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mercoledì, 18 maggio, 2016

Correggio e Parmigianino. Arte a Parma nel ‘500

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Le Scuderie del Quirinale a Roma hanno aperto una rassegna di opere dal titolo “Correggio e Parmigianino. Arte a Parma nel Cinquecento”. Già nell’enunciazione della raccolta si tratta di due artisti regionali che operarono nella città di Parma e dintorni a cavallo del Cinquecento. Morirono a distanza l’uno dall’altro di soli 6 anni: Correggio nel 1534; Parmigianino 1540.
Considerando che i geni artistici del momento erano Michelangelo Buonarroti (Caprese 1475 – Roma 1564) e Raffaello Sanzio (Urbino 1483 – Roma 1520), ben si comprende come certe “parentele” siano più che giustificate per dei “buoni pittori emiliani”, che comunque hanno lasciato una significativa traccia in ordine alla timbrica del proprio lavoro.
Curata da David Ekserdjian, l’allestimento è in cartellone dal 12 marzo al 26 giugno 2016 e come bilancio di visitatori appare già fra gli eventi più visitati nella capitale dall’inizio dell’anno.
Girolamo Francesco Maria Mazzola, detto il Parmigianino, è documentato che nacque a Parma nel 1503, mentre Antonio Allegri, detto il Correggio, è forse il pittore meno certificato, con nascita presunta nel 1489 secondo gli storici e critici: numerose sono le leggende, affermatesi nei secoli sulla sua biografia. Il soprannome oltre che dalle origini gli derivò anche dalla corporatura minuta e dall’aspetto gentile.
La mostra presenta al pubblico la straordinaria stagione dell’arte parmense della prima metà del Cinquecento, mostrando come la grande arte del Rinascimento italiano non si limitò esclusivamente al perimetro dei tre principali centri di Firenze, Venezia e Roma.
Del Correggio – recatosi a Parma all’apice della carriera e rimanendovi per il resto della sua vita – sono presenti non solo una selezione di capolavori che mostrano la carica emotiva e la gamma di sentimenti espressi dal “pittore di immagini religiose”, ma anche le opere di soggetto mitologico, che ebbero un’enorme influenza sugli artisti successivi.
Del Parmigianino, la cui carriera lo vide attivo a Roma e a Bologna, sono visibili non solo le opere di soggetto religioso e mitologico, ma anche l’accento posto sugli spettacolari risultati ottenuti nel ritratto.
Oltre ai due grandi maestri, protagonisti indiscussi del percorso espositivo, presenti anche dipinti e disegni di altri quattro artisti meno celebri ma non meno talentuosi della cosiddetta Scuola di Parma (Michelangelo Anselmi, Francesco Maria Rondani, Girolamo Mazzola Bedoli e Giorgio Gandini del Grano) a dimostrazione del fatto che uno degli effetti più notevoli della presenza a Parma di Correggio e Parmigianino fu proprio l’emergere di una cerchia di allievi e discepoli.
In questa sezione figurano anche numerose opere poco note: alcune praticamente inaccessibili perché conservate in collezioni private, altre inedite.
Le testimonianze in catalogo (Skira Editore) del professor Ekserdjian, che ha dedicato gli ultimi trentacinque anni allo studio della Scuola di Parma, producendo numerose pubblicazioni di pregio ampiamente riconosciute, tra cui le monografie su Correggio (1997) e Parmigianino (2006), sono contributi importanti per lo studio dell’arte italiana del Cinquecento.
Personalmente la visita non ha destato molte emozioni. In effetti si tratta, anche se di pregevole fattura, di pittura di maniera ove la gestualità dei personaggi è affidata alla scenografia preparatoria del fatto effigiato e non al phatos che il soggetto sia sacro che profano dovrebbe emanare.
Come già detto Michelangelo e Raffaello avevano già “cantato messa”: questi egregi emiliani non sono altro che “devoti” chierichetti sull’altare della nostra arte rinascimentale.

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