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mercoledì, 6 aprile, 2016

Lo Squalo e l’Apprendista al Teatro Eliseo

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Prima di tutto c’è l’immenso totem che apre un occhio maligno sui comportamenti umani, lui, fatto grande dal potere del biglietto verde, che regala la possibilità di acquistare tutto, perché tutto è in vendita ed ha un suo prezzo. Verde è il colore degli intrallazzi, dei giochi delle alleanze politiche, della spregiudicata manipolazione per la quale basta una frase ad effetto per ottenere consensi, Ritorna in mente Obama e il suo “We can”, ossessivo sui muri delle case, sui tabelloni persino qui, nella nostra(?) Italia. Dice il finanziere:“uno slogan e un mucchio di soldi e puoi vincere un’elezione”, come anche diventare presidente della Nazione più ricca del mondo, anche se il tuo nome segreto è “The Kid” il ragazzo, anzi il ragazzotto.
Questa società regolata dalla menzogna, dall’istinto brutale di sopraffazione, in un contesto di rapporti complicati, resi ancor più difficili dalla differente visione etica che regola l’esistenza e i rapporti di affari sono protagonisti di China Doll, ultima opera di David Mamet, autore che Luca Barbareschi, suo profondo estimatore ha voluto omaggiare nel suo Teatro Eliseo con tre appuntamenti diluiti nell’anno raccolti sotto il titolo complessivo “Io, Mamet e tu”, presentando così al pubblico italiano un autore di grande spessore. Mamet ha formalizzato una sua prospettiva critica rispetto alla società in cui vive ed opera, dalla quale trae spunto per i suoi lavori. Lui che ha spesso stigmatizzato il politically correct, attaccando con forza dialettica il lontano e ormai sbiadito american dream, entra con veemenza nel mondo di oggi.
China Doll – tradotta “Sotto scacco” ( in realtà l’espressione è intraducibile se non come gran casino, imbroglio indistricabile ) è una pièce scritta per Al Pacino e andata in scena a Broadway nel 2015 e qui, a Roma, diretta da Alessandro D’Alatri, e magistralmente interpretata da Eros Pagni. Il lavoro illustra le strategie e i complessi ingranaggi azionati da Michey Ross, un uomo di potere, che gioca sul tavolo della politica e della finanza, tessendo intrighi e alleanze, cinico e spregiudicato con solo una sfumatura di sentimento per la bella Francine alla quale ha donato come regalo di nozze non il solito diamante ma un jet superlussuoso da 60 milioni di dollari, acquistato in Svizzera che gli sarà consegnato a Toronto per eludere la tassa di acquisto di ben 5 milioni di dollari imposta dal governo americano. L’aereo però è costretto ad un atterraggio di fortuna a New York e ora si riapre la prospettiva di dover pagare il balzello. La notizia scatena una raffica di telefonate sempre più concitate, sempre più chiarificatrici con responsabili di compagnie aeree, di scali e avvocati per trovare una soluzione. Il problema in realtà è reso complicato dall’astio del magnate verso The Kid, il figlio del governatore dello stato in corsa per la Casa Bianca, di cui Ross ha messo a punto un ricco dossier di coinvolgimenti illeciti che riguardano il candidato, dalla forza dirompente di un’atomica. L’ultima carta da lanciare nei giochi sempre più sporchi in cui Ross sguazza con l’esperienza di ottant’anni vissuti intensamente da padrone del mondo (uno dei 5 uomini più ricchi del pianeta). Gli è accanto testimone silenzioso e reticente il giovane assistente Carson (Roberto Caccioppoli), sul quale il riccone ha deciso di puntare per continuare a tessere le sue strategie economiche e politiche. Ed è questo a scatenare il finale drammatico con l’omicidio di Carson con il quale si chiude la versione italiana dell’opera. Nell’originale americano, lo spessore morale di Ross appare ancora più sottile.
La straordinaria interpretazione di Pagni, che mette a profitto una voce duttile e autorevole, come anche delle sfumature tenere quando si rivolge alla fidanzatina, corre in parallelo con il linguaggio di Mamet, maestro indiscusso del teatro di parola, assolutamente contemporaneo, caustico, nervoso, secco, rapido come certe comunicazioni via Web. I due atti in cui si articola lo spettacolo si svolgono in un unico ambiente, uno studio elegante dove gli spazi vengono riempiti più dai suoni dei telefoni, dei cellulari e dei computer del signor Ross che da mobili. Sulla scena però si realizza anche il confronto tra due differenti approcci di vita, da un lato il vecchio e navigato pescecane della finanza, dall’altro il giovane apprendista. Una pennellata di speranza? Il finale non lascia adito a dubbi o sorprese: l’amarezza è protagonista assoluta.

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