Spread the love

Spread the love

" />
domenica, 13 marzo, 2016

Candide secondo Ravenhill

Spread the love

Nasce da Candide di Voltaire e da quell’assunto di base che recita che viviamo “Nel migliore dei mondi possibili” questo spettacolo firmato dal drammaturgo inglese Mark Ravenhill, in programmazione al Teatro Argentina, una riscrittura in cinque momenti che spinge fino alle conseguenze estreme linguaggi teatrali diversi, proponendone come un’antologia. A volte il testo madre diventa solo un’occasione, altre è un manifesto per la formulazione di una critica al fulmicotone a coloro che devono per forza modificare la realtà e il pensiero che la rappresenta fino ad eliminare quell’” atteggiamento intransigente verso la negatività” quella costrizione “a pensare che tutto debba avere sempre esito positivo”. Così era nato il testo nel 1759: voleva catechizzare coloro che si erano convinti che il disastroso terremoto che aveva distrutto Lisbona quattro anni prima facesse parte di un piano divino per il bene degli uomini. Ravenhill, autore “arrabbiato”, riflette sulle crisi che si intessono strettamente con la vita di oggi, svuotando le ideologie delle loro identità, ponendo l’accento sul fallimento di esse, sulla perdita di valore culturale e politico, nonché identitario della società attuale e, lui che ama scuotere il pubblico, gli propone una quotidianità violenta, dove il sangue scorre senza conseguenze morali, dove si può impunemente uccidere, anzi violare con indifferenza quanto ancora è circonfuso di sacralità come la vita, per “vendicare” l’ambiente nel quale viviamo, tutto acceso da un disagio che corre con i secoli che è di quel Settecento “dei lumi” e della Encyclopedie, come di oggi. L’azione si dipana a partire dal 1755 ( lo ricorda ai più distratti un cartello con la data che passa tra le mani degli attori, preceduto da un altro della nostra quotidianità, del 2016).
Giovinetto agli albori dei propri sentimenti. Candide, vive alla corte di Westfalia, adottato dal signore del castello e qui racconta la propria depressione e quella infelicità tutta infantile, frutto di incompiutezza in un quadernetto sul quale ha riversato l’amore totale per la bella Cunegonde. Ma ecco che la forza della rappresentazione trascina nelle sue onde il giovinetto depresso e infantile e il gioco del teatro nel teatro prende vita. Perché ora una compagnia di attori si impadronisce del quadernetto che riporta i suoi languori, ma anche quella visione ottimistica, frutto di una ben assimilata filosofia di vita sulla quale si improntano le sue speranze.
Ora il binario si raddoppia in realtà e sua rappresentazione e la drammaturgia può sorvolare i tempi e condurre ad un salotto contemporaneo dove un nutrito numero di personaggi è responsabile a vario titolo della brutture e dell’asfissia che sta provocando la fine del pianeta. Sophie, una giovinetta, vinta dal sacro fuoco della vendicatrice per tanto disastro, elimina durante la festa dei suoi diciotto anni in forza di una pistola tutta la famiglia. Si salva la madre, Sarah( Francesca Mazza), che, vincendo il naturale impulso, spara all’adolescente che avrebbe voluto ripulire il mondo.
Questo secondo atto dell’opera si svolge a mezz’aria, in finestre, vetrine dove tutto avviene come per un flash di memoria. La storia ha un’appendice nel terzo quadro, quando un produttore cinematografico si propone di fare un film che racconti i fatti, speculando su di essi.
Urge trasferirsi nel quarto quadro di questo polittico: El Dorado, la favolosa città dell’oro, ma anche delle opportunità e della libertà. Una città dove non c’è bisogno di una autorità di riferimento, o anche di un Dio al quale confidare pene e speranze, ma dove nel contempo non c’è spazio per speculazioni filosofiche. Da questo ridente e limitato luogo si può fuggire su una pecora che vola sostenuta da palloncini
Nel finale impera Pangloss, il vecchio precettore di Candide che indossando la veste dello scienziato vuole controllare la genetica e azzerare il pensiero critico. Traversando la platea lo scienziato folle e la sua assistente vanno proponendo il mantra “questo è il migliore dei mondi possibili”, mentre Candide ibernato in un sepolcro cromato aspetta il risveglio in epoche diverse. Da questo nucleo scandito in cinque momenti si avvia la scelta registica di Fabrizio Arcuri cui tocca di plasmare attori duttili e motivati, a partire da Filippo Nigro e Lucia Mascini che si muovono assieme al resto del cast, fra cui anche la partecipazione straordinaria di Luciano Virgilio, su un’architettura scenica mobilissima di Andrea Simonetti, un allestimento costantemente in fieri, con scale che si trasformano in qualcosa d’altro, vetrine che si aprono a metà del boccascena, in aria, che sono della contemporaneità degli allestimenti ma che quasi per magia si riconciliano con la complicità dei costumi dello stesso Fabrizio Arcuri che richiamano le epoche e persino il fantastico mondo di El Dorado, nella più smaccata delle tradizioni tra cactus, saguari e terre rosse e in una trionfante ambiguità temporale. Ad orientare lo spettatore video di Luca Brinchi, Daniele Spanò e live visual di Lorenzo Letizia. In scena le musiche composte, arrangiate ed eseguite dal vivo da H.e.r. e il suo magico violino e la voce.

Commenti

commento(i). Per commentare, puoi utilizzare sia il tuo account di Facebook o di qualsiasi altro social network oppure puoi sempre "dirci la tua" senza dover utilizzare un tuo account ma semplicemente registrandoti su Rinascita, come indicato in fondo alla pagina.

Lascia un commento

Devi COLLEGARTI per lasciare un commento.