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sabato, 19 dicembre, 2015

Una bisbetica libera ed elegante

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Il dilemma era tutto nella scelta una volta giunta al bivio che separa l’esser fanciulla dallo sbocciare in una ragazza. Ragazza, per giunta, piena di forza fisica e mentale e dal carattere deciso, costretta a confrontarsi con l’acqua cheta di una sorella di nome Bianca, tutta miele, incapace all’apparenza di dire no, ma in fondo una volpe matricolata, tutta un imbroglio, insomma. Ed è così che Caterina finisce per diventare la Bisbetica e la nomea del suo brutto carattere cavalca libera e selvaggia per tutte le città del nord Italia ,in quello scorcio del XVI° secolo, quando William Shakespeare, suo padre di penna ,scrisse la sua Bisbetica Domata, e l’ambientò a Padova. Sull’altro versante, si adombrava e poi prendeva consistenza il secondo tracciato: utilizzare la fama acquisita e, irrobustendola con lo stereotipo dell’eterno femminino, operare la grande trasformazione da puledrina riluttante a placida e docile cavallina, un mezzo per ottenere un marito disposto persino a soddisfare i suoi bisogni primari, di cibo, di sonno e di carezze, e forse di amore.
La pièce sul palco del teatro Quirino si chiama “Bisbetica”, tout court e il sottotitolo recita “La bisbetica domata di William Shakespeare messa alla prova”, una differenza non così lieve dallo shakespeariano “La bisbetica domata”, che in originale era poi “Come domare una bisbetica”. Ma questa è la Bisbetica di Nancy Brilli, tradotta e riadattata da Stefania Bertola e messa in scena da Cristina Pezzoli. Tre donne, tre cervelli per un personaggio solo. E la mano femminile si avverte. La si vede chiara nella scelta di attualizzare il linguaggio, arricchendolo di musiche e di riferimenti contemporanei, al cantante neo melodico, ad esempio, sull’accentuazione della tecnica del meta-teatro, creando due corsie parallele, da un lato, la trama con i personaggi shakespeariani che riportano i nomi e le caratteristiche degli originali, dall’altro gli attori che li interpretano e che vivono la contemporaneità, mentre Nancy Brulli, nella finzione scenica, essendo indisponibile il regista, assume il ruolo di capo-comica, o meglio di attrice di riferimento, di esperienza maggiore per la diversa età rispetto al resto della compagnia in un palcoscenico dove si prova con le difficoltà di mettere insieme un cast completo e nello stesso tempo fare i conti con il budget.
Le differenze non si limitano però a questo. Manca il personaggio di Sly che in Shakespeare aveva la funzione di prologo e Petruccio, ad esempio, che nell’originale era un ricco scapolo capitato a Padova, diventa un giovanotto senza scrupoli, che ha il fisico prestante di Matteo Cremon, un tipo volgarotto e violento, disposto ad impalmare la Bisbetica solo se allettato da una ricca dote. Una sorta di toy boy d’antàn che s’accontenta della donna più anziana per soddisfare le proprie necessità. Perché in fondo è questo uno dei moventi dell’opera con Caterine che cerca anch’essa il proprio status e il padre disposto a sacrifici per scrollarsi di dosso due ragazze da marito, e i vari Fulgenzio, Ortensio tutti e due in cerca di impalmare Bianca, la remissiva. ( la bella Breenda Lodigiani ). Lo spettacolo, divertente e ricco di colpi di scena, spesso in versi, è davvero delizioso e pieno di idee, arricchito com’è da interventi musicali di varia valenza, che vanno dal musical ( ci sono numerose citazioni dal celebre ”Kiss me Kate” di Cole Porter), al rap al neo melodico. Le musiche originali sono firmate da Alessandro Nidi, autore anche dell’arrangiamento di alcune canzoni cantate dal vivo dagli attori, che hanno consentito di apprezzare le qualità di Matteo Cremon alias Petruccio e quelle dell’esperta Anna Vinci che veste i panni della Vedova. La scena di Giacomo Andrico, costituita da enormi parallelepipedi molto duttili e funzionali, ottimi a trasformarsi in case o in terrazzi, con finestrelle, è di volta in volta arricchita da elementi di arredo che sottolineano i momenti dello spettacolo. Su questa scena si muove Nancy Brilli e la compagnia con i costumi di Nicoletta Ercole, realizzati dalla Sartoria Tirelli, che vivono anch’essi in bilico: sono contemporanei e richiamano l’epoca dell’ambientazione e sono soprattutto molto eleganti, oltre che funzionali.

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