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sabato, 26 dicembre, 2015

Una storia di oggi: “Generazione di precari”

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Una volta si viveva nella illusione e anche nella certezza che un buon treno di studi che permettesse l’accesso al fatale pezzo di carta, fosse la meta finale di ogni conquista sociale. Questo era l’imperativo categorico. Nel nome della famosa laurea da incorniciare e appendere al muro, trofeo che aveva soppiantato ben altri emblemi di status, si facevano e si chiedevano sacrifici in famiglia, in vista di quel traguardo che avrebbe permesso da una piattaforma privilegiata l’accesso al mondo del lavoro e del conseguente benessere. Era una situazione che implicava profondamente una ridda di valori, con alla testa il senso del dovere individuale e l’impegno finalizzato alle realizzazioni personali. La consapevolezza di questa importante tematica che serpeggia nella nostra società è alla base di una piacevole commedia di Toni Fornari, di scena al Teatro Golden: “Generazione di Precari” con la regia dell’autore e quattro attori motivati e ben coordinati Claudia Campagnola( Laura), Carlotta Proietti (Lina), Marco Morandi (Edoardo)e Matteo Vacca(Duccio) che reggono la scena che registra anche la partecipazione di Maurizio di Carmine. I quattro sono venuti a vestire i panni di quattro giovani ma non giovanissimi, accomunati dalla precarietà, che dai quattro angoli della società stanno cercando un appartamento in affitto da condividere per ripartire le spese. Laura è una pluri-laureata che insegue il posto fisso e nel contempo colleziona titoli e competenze, ancora suggestionata dal sogno che più titoli uguale più chance, Lina, precaria, che per un minimo di sopravvivenza si adatta a fare la chiromante, maga, ma è ingenua quanto basta persino per fidarsi di un vegano, poi Edoardo, pubblicitario in cerca di slogan, figlio segreto di qualcuno che conta, al quale ruba abitualmente preziose bottiglie d’Amarone d’annata, e Duccio, musicista che cerca nel pentagramma quella magica combinazione di tre note (ma forse quattro, o anche cinque) che hanno decretato l’esplosione mondiale del fenomeno Modugno e del suo Volare nel lontanissimo 1958 e che subito costruisce complicate dinamiche sentimentali con le due ragazze.
L’appartamento dista poche decine di metri dal carcere, ed è anche assai prossimo ad una piazza dove spesso accade di ascoltare comizi politici. Una situazione infestante con le sirene dei carabinieri, le transenne, i ragazzi della sicurezza, tutti insieme per proteggere le verbose parole dell’imbonitore di turno, il ministro del lavoro in carica, Maurizio Di Carmine, che sa giocare come un funambolo con termini come flessibilità, perché con la spending review ed altro ancora…
Ma quando si approssima inesorabile la fine del mese e bisogna mettere insieme la cifra della pigione, a poco servono gli eloqui disarmanti o le chiacchiere vaghe,ed allora?… Bisogna aguzzare l’ingegno e trovare una soluzione flessibile, magari contravvenendo alle proprie inclinazioni e ritrovandosi, chissà come, il ministro del lavoro, imballato nello scotch e con un fazzoletto ficcato in bocca. Quando i ragazzi si svegliano, devono prendere atto che Edoardo ha portato con sé dalla passeggiata serale il noto politico dalle promesse accattivanti, ora pronto ad essere utilizzato per un bel riscatto da richiedere allo Stato menzognero. Loro, per par conditio, si procurano le maschere di quattro politici dei vari schieramenti, e cercano di gestire l’insolita esperienza. Ma come difendersi dal vecchio lupo, abituato a manipolare, tanto più che, toltogli il bavaglio, gli hanno reso l’arma letale del suo parlare? La commedia ora si avvia verso la conclusione, amara quanto si vuole, ma temperata, come per tutta la durata dei suoi novanta minuti, da una piacevole vena comica, per le scelte di regia ( piacevole quella voce fuori campo che raccorda i momenti dello spettacolo, o l’utilizzo delle maschere con i politici più famosi), per i personaggi assolutamente credibili anche se, a loro modo estremi, per l’affiatamento degli attori e le musiche orecchiabili che la arricchiscono – c’è anche un bel tango ballato in scena -, scritte da Enrico Blatti.

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