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mercoledì, 18 maggio, 2016

La mistica del suono a Santa Cecilia

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E’ come un ritorno alle origini, anzi a quel nucleo primigenio che , correndo i secoli, ha portato l’Istituzione fino alla sua gloria, perché l’Accademia di Santa Cecilia, oggi una delle formazioni sinfoniche-corali che può vantare un posto d’onore tra le dieci più celebrate orchestre del mondo, nasce proprio dalla entusiastica volontà di alcuni Maestri di Cappella e Cantori di riunirsi in associazione, confidando a Giovanni Pierluigi da Palestrina il ruolo di presidente. Il cammino che l’Accademia, da quella lontana seconda metà del ‘500, si è trovata a percorrere l’ha condotta ad assumere il ruolo prestigioso che oggi le viene riconosciuto per la specificità del suono d’insieme e la cantabilità che la contraddistingono come un’impronta, trova il modo di esprimersi nella compiutezza anche con il suo Coro solo verso la fine dell’800, quando entrano nel repertorio i grandi compositori di musica polifonica e il repertorio sinfonico-corale può finalmente contare su un organismo duttile e perfettamente a punto, per merito dei suoi eccellenti maestri. Oggi il Coro di Santa Cecilia ha una ricca attività sia nella stagione invernale che in quella estiva non solo accanto all’orchestra, ma anche come voce autonoma e ricercata, che ha portato a numerose collaborazioni con le più prestigiose orchestre, sotto la guida del Gotha delle bacchette internazionali. Al riguardo, fra gli impegni più recenti dei complessi di Santa Cecilia, sono da menzionare le tournée con il Direttore Musicale Antonio Pappano, alla Semperoper di Dresda, ai Proms di Londra, alla Scala di Milano, al Festival Enescu di Bucarest e al Festival di Salisburgo. Vasta anche l’attività in campo discografico che ha fruttato, fra l’altro, un ricco palmarés di premi: con Myung-Whun Chung ha registrato un disco celebrativo per il 2750° anniversario della fondazione della città di Roma, musiche beethoveniane per la Deutsche Grammophon, i Requiem di Duruflé e Fauré con Cecilia Bartoli e Bryn Terfel (che ha avuto il prestigioso Diapason d’or); la Misa Tango di Bacalov, che ha ottenuto una nomination per il Grammy Award. Ha preso parte, insieme all’Orchestra dell’Accademia, all’incisione dell’opera Edgar di Puccini con Placido Domingo, della Madama Butterfly (premiata con un Gramophone Award) e del Requiem di Verdi diretti da Antonio Pappano. Quest’ultima incisione ha ricevuto il BBC Music Magazine Award 2010 come miglior disco (settore corale), il Premio della Critica ai Classical Brit Awards e il Gramophone Award. Tra le registrazioni a cui ha preso parte, sempre con l’Orchestra ceciliana diretta da Pappano, segnaliamo lo Stabat Mater e Guillaume Tell di Rossini, Verismo Arias con Jonas Kaufmann, lo Stabat Mater di Pergolesi, il War Requiem di Britten, i Quattro pezzi sacri e l’Aida di Verdi (premiata con lo Choc Classica de l’année, Diapason D’or e Choix de France Musique).
Proprio al Coro, diretto dal 2010 da Ciro Visco, grande allievo dell’ormai leggendario Norbert Balatsch, che dal 2011 è anche responsabile delle Voci Bianche, musicista d’eccellenza e di grande raffinatezza, è stato affidato un concerto straordinario per l’Anno Santo 2016, sostenuto musicalmente dal pianoforte di Ramin Bahrami, interprete d’eccellenza di Bach, di cui esalta il profondo senso di universalità. Il programma ha il titolo accattivante : “In Paradisum”. In un percorso cronologico la ricerca della spiritualità e del suono che la esprima ha tappe che si fermano su tre Mottetti su testi in tedesco di Johann Sebastian Bach. Il Mottetto, all’epoca, era destinato all’uso funebre, ma quelli del grande compositore si svincolano dalle strettoie del genere, codificato da Gabrieli a Venezia, per assumere autonomo valore musicale e storico. Così ritroviamo in queste opere sia lo stilus antiquus sia una libertà espressiva che li accosta allo stile concertante. Allo stato della ricerca sulle opere di Bach solo sei Mottetti sono di attribuzione certa, di cui il più antico è certamente quello catalogato come BWV 228, “Non temere , perché io sono con te”, un brano a doppio cor0 su testo biblico di Isaia. “Vieni, Gesù, vieni”(BWV “”) e “Lodate il Signore” (BWV 230) completano il programma bachiano. Ad accompagnare degnamente la musica di Bach ecco l’”Inno serale a Dio” , scritto nell’ultimo periodo della produzione da un Haydn settantenne, una composizione intima e profondamente ispirata. Dello stesso periodo anche l’Offertorio “Non nobis Domine” che , con il suo stile a cappella, tipico della polifonia antica di scuola romana si rifà a Pierluigi da Palestrina. Anche Anton Bruckner, uomo dalla profonda spiritualità, con il suo Salmo 150, affidato alla voce del soprano Mascia Carrera, fa parte del cammino mistico/spirituale intrapreso dal Coro in questo programma. Né poteva mancare Brahms con due Mottetti, op. 29, opere giovanili che riprendono la tradizione del Mottetto luterano e con un Lied “profano” in origine per canto e piano, “Notte di Luna” su testo di Eichendorff che si esprime con suoni cullanti e malinconici. Infine, approda al Novecento e alle beatitudini celesti il brano “In Paradisum”, tratto dal Requiem di Marcel Duruflé, ultimato nel 1947, che vive una dimensione atemporale, e s’ispira al celebre Requiem di Fauré, mancando anch’esso del Dies Irae.

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