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domenica, 12 giugno, 2016

Musiche di fantascienza a Santa Cecilia

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Come non esser lieti se ad accoglierti nella grande hall del Parco della Musica affollata di regola da persone di una certa età, sono l’allegria e l’entusiasmo di ragazzi e ragazzini incantati dalle spade laser di Guerre Stellari in posa per selfie con i personaggi principali della saga di George Lucas in cosplay? Questo caloroso momento, questa condivisione coinvolgente e contagiosa è l’ennesima trovata del sovrintendente Michele Dall’Ongaro, personalità a tutto tondo della cultura musicale dei nostri giorni, che indossati i panni del pifferaio di Hamelin trascina bambini e adolescenti fin sulle poltrone dell’Auditorio ad ascoltare e sognare con le colonne sonore di John Williams, operazione maieutica per estrapolare dall’ampio e maturo ventre del pubblico romano, nipoti e nipotini per il successo e il futuro della sua Istituzione con un nuovo parterre. Michele dall’Ongaro ha voluto che le due forme di comunicazione più immediate, il cinema e la musica, per un po’ si tenessero per mano in questo mutar di stagione e ha promosso due operazioni di successo. Così, dopo aver mostrato West Side Story di Leonard Bernstein in una forma resa smagliante dal restauro, con l’Orchestra dell’Accademia diretta egregiamente da van Tiel lanciata a riprodurre la bellissima colonna sonora e a sostenere le voci dei cantanti che giungono dallo schermo, ecco una full immersion nel genere fantastico con tre grandi titoli, i più amati dal pubblico nel mondo intero, considerati le fiabe dei tempi moderni: “Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo”, “E.T.” e “Guerre stellari”. Ed ecco John Williams, compositore che sarebbe riduttivo giudicare solo per la sua attività come musicista “da film”, che ha firmato queste partiture sideree sostenute da un’ampia cultura musicale che attinge al mondo di Penderecki, di Ligeti, camminando sulle loro orme nel capolavoro di Steven Spielberg “Incontri Ravvicinati del Terzo tipo”. Il film, uscito nelle sale di tutto il mondo nel 1977 stuzzicava le curiosità sull’universo venendo a raccogliere il testimone sulla letteratura cronachistica della misteriosa Area 51. Si chiariva nel contempo per i più distratti che gli incontri del primo tipo erano gli avvistamenti, cui seguivano i fenomeni paranormali. Ecco pronta una nuova mitologia, la mitologia del tremila. Questi mondi arcani che si collegano agli archetipi fondamentali sono stati celebrati da Williams, una leggenda del cinema hollywoodiano, autore di colonne sonore indimenticabili come quelle di “Jurassic Park” e “Indiana Jones” che hanno stretto ancor più i legami con la filmografia e la poetica cinematografica di Steven Spielberg. Williams è anche il compositore che ha firmato i brani di “Herry Potter” e quelli del catastrofico “Inferno di cristallo”. Ben 5 premi Oscar hanno laureato la sua opera per “Il violinista sul tetto” del 1972, “Lo squalo” del 1976, “Guerre stellari“del 1978, “E.T” del 1983, “Schindler’s List “del 1994. Direttore d’orchestra oltre che compositore, Williams ha un legame particolare con l’Italia, essendo stato allievo del compositore Mario Castelnuovo Tedesco e uno dei fondatori del Maggio Musicale Fiorentino.
Ancora una volta la grande orchestra sinfonica ceciliana ha saputo trovare le sonorità più congeniali alla proposizione delle composizioni di Williams, rispondendo perfettamente agli attacchi del divertente Stéphane Denève, il quale, consapevole della platea particolare, ha ritenuto opportuno presentarsi con una spada laser, anche se poi ha optato per la bacchetta più tradizionale. Naturalmente, ha suscitato l’entusiasmo per il senso del gioco e della fiaba con il quale ha saputo far rivivere suoni e personaggi.
Nella seconda parte del programma, ancora una colonna sonora, anzi una rielaborazione in forma di Cantata fatta dallo stesso compositore Sergej Prokof’ev della partitura per il capolavoro di Sergej M., “Aleksandr Nevskij” del 1938. Il film narra l’ epopea del principe soldato eroe che condusse alla vittoria il popolo russo contro gli invasori svedesi. Una musica che seguiva, battuta per battuta, ogni fotogramma, si direbbe ogni cinèma, ogni particella significativa, assumendo caratteristiche sinestetiche, dove ogni linguaggio, cioè, ogni codice espressivo si presenta inscindibilmente in funzione degli altri. E tuttavia, la Cantata vive anche, e perfettamente, in modo autonomo, anzi riscuote sempre un grandissimo successo, merito certo della genialità delle scelte melodiche di Prokof’ev, che Ejzenštein giudicava “un artista dello schermo,nel senso che per mezzo dello schermo riesce non solo a risolvere l’impatto visivo e l’essenza dei fenomeni, ma anche la loro struttura interiore, la logica della loro essenza, la dinamica della loro evoluzione”. Secondo il grande regista la musica, di Prokof’ev “possiede una straordinaria plasticità; non è mai semplicemente illustrativa”. Naturalmente ascoltare la Cantata con l’altissima qualità vocale del Coro, un’eccellenza sotto le cure di Ciro Visco, è un momento di particolare godimento per il pubblico che, in questa occasione, ha avuto la possibilità di avere a disposizione nel ruolo solistico il mezzosoprano Varduhi Abrahamyan.

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