di fattori. Innanzitutto, sui presupposti totalmente sbagliati su cui è stata costruita questa bizzarra architettura pseudo-politica. Incominciando dall’assurda pretesa di mettere insieme realtà fra loro completamente diverse. Non esiste una sola Europa, ma tre o quattro diverse “regioni”, omogenee al loro interno ma completamente diverse rispetto alle altre realtà europee. La nostra Europa è quella latina e mediterranea (Italia, Francia, Spagna, Portogallo e Grecia) e non ha nulla a che spartire né con la ricca Germania né con certi poverissimi paesi dell’est. Già il solo pensare di tenere insieme realtà così diverse è stata una follìa. Ed oggi, qualche Cancelliera agli sgoccioli vorrebbe tirare dentro anche 80 milioni di turchi musulmani. E perché non anche il Califfato dell’ISIS?
Secondo errore di fondo: l’Unione Europea doveva essere quella che – mentendo – hanno fatto balenare agli occhi di tutti i popoli europei. Avremmo dovuto metterci insieme, mettere insieme le nostre risorse, i nostri prodotti, le nostre ricchezze, diventando così una grande superpotenza in grado di rivaleggiare con l’America, con la Cina e con chiunque. E invece no. “Qualcuno” – ma non il popolo europeo – ha deciso che i “valori” dell’Europa dovevano essere altri, dovevamo “aprirci”, dovevamo “accogliere”, dovevamo “abbattere i muri”, dovevamo – in una parola – farci strafregare da americani, cinesi, arabi e da chiunque altro volesse usarci come uno zerbino, come un contenitore da riempire e da usare per i loro scopi. Unico nemico da tenere a distanza, da osteggiare, da sanzionare doveva essere la Russia, il nostro alleato naturale, il nostro partner economico ideale, il fornitore delle uniche materie prime che mancano all’Europa: gas e petrolio. Beh, su presupposti del genere è logico che una qualunque “unione” non potesse durare a lungo.
D.- Il segnale che arriva dall’Austria potrebbe andare in questa direzione?
R.- Certamente. Come il segnale che arriva dalla Francia, come il segnale che arriva dall’Olanda, come il segnale che arriva dall’Ungheria, come il segnale che arriva dalla Slovacchia, come tanti altri segnali che arrivano da tutti i paesi europei. Oramai i partiti anti-immigrazione ed anti-Unione Europea sono ai primi posti quasi dappertutto. Con pochissime eccezioni: come l’Italia e la Grecia, dove gli elettori sono stati talmente ingenui da credere a due abili imbonitori, Renzi e Tsipras. Ma – ci scommetto – ancora per poco. Alla prossima occasione (che per noi potrebbe essere il referendum di ottobre) i due boy-scout potrebbero avere delle bruttissime sorprese.
D.- Come mai in Italia non c’è un partito analogo al Front National francese o al FPO austriaco?
R.- Perché qualcuno ha liquidato Alleanza Nazionale, che avrebbe dovuto essere il perno naturale di un grande schieramento populista anti-UE ed anti-immigrazione. Poi c’è stato l’equivoco grillino, un populismo dimezzato che non ha avuto il coraggio di combattere a viso aperto l’invasione immigrazionista. Ma – come vado preconizzando da tempo – qualcosa sembra finalmente muoversi anche da noi. Penso all’asse Salvini-Meloni, che con ogni probabilità metterà insieme una Lega depadanizzata, Fratelli d’Italia ed altre realtà. Forse le elezioni romane potrebbero essere un test di grande rilevanza. Ecco perché Berlusconi si è messo di traverso. Perché l’operazione Meloni a Roma potrebbe segnare la nascita di una Destra di tipo lepenista e il definitivo tramonto della sua fantomatica “unione dei moderati”.
D.- In questo quadro, come si colloca il referendum inglese sull’uscita dall’Unione Europea, il “Brexit” che sembra agitare i sogni dei governanti europei?
R.- Il 23 giugno i cittadini inglesi decideranno se il loro paese dovrà continuare a far parte dell’Unione Europea o se dovrà abbandonarla. Naturalmente, è in pieno svolgimento la solita campagna terroristica di banche, grande stampa e poteri finanziari per convincere i britannici che l’uscita dall’Unione sarebbe una tragedia. Nonostante questo, però, i sondaggi disegnano un paese spaccato a metà, anzi con i fautori del Brexit in leggero vantaggio. Se le previsioni saranno rispettate, il referendum inglese sarà il primo segnale della completa disgregazione dell’Unione Europea. In caso contrario, sarà probabilmente l’ultimo colpo di coda dei poteri forti che vogliono distruggere i popoli europei.
D.- Che conseguenze potrebbe avere la prevalenza dei NO?
R.- Allora l’appuntamento sarebbe rimandato di un anno, alle elezioni presidenziali francesi del 2017. Tornerà in campo Marine Le Pen che, secondo tutte le previsioni, dovrebbe risultare in testa al primo turno, seguìta dal solito Pierino gollista o socialista. Dopo di che, al secondo turno, i Pierini tenteranno di bissare l’operazione dell’anno scorso: tutti insieme per battere il “pericolo fascista”. Ma, questa volta, non è assolutamente detto che ce la facciano. Quest’anno, in Austria, sono riusciti a prevalere per soli 30.000 voti sul candidato populista. Ma non è detto che l’anno venturo, in Francia, 30.000 voti saranno sufficienti per battere la bella Marine.
D.- In sostanza, se ho ben capito, tu fai molto affidamento sui risultati elettorali per abbattere l’Unione Europea e per arginare la “invasione” migratoria.
R.- Esattamente. Anche perché i connotati di questa anti-Europa chiamata “Unione Europea” sono stati stabiliti da un pugno di burocrati e di banchieri, ratificati dai parlamenti dominati dai partiti europeisti, ma sonoramente sconfessati in quasi tutte le occasioni in cui sono stati sottoposti al voto popolare. Il progetto di “Costituzione Europea” – si ricorderà – fu sottoposto a referendum in Francia nel 2005, e respinto con il 55% di NO; sottoposto a referendum in Olanda, sempre nel 2005, e respinto col 62% di NO. Dopo di che, evidentemente, i vertici di Bruxelles decisero che la volontà popolare non rientrava tra i “valori fondanti” da tutelare, e i referendum già programmati (in Inghilterra, Irlanda, Polonia, Portogallo, Danimarca e Cechia) vennero frettolosamente annullati. Si stabilì di redigere una simil-costituzione, da approvare tra pochi intimi a Lisbona, in nome e per conto di quei popoli che non erano considerati abbastanza maturi per pronunciarsi. In altri termini, la spocchia presuntuosa di una élite che si arroga il diritto di decidere in nome e per conto di popolazioni che non li hanno a ciò delegati. È questa la matrice profondamente antidemocratica dell’Unione Europea. Ora, sembra che i popoli europei se ne siano resi conto, e che comincino a fare sentire democraticamente la propria voce. Ho detto “comincino”, perché siamo soltanto all’inizio di un grande processo di riappropriazione democratica degli interessi nazionali dei popoli europei.
D.- E l’immigrazione?
R.- Siamo sempre lì. Lor signori hanno deciso che gli Stati vadano cancellati, che i popoli debbano perdere la loro identità etnica ed etica, che si debba incoraggiare una “accoglienza” suicida, che lo “ius soli” debba ridurre le nazionalità ad un semplice dato anagrafico; e queste loro bislacche teorie vengono imposte dall’alto come “valori” dell’Europa. Nessun coinvolgimento del corpo elettorale – per esempio con un referendum consultivo – ma imposizione antidemocratica, coercitiva, dall’alto di una politica di “accoglienza” che la gente assolutamente non vuole.
D.- Basterebbe pensare agli sbarchi di questi ultimi giorni…
R.- E siamo ancora a niente. In Europa siamo 700 milioni. In Africa sono oltre un miliardo, due miliardi – si prevede – nel 2050. E tutti con il miraggio di un’Europa vista come una “terra promessa”. Se continuiamo a far passare il messaggio che andiamo a prendere fino in Libia chiunque sia “in cerca di una vita migliore” saremo letteralmente sommersi nel giro di dieci anni. Basterebbe questo soltanto per una valanga di NO al referendum di ottobre, e per cacciare in malo modo quel personaggino che ci sta facendo invadere col sorriso sulle labbra.
D.- Per concludere: una previsione sugli scenari futuri qui in Italia?
R.- Potrei sbagliarmi, ma immagino uno scenario simile a quello austriaco: la rottamazione del vecchio centro-destra e del vecchio centro-sinistra, e l’emergere di due nuovi schieramenti, uno di Destra populista ed uno di Sinistra anomala.
D.- Salvini e Grillo?
R.- Diciamo Salvini e Grillo. A meno che non si facciano avanti altri, più bravi di loro.

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