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venerdì, 19 febbraio, 2016

Salvo Nicotra e il “Metamorfismo” a Sabbioneta

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In uno spazio storico, bello, dalle volte a crociera com’è quello del Palazzo Ducale di Sabbioneta è facile parlare di Metamorfismo. Le stesse volte della costruzione con arabeschi simbologici, grottesche e intessiture floreali meglio non potevano per fare da culla ad una mostra che sembra allestita a bella posta per essere collocata definitivamente a Palazzo: storia nella storia, arte nella modernità. “Carneade! Chi era costui?”. Senza parafrasare Manzoni, costui è il pittore acese Salvo Nicotra, che dal 6 febbraio al 2 marzo 2016 espone una nutrita serie di opere di vaste dimensioni che si correlano al metamorfismo e lo arricchiscono di preziosità personali, tutte da riconvertire in forma pur nate e fermate sulla tela in modo aniconico, senza nessun accenno di figura o di percorso evolutivo e sociale della specie umana.
Dopo la grande esposizione internazionale tenuta alla The Brick Lane Gallery di Londra nel 2010, l’artista è stato invitato con successo in altre gallerie con opere che hanno il respiro europeo e fuoriescono dalla tradizione isolana, legata ancora agli echi di Renato Guttuso e agli insegnamenti contemporanei di Piero Guccione.
Per Salvo, “viandante nel mondo”, come ama definirsi, la Trinacria è un pretesto per mantenere intatti colori, storie, umori e profumi per un pubblico che in quelle spatolate rapide, con incroci di linee e di pensieri, affronta un percorso fuori regola, verso un infinito che si presenta come informale colto, decantato, tonalmente sempre ben condotto e sorvegliato.
L’artista sa perfettamente che dominare la dinamicità del segno a volte significa sacrificare l’idea che lo ha posto in essere, ma altrettanto comprende che un segno in libertà aggrada la mano ma certamente non vitalizza un concetto se la mente non lo indirizza verso significati precisi, processi creativi ove estetica e verità contenutistica coniugano contemporaneità e immaginazione.
Salvo artisticamente da dove è partito e quali traguardi si propone? A questi interrogativi non è importante dare voce, la risposta si trova visivamente esaustiva nelle opere, perché attraverso le creazioni che continuamente elabora chiunque può leggere con la propria emotività colori e segni che interpretano, ma che volutamente non raggiungono, la forma per l’immagine. Per entrare appieno nella poetica del pittore è necessario decifrare in generale cosa significa arte astratta e quali limiti può incontrare se come termine di paragone gli proponiamo sempre il figurativo e il Rinascimento quale secolo d’oro per le arti.
Forma o non forma? Questo poco importa per quegli artisti che altercano con il colore analizzando violentemente ciò che armonia e poeticità impongono ad un tracciato eticamente ben rappresentato e stilisticamente riconducibile alla decifrazione del vero, per una verità intimista, spesso da intuire ed altre volte forzatamente mediata nell’impossibilità di una organica lettura.
Ciò non significa che nel “narrare” di Nicotra non ci sia un valore estetico diverso là dove l’antico assunto dell’effigiazione si è perduto. Aristocrazia del colore, equilibrio delle masse e tagli impostativi, velocizzati da una divisione innata dello spazio, dialogano con quanto il fruitore vede oltre l’accezione comune del quadro, oltre i quattro angoli che tutto questo conchiudono.
Questa presa di coscienza dell’autonomia, della bellezza nei confronti della forma la ritroviamo codificata nelle opere esposte e questa rassegna è la testimonianza tangibile in tutta la sua epifanica spontaneità.
Il viaggio intrapreso da un artista quanto sia lungo lo possiamo soltanto immaginare. Salvo Nicotra è in “cammino” di buon passo e la strada che percorre è pianeggiante: auguri maestro!

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