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giovedì, 14 gennaio, 2016

Metamateria: appuntamento a Roma

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La metamorfosi della materia, il suo trasformarsi da prodotto strettamente pratico e strumentale a forma dello spirito, dà il titolo a un percorso che intende analizzare il rapporto tra la scultura e l’industria attraverso le opere e la testimonianza diretta di cinque artisti contemporanei: Eugenio Carmi, Luigi Gheno, Beverly Pepper, Arnaldo Pomodoro e Sinisca.
La mostra “MetaMateria – da materia d’industria a materia d’arte” è promossa da Fintecna Spa, gruppo CDP, in collaborazione con Gmgprogettocultura, negli spazi dell’ “Auditorium Via Veneto” (via Vittorio Veneto, 89 – Roma) ed è visitabile gratuitamente dal 4 dicembre 2015 al 30 aprile 2016 su prenotazione.
Esposti materiali di recupero industriale plasmati in composizioni astratte, luoghi di sudore e di fatica come le fabbriche balzati al centro della sperimentazione artistica, l’operaio assurto a simbolo delle trasformazioni sociali e ambientali in un’Italia che negli anni del boom economico sta cambiando radicalmente il suo volto.
Un passaggio obbligato che nel periodo della ricostruzione vide transitare ogni specie d’artista, convinti tutti che la Pop-Art e quanto si poteva recuperare in termini di scarto fossero la via più diretta per produrre opere d’arte, aiutate e caratterizzate dall’omologazione delle cose naturalmente predisposte.
La globalizzazione avverrà dopo, figlia del nostro tempo, e con gli stessi prodromi fallimentari della prima. L’artista creativamente vive in proprio come pensiero ed ha bisogno della materia per concretizzare un’idea, sia con il pennello, quindi con i colori, che con i metalli con l’uso della fiamma ossidrica e dei bulloni per assemblare pezzi e costruire volumi in forma di stele o di aggregazioni orizzontali. Lo stesso bronzo materiale metallico composito, il cui recupero fuso è essenziale per una scultura antropomorfica totalmente incorruttibile.
Attraverso il contributo diretto dei cinque protagonisti già citati di una stagione culturale straordinaria, è stato documentato, ricomposto e recuperato in maniera corale, un fenomeno tutto italiano. Fintecna con questo nuovo polo espositivo si pone come custode dei valori della stagione dell’impresa pubblica negli anni ’50 e ’60, quando l’allora Istituto per la Ricostruzione Industriale (IRI) seppe riconoscere con assoluta lungimiranza la funzione inalienabile della cultura e dell’arte nella società del tempo. “I tempi sono maturi – annota il direttore generale Fintecna Riccardo Taddei – per riproporre questo modello: in questo preciso momento storico i beni culturali costituiscono non solo l’occasione per fare cultura d’impresa, ma soprattutto per puntare all’unica risorsa possibile per il nostro Paese”.
Oltre alle opere degli scultori vi sono anche accrescimenti che l’IRI nel tempo ha acquisito costituendo un grande patrimonio artistico, in parte ricomposto dopo il discioglimento dell’Istituto per la Ricostruzione Industriale. Vi figurano alle pareti una serie di dipinti di de Chirico ed altri, non ultimo un magnifico arazzo in lana di Capogrossi dalle inconfondibili chele nere, realizzato nelle officine tessili di Penne in Abruzzo.
Gli obelischi in acciaio inossidabili con “snervature” ottenute da passate rapide di smerigliatrice nella loro contenutezza svettano verso il cielo apotropaiche, totemicamente ammalianti. Pomodoro con le sue piccole ed inconfondibile geo-sfere centralmente deflagrate fronteggia un Mastroianni con una scultura tipica della civiltà meccanica, con ingranaggi e cremagliera in “movimento” per coniugare progresso e produttività.
L’esposizione era riservata soltanto ai dipendenti della Fintecna. Con questa edizione è stata aperta al grande pubblico con l’intento di renderla itinerante “portando le nostre opere all’esterno, consapevoli dell’alto valore della cultura in questa precisa congiuntura storica”.

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