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venerdì, 27 febbraio, 2015

La Carboneria a Fratta Polesine

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Repressione austriaca nel Lombardo-Veneto – Rievocazione storica della cena carbonara

A Fratta Polesine l’11 novembre 1818 si compì la prima repressione austriaca nel Lombardo-Veneto, presso una delle ville di campagna dell’area polesana che ospitavano gli incontri dei cospiratori camuffati da cene di società.
L’Amministrazione di Fratta in quella data rievoca l’avvenimento con una cena, nella stessa Villa Grimani Molin, ora Avezzù Pignatelli, che si affaccia sulla piazza dominata dalla palladiana Villa Badoer patrimonio Unesco, a cui si ispira nelle linee architettoniche e nelle decorazioni interne.
La sera dell’11 novembre Villa Molin è avvolta da un tricolore di luce. Il sindaco Tiziana Virgili dà il benvenuto agli invitati e poi inizia la rappresentazione della cena carbonara con l’annuncio degli ospiti della contessa Cecilia Monti di Fratta: Antonio Fortunato Oroboni, Angelo Gambato, Antonio Francesco Villa, don Marco Fortini, Giovanni Monti, Antonio e Carlo Poli, Giacomo, Federico e Sebastiano Monti, Domenico e Antonio Davì, Vincenzo Zerbini, Domenico Grindati, che prendono posto a tavola. Mentre assistiamo alla loro conversazione, anche noi gustiamo gli stessi piatti dell’epoca: cacimperio con focaccia alla fratteggiana, caciottina di mucca con miele dei prati del fiume Scortico, cappellacci de zuche con il butìro, bondola di carne della Fratta, faraona arrosto con salsa alla Marengo, innaffiati dal Fior d’Arancio dei Colli Euganei.
Sul finire, dalla loggia irrompono i gendarmi intabarrati in neri mantelli che mettono in catene la nobildonna e i suoi ospiti, poi sottoposti a processo per alto tradimento e condannati al carcere duro dello Spielberg, mentre don Marco Fratini viene sconsacrato dal Patriarca di Venezia nella piccola cappella attigua alla sala. Il conte Oroboni  fu compagno di prigionia di Silvio Pellico che lo ricorda ne “Le mie prigioni”.
La rievocazione storica delle “giornate carbonare” è un’autentica attrazione che prevede vari momenti e l’impiego di decine di figuranti, tra cui una giovane ragazza nei panni di Lucetta, moglie di Francesco Badoero committente dell’omonima villa a Palladio nel 1554, che accompagna i turisti nella visita alla Villa, attualmente proprietà della Provincia di Rovigo.
Un giro sulla carrozza a cavallo fino alla piazza, dove veniamo sbalzati indietro di due secoli: è affollata infatti di giocolieri, carretti, contadini, borghesi, aristocratici, gendarmi austriaci che fanno le esercitazioni. Quando le guardie arrestano alcuni cittadini che sventolano dei volantini, la popolazione indignata inizia a lanciare ortaggi.
Sul muro di cinta della Villa Grimani Molin è murata una lapide: “Per avere soltanto agognato un’Italia libera, unita ed indipendente, i Carbonari di Fratta convocati a banchetto in questa villa l’11 novembre 1818, su ordine dell’occupante governo austriaco arrestati e condannati per alto tradimento, patirono lunghi anni di carcere duro nelle orrende fortezze dello Spielberg e di Lubiana”.
La memoria dei moti carbonari nella “Fratta austriaca” e la loro repressione sono anche  oggetto di un percorso storico-didattico lungo le dimore dei carbonari, per mantenere vivo il ricordo, come auspica il sindaco di Fratta.
In fondo alla piazza, lungo il canale si intravede l’abitazione di Giacomo Matteotti, altro illustre figlio di questa città oppositore del fascismo fino a denunciare nel 1924 in Parlamento i brogli elettorali. Rapito e ucciso il 10 giugno, il suo corpo venne ritrovato nella campagna romana il successivo 16 agosto.

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