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domenica, 3 maggio, 2015

Senza arte, senza amore e senza sesso

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"Der Park (Il parco)" di Botho Strauss 1

“Der Park (Il parco)” di Botho Strauss a Roma

“Il teatro – afferma Peter Stein durante la presentazione alla stampa di un suo importante progetto prodotto dal Teatro di Roma che è in scena dal 5 al 31 maggio al Teatro Argentina–, è in grado di raccontare “vecchie” storie in modo contemporaneo”. Il celebre regista, riporta in scena in traduzione italiana di Roberto Menin “Der Park” (Il parco), un testo di Botho Strauss , che prende le mosse dal “Sogno di una notte di mezza estate” di William Shakespeare. Si tratta di una riscrittura in chiave contemporanea della tragicommedia shakespeariana che Botho Strauss scrisse appositamente per lui nel 1983, e che fu messa in scena alla Schaubühne am Lehniner Platz dallo stesso Stein nel 1984, con Bruno Ganz e Jutta Lampe. Ambientato nella Berlino dell’epoca, “Der Park” perde l’aspetto panico che nel capolavoro del Bardo aveva mescolato con allegra confusione una sessualità naturalistica e non sovra strutturata, per disegnare un mondo ricco di allusioni ed enigmi angoscianti e poi  riflettere sul nostro oggi con sguardo spietato e a tratti devastante. Quel che ne emerge è un affresco di una società abbandonata e depredata dalle possibilità dell’amore, dell’arte, dell’incontro tra esseri umani.
In un  parco di una città emblematica come Berlino, l’ottica umana viene travolta,  l’amore è un valore dimenticato;  lo stesso sesso è vissuto in maniera disordinata senza reale consapevolezza né piacere, anzi si è degradato a pura merce, o gioco fisico di forza; mentre il discorso politico da confronto di idee diventa latente arretramento della civiltà,  preda di comportamenti primitivi, di violenze, e l’utilizzo della religione si tramuta in   arma politica;  allora  l’arte non ha più cittadinanza e la creazione poetica non permette la comunicazione tra la vita reale e quella ideale, investita com’è dalla smania di commercializzazione. Botho Strauss punta il dito contro il capitalismo e la cultura di massa, trasferendo il “Sogno” shakespeariano nel parco di Berlino, dove si risvegliano Oberon e Titania. I due esseri sovrannaturali ritornano ad interagire con gli uomini che, intanto, sotto la sferza dell’avanzamento tecnologico e del progresso hanno smarrito alcune delle componenti che avevano costituito il cofanetto dei doni dal loro arrivo sulla terra, come la passione, la sensualità, il gioco e persino le loro debolezze. Compito che si assumono Titania e il suo amante Oberon è quello di risvegliare la passione erotica, principale motivazione alla vita, al correre delle stagioni e al soffio dell’eternità. I due divini personaggi arrivano nel parco cittadino,   durante la notte di San Giovanni, e qui, ad opera del mago Cyprian, che si mette al servizio di Oberon assumendo il ruolo dell’abile folletto Puck del “Sogno”, iniziano a rappresentarsi in una realtà di rifiuti e rumori metropolitani. Cyprian rovescia i sentimenti di due coppie di sposi – Georg e Helen, Helma e Wolf –, versione borghese degli innamorati Ermia e Lisandro, Elena e Demetrio.  Ed anche Titania, come  nel “Sogno” di Shakespeare,  è vittima di un incantesimo: punita dal marito perché incapace di frenare il proprio desiderio, la regina delle fate si innamora di un toro, ma, catturata da un gruppo di giovani punk,  darà alla luce una creatura mostruosa, un Minotauro.
L’amaro in bocca è tutta in quella perdita incommensurabile dell’armonia panica e nel progressivo umanizzarsi degli dei. Oberon e Titania, schiacciati dalla società, finiscono con il confondersi con le miserie dei comuni mortali. Né c’è antidoto che possa ripristinare  l’ordine e l’armonia  insidiati dal “Sogno”.  Scavando nella realtà dei sentimenti, Strauss ci mette di fronte alla necessità del ritorno all’interiorità, per quanto mutilata e martoriata. I suoi personaggi dissezionano senza pietà la loro anima con la forza della disperazione e dell’introspezione che la messinscena del testo restituisce attraverso il nutrito cast di interpreti: Pia Lanciotti (Helen), Graziano Piazza (Georg), Silvia Pernarella (Helma), Gianluigi Fogacci (Wolf), Maddalena Crippa (Titania), Paolo Graziosi (Oberon), Fabio Sartor (Erstling), Andrea Nicolini (Höfling/Primo sportivo), Mauro Avogadro (Cyprian), Martin Chishimba (il giovane nero), Arianna Di Stefano (Ragazza/Cameriera), Laurence Mazzoni (Primo giovane/Pianista/Secondo sportivo), Michele De Paola (Secondo giovane/Cameriere), Daniele Santisi (Terzo giovane/Cameriere/Terzo sportivo), Alessandro Averone (Minotauro), Romeo Diana e Flavio Scannella (Piccolo Höfling), Carlo Bellamio (Morte). Lo spettacolo avrà una durata di quattro ore e quaranta cinque minuti.

Franzina Ancona

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