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venerdì, 22 aprile, 2016

Bollino di garanzia (pro vita) per le famiglie

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Ormai è a metà marzo che avuto luogo nella sala Nassyria del Senato l’annunciata conferenza stampa dell’Associazione Pro Vita Onlus (http://www.notizieprovita.it/), con lo scopo di coinvolgere e sensibilizzare i candidati di tutti i partiti alle prossime elezioni amministrative di giugno alle tematiche riguardanti la difesa della famiglia naturale contro il dilagante avanzare a tutti i livelli, anche istituzionali, dell’ideologia gender e lgbt, e delle relative unioni omosessuali.
Una sorta di “bollino di garanzia” dell’Associazione offerto a quei candidati sindaci e consiglieri comunali che s’impegneranno a sottoscrivere un “Patto” a favore della famiglia naturale messo a punto dalla stessa Pro Vita. In cambio l’Associazione pubblicizzerà agli elettori l’adesione dei sottoscrittori/candidati ai principi etici che riguardano la battaglia sacrosanta a favore della famiglia. Una battaglia che trascende ogni steccato ideologico o confessionale, un progetto intelligente e trasversale a tutte le forze politiche, senza alcuna distinzione.
Si tratta, infatti, di un’iniziativa, come hanno tenuto a precisare gli stessi organizzatori del “Patto” che, “nonostante la diversità dei partiti politici, si mostrerà in grado di unire quel numeroso popolo che si è manifestato al Family Day. Il Patto contiene precisi impegni politici a livello locale per difendere e promuovere la Famiglia e la Vita secondo il diritto naturale. I candidati che sottoscriveranno il Patto potranno servirsi del bollino “Candidato per la famiglia” che rappresenterà una garanzia, per tutti gli elettori, dell’adesione a certi principi etici fondamentali”.
Nella sala del Senato, il presidente dell’Associazione Antonio Brandi, il portavoce Alessandro Fiore e il senatore di F.I. Lucio Malan, sostenitore dell’iniziativa, hanno presentato alla stampa il documento denominato per l’appunto “Patto per la Famiglia Naturale”. Da un lato la difesa ad oltranza di principi etici irrinunciabili e del bene comune (famiglia pilastro della società), dall’altro un vero e proprio programma concreto con contenuti di natura altamente sociale.
Al preciso richiamo di tre articoli della Costituzione italiana (29, 30 e 31) che riguardano “la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”, “il dovere e il diritto dei genitori a mantenere, istruire ed educare i figli”, le “agevolazioni economiche e altre provvidenze” per la formazione della famiglia, “con particolare riguardo alle famiglie numerose” e alla protezione della maternità, dell’infanzia e della gioventù, il Patto di Pro Vita contempla un preciso vademecum di punti di natura profondamente etica e sociale che i candidati che aderiranno si impegneranno a promuovere nell’ambito istituzionale in cui saranno eletti. Un impegno oneroso che non si presta a equivoci per chi avrà il coraggio di sottoscrivere i vari punti che riguardano:
• la realizzazione di un sistema di assistenza e previdenza sociale con al centro la famiglia naturale;
• la promozione del diritto naturale dei genitori ad educare i propri figli e la ferma opposizione a qualsiasi tipo di propaganda gender o lgbt nelle scuole, che, mascherata da lotta al bullismo e alla discriminazione o addirittura propinata come educazione sessuale, si prefigge nella pratica l’obiettivo di parificare le c.d. “famiglie omogenitoriali” a quella naturale, di snaturare l’identità sessuale e di promuovere ogni orientamento sessuale e identità di genere;
• l’incentivazione di iniziative di sostegno economico a favore delle famiglie, con particolare riguardo alla rimodulazione di tutte le imposte e tariffe comunali, ad un riconoscimento economico al lavoro casalingo, all’assegnazione di bonus per bebè e per l’assistenza di anziani, malati e disabili, per mutui agevolati per le coppie che contraggono matrimonio, fino alla previsione di una dote per ogni nato;
• l’incremento di asili nido o micro-nidi anche aziendali;
• il sostegno alle ragazze madri anche per offrire loro un’alternativa concreta alla pratica dell’aborto e la salvaguardia del diritto all’obiezione di coscienza al personale medico che si oppone a tale pratica;
• il contrasto fermo e deciso a livello culturale e giuridico ad ogni forma di riconoscimento pubblico di unioni omosessuali;
• l’impegno ad opporsi con il proprio voto a qualsiasi iniziativa che sia in contrasto o incompatibile con tutti i punti etici e sociali contemplati nel Patto.
Insomma, considerando i tempi e i politici attuali, questo di Pro Vita è sicuramente un programma molto ardito e totalmente controcorrente rispetto all’ideologia mondialista imperante nel verminaio politicante contemporaneo e nella c.d. società civile, sempre più cloroformizzata da una martellante propaganda radicaleggiante e demo-pluto-massonica, che sembra aver trovato qualche approdo persino Oltretevere.
L’8 aprile u.s. è stata, infatti, pubblicata l’Esortazione Apostolica Postsinodale Amoris Laetitia. Si tratta del documento pontificio che analizza e compendia i lavori sinodali sulla famiglia delle assemblee ordinarie e straordinarie del 2014 e 2015. Al punto n. 56 del documento un cedimento evidente all’ideologia gender è l’affermazione, ripresa dalla relazione finale del sinodo del 2015, che “sesso biologico (sex) e ruolo sociale-culturale del sesso (gender), si pos- sono distinguere, ma non separare”. Come ha giustamente osservato Voice of the Family (http://voiceofthefamily.com/catholics-cannot-accept-elements-of-apostolic-exhortation-that-threaten-faith-and-family/), una coalizione internazionale di 26 organizzazioni pro-vita/pro-famiglia presente a Roma nei Sinodi per la Famiglia del 2014 e del 2015 (http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV1473_Voice-Family_Cattolici_non_possono_accettare.html), “accettare tale aspetto distintivo, che è centrale nella teoria gender, equivale a minare il documento stesso in tutte quelle parti dove si evidenzia una critica condivisibile a questa ideologia e ai suoi effetti. L’errata nozione che il sesso biologico sia distinguibile dal c.d. gender fu una proposta avanzata negli anni Cinquanta ed è per l’appunto alla base dell’ideologia gender. Opporsi, dunque, alle conseguenze dell’ideologia gender sarà praticamente impossibile, se viene accettato quello che è il suo principio basilare”.
Ma tant’è, sappiamo bene come i cerchiobottisti vaticani siano molto attenti a non pestare più di tanto i piedi a lobby e potentati vari, che, proprio sulla criminale teoria gender e lgbt, hanno bandito una vera e propria crociata di dimensioni mondiali. E lo sanno bene anche gli stessi promotori e organizzatori di queste coraggiose iniziative a difesa della famiglia naturale, ignorati se non addirittura snobbati proprio da chi, all’interno delle Mura Leonine, dovrebbe, invece, incoraggiare e supportare lancia in resta tale battaglia di civiltà contro i burattinai della dissoluzione morale e spirituale. Un disegno mondialista, dicevamo, che si cela dietro il paravento di una libertà e di un’uguaglianza strumentale, che, come ha ricordato il presidente dell’Associazione Antonio Brandi, ha visto a fine marzo la grottesca e vergognosa iniziativa targata ONU dell’emissione di francobolli lgbt, che ha suscitato le proteste della Russia e di ben 54 membri del gruppo africano (http://popoffquotidiano.it/2016/04/06/onu-malumori-per-i-francobolli-pro-diritti-lgbt/). E proprio a tal riguardo, anche se lento pede, certe posizioni contro natura sembrano incontrare resistenze sempre più crescenti. Sempre Brandi ha ricordato che il parlamento europeo ha recentemente approvato una risoluzione contro la c.d. maternità surrogata, mentre quello britannico ha rifiutato la pratica dell’eutanasia. A sua volta Lucio Malan ha citato il caso della Croazia che con un referendum popolare ha respinto, con una maggioranza del 65,7%, le nozze gay che erano state approvate dal parlamento.
Se un’inversione di tendenza nel campo dei valori etici sembra guadagnare terreno nell’Occidente materialista, forse lo si deve proprio anche al contributo di associazioni coraggiose e battagliere come Pro Vita e come tante altre a livello internazionale impegnate in prima linea nella difesa dei valori della famiglia naturale e della vita.

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