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giovedì, 17 dicembre, 2015

Banca Etruria. Un vergognoso fallimento

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Natale. Tempo di feste, abbuffate e, ahimè, tante, troppe, ciance. Come quelle del governo sulla ripresa economica o, ancor peggio, sul salvataggio dei risparmiatori coinvolti dal recente crack di Banca Etruria e di altri consimili istituti di credito. Ciance, promesse, annunci trionfalistici che, in verità, nascondono la realtà di una malcelata connivenza e di generalizzata impotenza del potere politico nostrano, dinnanzi ai desiderata dei Poteri Forti dell’economia. Vedere turme di nostri concittadini costretti all’estrema ratio di una protesta oramai sterile, dopo esser stati depredati dei propri risparmi, vedere altrettante turme di nostri poveri concittadini sbattuti in mezzo ad una strada da un infame decreto di sblocco degli sfratti, vedere turme di nostri poveri concittadini, impoveriti da una crisi senza uscita, massacrati da un fiscalismo odioso e rapace, assillati da una precarietà istituzionalizzata e, pertanto, sempre più lontani dall’arrivare al fatidico traguardo del fine mese, beh, tutto questo fa male, colpisce diretto al cuore. Colpisce specialmente se, durante certe trasmissioni televisive, ti tocca ascoltare le oscene lamentazioni dei titolari di cooperative per l’assistenza agli stranieri, che campano di generosi sussidi pubblici, invece negati ai nostri connazionali, questi sì discriminati e ridotti in miseria. Il problema sta in una società tutta, oramai, impostata a misura di usura. Usura è un denaro emesso da banche private ed il cui costo di emissione vien fatto pagare ai cittadini. Usura è un circuito economico oramai imperniato quasi elusivamente sulla pura speculazione e non sulla produzione di beni reali o servizi. Usura è il liberal-liberismo, ovverosia, a chiacchiere permettere a ciascuno di far quel che vuole, in verità, permettere alle grandi concentrazioni economico finanziarie di poter farla da padrone sugli altri, senza più alcun freno o limite, anche se solamente di carattere formale, di sorta. Usura è anche, scendendo nel dettaglio, l’infame pratica del costante aumento dei prezzi al consumo. Oggidì, il voler cercare in qualche modo di vivere, è soggetto a tutta una serie di costi eccessivi che, sempre più, assumono la valenza di una vera e propria forma di usura, praticata sulle spalle dei cittadini consumatori. E dunque, non ci si deve meravigliare del caso di Banca Etruria, né credere alle ipocrite concioni dei vari salvatori della Patria o di chi, invece, dai comodi scranni di finte opposizioni urla allo scandalo. Finchè non si metterà mano all’infernale meccanismo usurocratico che strangola, isterilisce e depaupera senza pietà, intere comunità nazionali, nulla si potrà fare. Ed ancor più se, alla base della vita di uno Stato non vi sarà l’etica, intesa come esclusiva titolarità da parte di questo, di una prassi educativa di massa, nulla si potrà fare, se non lamentarci e leccarci le ferite. Certo, denunciare e segnalare lo schifo, si può e si deve, ma non può bastare. Proposte politiche dure e coraggiose, debbono farsi spazio in un’opinione pubblica, cloroformizzata da decenni di inveterato e stupido buonismo. Basta con liberismi e privatizzazioni d’accatto. Basta con i ricatti ed i veti di un’Europa parodistica. Basta con meccanismi finanziari, dalla natura spiccatamente usuraia. Forse sembrerà scontato ma, casa, lavoro, salute e benessere sono diritti e non optionals graziosamente concessi dalla carogna capitalista ed usuraia. La nostra battaglia non sia solo per modificare certi meccanismi o per conferire una parvenza etica ad un andazzo di per sé viziato da un difetto d’origine. La nostra battaglia sia, una volta per tutte, per il diritto alla vita, intesa come qualità, potenza, libera estrinsecazione di infinite possibilità creative che, invece, il modello oggidì imposto dalla carogna apolide, capitalista ed usuraia, vorrebbe definitivamente schiacciare, nel nome di un mondo dominato dal grigiore e dall’omologazione.

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