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giovedì, 3 marzo, 2016

Madame Bovary al Piccolo Eliseo di Roma

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Quale è il demone che consuma la vita di Emma? Emma cerca gli assoluti. Vuole l’amore, L’AMORE. Lei, giovane imbevuta di spirito romantico travasato nel suo animo dalla lettura di libri proibiti, l’evasione preferita delle giovani cresciute in convento, dove parole come passione, amanti, desideri sono già il tracciato per la perdizione. Lei, conficcata nella realtà sonnolenta di un paesino di campagna. Lei che vede la sua bellezza, la sua inesausta giovinezza, la forza che la anima e potrebbe muovere montagne rischiare di spegnersi. Emma Rouault non ha molta scelta. Restare ad assistere il padre o imboccare quello spiraglio di luce che porta con sé il giovane e assennato ufficiale sanitario Charles Bovary. Perché le cose potrebbero cambiare e lui potrebbe inventare un nuovo rimedio contro quella o quell’altra malattia, o una tecnica chirurgica di cui tutto il mondo parlerebbe e lei sarebbe lì, tra ricevimenti e apprezzamenti a raccogliere la sua fetta di celebrità.
Emma ha lasciato andare la fantasia, forte della straordinaria interprete che la anima, Lucia Lavia, qui nello spazio del Piccolo Eliseo che il regista, Andrea Baracco, ha triplicato con una struttura verticale, una impalcatura che occupa i tre lati del palcoscenico, con delle grate scorrevoli che creano i luoghi dello spettacolo, tappa di un percorso sempre più concitato che Emma/Lucia fende veloce, correndo pazzamente per il palco e le sue doppie dimensioni e la platea, urlando la sua rabbia, il suo profondo senso di ingiustizia per quanto la vita ha riservato ai suoi sogni, per la meschinità di chi le si accosta usando la sua bellezza, la sua giovinezza, senza amore, senza chiederlo senza tantomeno volerlo dare. La scena è creata assieme ai bellissimi costumi da Marta Crisolini Malatesta.
Così, alla fine, Emma/Lucia si sarebbe ammalata d’ amore? In questo Yonville, paesino da nulla dove nessuno si sogna di parlare di felicità e dove Emma cerca di applicare il suo schema di bellezza e il bisogno di uscire dalla banalità, dalla mediocrità a personaggi senza storia come Léon Dupuis, lo studente in giurisprudenza, come Rodolphe Boulanger, il possidente collezionista di femmine, persino al povero Hyppolite, ragazzo di farmacia nato con un piede caprino e irriso dai sani che si fanno uno scrupolo di agganciare la sua gamba malridotta e farlo cadere a terra. A questi figuri Emma chiede di svelarle la via per la felicità. Di questi, della loro vita subisce un incredibile fascino quando Charles la porterà in quel mondo di balli e lei potrà sfoggiare il bell’abito rosso, in un mondo al maschile fatto di uomini/fotocopie con maschere veneziane dal naso adunco. Forse ci saranno altri balli, ma Charles non sembra interessato e se ne sta per tutto il tempo a giocare a carte, mentre Emma, piccola falena attratta dalla luce, titilla la propria follia, perché è amata e desiderata e certamente ancora brillerà la sua vitalità, la sua irrefrenabile gioia di vivere emozioni.
Nella sua mente febbrile immaginazione e mistero si saldano e lei crede nella conquista di un mondo che non è suo e che forse non la inviterà più. E’ facile allora cadere nelle spire del mefistofelico mercante Lheureux (magistralmente interpretato da Elisa Di Eusanio en travesti) che le propone oggetti di lusso, bei vestiti, gioielli, profumi che le magre entrate di Charles non potrebbero certo pagare. Ma il tentatore svela a Emma la possibilità di pagare con comode rate. Un sollievo immediato per ottenere quanto desidera, per mettere a tacere il suo bisogno ma il suo demone che non può essere circoscritto, quando tutto le si rivolta contro.
Una delusione la sua prima notte di nozze, vissuta senza fantasia anzi con rabbia e violenta ribellione, una delusione quella bambina, Berthe, una morticina, un fantasmino senza vita, che lei odierà perché con la sua nascita ha spezzato la speranza di avere almeno un figlio maschio che avrebbe potuto riscattarla dalla mediocrità. Bambina/burattino di pezza esangue con un visetto dolente animato con abilità da Roberta Zanardo. Lei non dedicherà che pochi fragili istanti alla bambina, lasciando a Charles la cura delle carezze. Charles che potrebbe fare di più per lei, Charles che spinge a tentare sul piede di Hyppolite un intervento maldestro per incompetenza e disastroso per la mancanza di igiene che provoca una gangrena che porterà a dovere amputare la gamba. Bravissimo, e misurato nella resa interpretativa Lino Musella, l’infelice e paziente marito. Lo spettacolo che ha un dispendio di energie davvero notevole con il continuo correre di Emma/Lucia su e giù in due ore e mezzo rende conto della follia e della profonda simpatia umana che riesce a suscitare. Emma esce dalla pagina di Gustave Flaubert e diventa viva, permeando di sé intorno e dando senso alla esclamazione del padre letterario “Madame Bovary c’est moi”.

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