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venerdì, 15 gennaio, 2016

L’Anno della “Misericordia”…

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Rainews 24, Natale, circa le 6 am: un servizio informa di una festa di matrimonio tra coloni ebrei: mitra in alto, immaginabili incitazioni alla violenza, e l’allucinante accoltellamento, forse ripetuto più volte, della foto del piccolo Ali, uno dei bambini palestinesi uccisi dagli israeliani. Una bella “festa”, Israele doc, quella dei coloni che occupano porzioni di terra al di là degli stessi confini del 1967, e dunque assolutamente illegittimi. Uno scempio, un atto bestiale, che ricorda quel passo di Spinoza che denuncia lo “zelo religioso” che avvolge l’atavico odio degli Ebrei contro i popoli ‘goym’. E ricorda la nascita di Gesù: crocifisso di nuovo, nel XXI secolo? Razzisti, luridi criminali, è l’unico attributo che queste canaglie meritano, gente che in barba a ogni legge e a ogni diritto umano ammazza bambini e continua a reiterare il suo assassinio, festeggiando gioiosa di morte. Sono gli stessi che aggrediscono l’ebreo giusto Ariel Toaff che scrive il suo Pasque di sangue, una decina di anni fa. Gli stessi che lanciano le campagne d’odio e di incarceramento contro i cosiddetti negazionisti. Gli stessi che minorenni italiani intervistati da una TV oggi mediaset, alla giornalista che chiedeva loro – ragazzi di 10 12 anni – cosa festeggiavano con la Pasqua, rispondevano, nel secolo ventunesimo o forse negli ultimi anni Novanta: celebriamo l’uccisione dei primogeniti egizii durante la fuga dall’Egitto. Pazzesco …
Poi sullo schermo TV scorrono i servizi su Natale, e qui e là i accenni fugaci sul Giubileo aperto dal papa nel nome della Misericordia. Misericordia con quelle bestie? La mia reazione istintiva è, confesso, “altro che Misericordia” … Mi fermo, e come è giusto, vado a leggere la Misericordiae Vultus dell’aprile scorso, base ‘ideologica’ dell’anno del Giubileo che finirà nel novembre 2016. 25 paragrafi ricchi di citazioni e di annotazioni preziose: la bolla di papa Francesco si baserebbe anche su un codice liturgico che risale a Papa Gelasio, VIII o IX secolo, forse di origine berbera. Il perché viene ricordato, sta forse nella sua ‘alterità’, ma la questione richiederebbe un approfondimento.
Leggo le citazioni, le parabole di riferimento e tutto quel che può servire a capire meglio , e qui la faccio breve: nella maggioranza dei casi si afferma che tutta la vita di Gesù è improntata alla misericordia, e cioè al perdono, “di ogni peccato”. A me non pare: le frustate nel Tempio non erano un perdono, ma il segnale di un disprezzo e l’affermazione di una alterità irriducibile nei confronti dei blasfemi che violavano incuranti la sacralità del luogo.
Tutto pare confondersi. Nella Misericordiae Vultus, la Bibbia appare dimezzata: non c’è il Libro di Ester, non c’è la Torre di Babele voluta da un popolo di Dio che rifiuta l’ “altro” fin dalla sua nascita storica, non c’è il Deuteronomio con l’usura si per i goym e no per il “prossimo” tribale, non c’è una lettura appropriata del “prossimo”: che non è solo o soltanto “anche il nemico”, ma è anche e prima ancora – a mò di statuto fondativo di certa religione ebraica – il “non ebreo”. E si cita la festa dell’Hellel, i cui Salmi di riferimento narrano però del popolo di Israele che fugge dall’Egitto e dunque riducono la misericordia da atto di bontà universale, a atto benefico solo per gli eletti geneticamente determinati in quanto figli di madre ebrea.
Epperò ecco che alcune citazioni diverse danno ragione al buon senso, e lì si trova un Dio che perdona i peccatori minori, ma punisce i “malvagi”. Finalmente. Ma allora … Allora mi aspetterei che Papa Francesco citasse in un suo prossimo discorso quell’episodio, e lo additasse come un esempio di malvagità nei cui confronti non puo’ esserci alcun perdono. Perché quella festa è stata una festa satanica, e satana – utilizzo il linguaggio religioso – non può essere certo perdonato, né i suoi seguaci dovrebbero sfuggire alla legge di Cesare. Ma temo che questo non accadrà mai: nella Misericordiae vultus il cosiddetto ‘legalismo’ è disprezzato, a danno del buon senso in politica interna – l’immigrazione senza regole – e estera – le violazioni senza fine delle risoluzioni ONU da parte di Israele. Così stanno le cose.
E inoltre, il discorso non corre solo sul filo della percentuale di citazioni giuste e di quelle parziali: c’è anche il problema della comunicazione mediatica, che Papa Francesco mostra di conoscere bene. Le dotte argomentazioni e articolazioni della bolla papale contano ben poco rispetto all’effetto mediatico di una parola, che stando allo Zanichelli vuol dire solo e semplicemente: “Sentimento che induce alla comprensione, alla pietà e al perdono verso chi soffre o chi sbaglia”
Dunque sembra non esserci scampo, è il disarmo delle coscienze cristiane. Per lungo tempo, non solo decenni e forse nemmeno solo per secoli, la Chiesa ha offerto ai cristiani immagini di loro stessi come obbligati a perdonare e a porgere l’altra guancia: perché mai il Giubileo della Misericordia non dovrebbe spingerli a non cogliere l’inaudita gravità di quanto successo nella festa di matrimonio di un gruppo di coloni israeliani, e ad abbassare la testa di fronte alla arroganza dei “fratelli maggiori”, nel giorno del Natale di “nostro signore Gesù Cristo”?

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